In Sicilia cresce il precariato e la disoccupazione

Dalla Cgil proposte precise al governo regionale per dare una speranza ai giovani siciliani

21 ottobre 2011

Gli occupati a tempo pieno nell’ultimo anno sono diminuiti del 2,9% mentre quelli a tempo determinato sono aumentati del 4,1%. Tra il 2009 e il 2010, inoltre, la perdita dell'occupazione risulta concentrata nella fascia di età sotto i 35 anni. Due dati che, secondo la Cgil, "confermano la crescita del precariato tra i giovani siciliani, oltre che della disoccupazione che tra i 15 e i 34 anni si attesta al 41,3% (2010) contro una media nazionale del 27,8%, superando in alcune province il 50%". E crescono, secondo quanto rende noto il sindacato, anche i Neet (coloro che non studiano, non lavorano, né seguono percorsi di formazione), che nel 2009 erano già una percentuale del 35,5% contro il dato nazionale del 24,5%.

Sono stati questi gli argomenti al centro di una conferenza stampa, ieri a Palermo, durante la quale è stata presentata la campagna del sindacato contro il precariato e per il rilancio dell'occupazione giovanile. Presentato anche il disegno di legge di iniziativa popolare "contro gli stage-truffa e per dare diritti e tutele a migliaia di stagisti" (nel 2009 in Sicilia erano 17.460 mila e di questi, al termine del periodo, ha avuto un occupazione solo il 7%), proposto dai giovani della Cgil e in calce al quale da ieri e per i prossimi tre mesi si raccoglieranno le firme. "Il punto – ha detto la segretaria della Cgil Sicilia, Mariella Maggioè sbloccare la situazione con interventi che diano un segnale positivo ai giovani". "La Regione ha varato – ha aggiunto – il credito di imposta per le imprese che investono su qualità e innovazione, provvedimento che condividiamo, pensi ora a destinare la parte restante dell’avanzo finanziario a un credito di imposta destinato alle aziende che creano occupazione a tempo indeterminato".
Critica la Cgil sul fronte delle politiche della Regione per l'occupazione giovanile. Il sindacato parla di "frantumazione della spesa e della necessità di una sua riqualificazione". C'è poi la proposta sugli stage, "uno strumento utile per l’ingresso al mondo del lavoro – ha rilevato Andrea Gattuso, responsabile per le politiche giovanili – se ricondotto alla sua funzione originaria e sottratto alle vere e proprie truffe che si consumano nel momento in cui lo stage diventa per il datore di lavoro un modo per usufruire di una prestazione senza costi non lasciando allo stagista niente in mano, sia sotto il profilo dell’esperienza che sotto quello economico". Con il ddl si chiede alla Regione un investimento di 10 milioni annui per garantire incentivi alle imprese che si impegnano ad assumere a tempo indeterminato e per assicurare agli stagisti un rimborso spese di almeno 400 euro mensili. La proposta di legge include anche la certificazione delle competenze acquisite, l’obbligo di comunicazione entro 5 giorni dell’avvio di ogni stage, il monitoraggio dei tirocini che porti anche a sanzioni per chi non rispetta la normativa. La Cgil chiede inoltre progetti formativi concreti, durata certa dei tirocini e che agli stagisti sia riservato pari trattamento dei dipendenti dell’azienda che li ospita in relazione a servizi di mensa, buoni pasto, trasporti, alloggio, assicurazione.

In tema di precariato, inoltre, la Cgil lancia una iniziativa su tutto il territorio nazionale con proposte che vanno dalla riduzione di contratti atipici all’estensione ai precari dell’indennità di disoccupazione. "Nell’ultimo confronto con il Governo Lombardo – ha sottolineato Maggio – abbiamo chiesto interventi per invertire una tendenza che vede il lavoro diventare ogni giorno di più fattore di esclusione sociale, il precariato diventare anche precarietà esistenziale, in un contesto di crisi in cui neppure la famiglia riesce più a svolgere quel ruolo di ammortizzatore sociale che ha avuto in altri momenti. La nostra battaglia nazionale – ha aggiunto – continua e includo l’iniziativa che continueremo a portare avanti per la stabilizzazione dei precari della scuola, dell’università, della ricerca, della pubblica amministrazione. Ma visto il quadro generale – ha proseguito – la regione deve darsi da fare. Si cominci dunque col credito di imposta – ha concluso – e si vari subito un piano per il lavoro che punti a sviluppare le vocazioni territoriali e le 'produzioni' e i settori non delocalizzabili, investendo su di esso le risorse liberate eliminando spese superflue, sprechi e privilegi". [Informazioni tratte da €conomiaSicilia.com - Italpress]

 

 

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21 ottobre 2011

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