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In Sicilia disoccupazione record

Ancora una volta è dell'Isola la percentuale più alta in Italia: Agrigento l'ultima provincia, Palermo al terzultimo posto

05 aprile 2011

La fotografia fatta dall'Istat sulla disoccupazione nel 2010 mostra una Sicilia sempre più in crisi e con territori quasi depressi, che raggiungono primati poco lusinghieri. L'Isola, in base ai dati statistici, si conferma maglia nera in Italia, con un tasso di disoccupazione del 14,7%, ben 6,3 punti in più della media nazionale (8,4 per cento). Rispetto all'anno precedente il numero dei disoccupati cresce dello 0,8%: dal 13,9 al 14,7%. Dietro si piazzano la Sardegna (14,1%), la Campania (14%) e la Puglia (13,5%).

La provincia più "disoccupata" dell'intero Paese è quella di Agrigento, dove il tasso raggiunge quota 19,2%, lo 0,1 in più della provincia di Carbonia-Iglesias in Sardegna. Male anche la provincia di Palermo, con un indice di disoccupazione del 18,7% (il terzo in Italia), il più alto tra i territori che fanno riferimento a città metropolitane. Palermo e Agrigento possono vantare altri due primati negativi. La provincia del capoluogo isolano è quella che offre meno spazi lavorativi alle donne: il tasso di disoccupazione femminile è pari al 23,4 per cento (3,7 per cento il dato medio italiano). Seguono le provincia di Carbonia-Iglesias (21,5 per cento), Napoli (20,2 per cento), Agrigento (18,5 per cento) e Brindisi (18,4 per cento).
Per i maschi la provincia dove è più complicato trovare un lavoro è quella di Agrigento, dove il tasso dei disoccupati è pari al 19,6 per cento: dietro ci sono Carbonia con il 17,7 per cento e Ogliastra, sempre in Sardegna, con il 17 per cento.

In termini di disoccupazione la situazione in Sicilia, secondo l'Istat, è questa: Agrigento 19,2 per cento; Palermo 18,7 per cento; Enna 16,7 per cento; Caltanissetta 16,5 per cento; Messina 13,5 per cento; Trapani 13 per cento; Catania 12 per cento; Siracusa 10,5 per cento e Ragusa 9,1 per cento.
Il 2010 si è chiuso, tuttavia, meglio di come era cominciato. Il primo trimestre, infatti, aveva fatto segnare un tasso di disoccupazione del 15,8 per cento, un dato che riportava la Sicilia indietro di cinque anni. Già nel secondo trimestre, l'Istat aveva rilevato una lieve ripresa col tasso in calo dello 0,7 per cento. Ma è nel terzo trimestre che la performance è stata più marcata, con un indice che si era attestato sul 13,3 per cento, quindi un nuovo sbalzo di 1,3 punti, col dato finale che si ferma a quota 14,7 per cento.

Edilizia, persi 16.000 posti - Le imprese edili palermitane hanno perso nell'arco dell'ultimo biennio il 30% del proprio fatturato e il 15-20% dell'occupazione. Nel 2009 le gare d'appalto espletate sono state 273 per un importo di 404.065.778. Nel 2010 invece le gare sono state 266 (con una diminuzione del 2,56% rispetto all'anno precedente) per un importo di 200.177.187 registrando un -50,46%.
"La crisi economica degli ultimi anni ha messo in ginocchio il comparto edile e l'assenza di figure politiche capaci e attive ha portato a una mancata programmazione a livello regionale, provinciale e comunale, con il risultato che non arrivano investimenti in lavori pubblici e si registra il blocco dell'investimento nel mercato privato". Queste le parole del presidente di Ance Palermo, Giuseppe Di Giovanna. "Secondo gli ultimi dati disponibili - ha detto Di Giovanna - l'occupazione nel settore edile è in caduta libera. Si parla di oltre 16.000 posti di lavoro persi nel 2009 in tutta la Sicilia, oltre 200 imprese chiuse nell'ultimo anno e un incremento della cassa integrazione che, come non mai, oggi funge da ammortizzatore sociale. Il tasso di disoccupazione nell'isola nel 2009 è pari al 13,9% e ben il 10,6% nell'edilizia e ancora il 5,1% di questo riguarda la disoccupazione giovanile".
Per l'Ance Palermo "questo scenario diventa il terreno più fertile per il proliferare di condizioni di illegalità nelle quali trova spazio il lavoro nero che, a sua volta, va a braccetto con la carenza nel rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro". Con la crisi economica, dunque, aumenta anche il rischio del lavoro nero. In Sicilia, secondo gli ultimi controlli effettuati, su 2.760 aziende ispezionate, 1.500, cioè il 54%, sono risultate non in regola e su 7.782 lavoratori oggetto di verifica, 1.278 sono risultati lavoratori in nero e 935 irregolari. 1.895 complessivamente le violazioni in materia di salute e sicurezza.

Imprese, crisi ancora forte in Sicilia: nel mese di gennaio saldo negativo - Quella di gennaio è stata una vera e propria gelata per le imprese siciliane. L'Unioncamere ha registrato un saldo negativo del 5,2% rispetto allo stesso mese del 2010. Hanno chiuso i battenti 3.415 aziende, contro 1.915 nascite, con un saldo negativo di 1.500. Il dato è in controtendenza rispetto all’ultimo trimestre del 2010, quando fu registrato un incremento dell’1%. Soffrono soprattutto gli artigiani. Complessivamente le imprese iscritte ai registri delle Camere di commercio siciliane risultano essere 467.652 al 31 dicembre 2010. "L'andamento della nati-mortalità delle imprese isolane è in linea - afferma lo studio - con il trend nazionale in crescita dell'1,2% rispetto all'anno precedente (+72.530 unità). A livello provinciale l'unica a perdere terreno è stata Agrigento che chiude la classica nazionale della nati-mortalità delle imprese con un -0,71%". Saldo negativo, invece, per le imprese artigiane dell'Isola che chiudono l'anno con un -0,33% determinato da 5.101 iscrizioni e 5.385 cessazioni (il saldo è -284).

 

 

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05 aprile 2011
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