In Sicilia la crisi picchia troppo duro

In sei anni spariti 100 mila posti di lavoro mentre le imprese affondano nel baratro

31 gennaio 2013

E' allarme occupazione in Sicilia, dove in un anno sono andati in fumo oltre 30mila posti di lavoro e il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 18,4%, quatto punti in più del 2011, vero record negativo degli ultimi nove anni.
Il prodotto interno lordo della Sicilia è diminuito l'anno scorso del 3%, contro una flessione di poco superiore al 2% a livello nazionale. Previsto un -1.4% nel 2013. Nell'arco del quinquennio 2008-2012 l'economia siciliana sarebbe dunque regredita a un tasso cumulato del 10% (-6,5% circa l'arretramento del Pil nazionale).
Sono solo alcuni dei dati estratti del 38/mo Report Sicilia, l'analisi previsionale sull'economia dell'Isola riguardo al secondo semestre 2012 e alle previsioni 2013 realizzati da Diste consulting per Fondazione Curella, presentato all'Università di Palermo alla presenza di Pietro Busetta, del presidente di Diste Alessandro La Monica, del preside di Economia Fabio Mazzola e dell'assessore regionale all'Economia Luca Bianchi.

Ritornando al dato sull’occupazione, se si confronta il consuntivo 2012 con quello del 2006, in cui l'occupazione raggiunse il massimo storico di oltre 1,5 milioni, sono scomparsi oltre 100 mila posti di lavoro. Contestualmente il tasso di disoccupazione è aumentato a dismisura toccando il 18,4% (4 punti in più del 2011), il livello più alto degli ultimi 9 anni.
"Dal 2008 - ha affermato Pietro Busetta - abbiamo perso 100 mila posti di lavoro, come se avessero chiuso 25 stabilimenti Fiat di Termini Imerese. Nonostante ciò, nei programmi dei candidati a presidente del consiglio il Mezzogiorno è scomparso. Siamo davanti ad un vero e proprio dramma occupazionale, che investe soprattutto i giovani, il 50% dei quali è disoccupato".
Sulle cause Busetta analizza alcuni aspetti: "Manca nell'Isola un'industria manifatturiera e le potenzialità del turismo non sono ancora sfruttate. Siamo davanti ad una realtà a sviluppo limitato". L'emorragia occupazionale ha riguardato soprattutto il settore delle costruzioni con una riduzione del 10,8%. "Nell'industria in senso stretto - si legge nel Report - la smobilitazione di occupati in atto da anni si è analogamente irrobustita, denunciando una caduta del 6,3% sul terzo trimestre del 2011". Non va meglio nel settore agricolo dove, purtroppo, si è capovolto il trend positivo con la rimozione del 2 per cento degli addetti e nel ramo dei servizi, dove si registra una flessione media dello 0,9 per cento. Unico elemento positivo è l'andamento delle esportazioni.

Come conseguenza della discesa occupazionale i consumi delle famiglie residenti segnano -4,1%. E l’intera Regione soffre da più punti di vista: per gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto la flessione è del 12,8%; per edilizia e opere pubbliche -9,4%. Secondo l'assessore Bianchi, "siamo nel picco di una recessione che è stata lunga, troppo per regioni in difficoltà come la Sicilia. Da qui al 2015 abbiamo circa 7 miliardi di euro da spendere, questa è la sfida per ricostruire la crescita".

Solo pochi giorni fa il presidente di Confcommercio Palermo, Roberto Helg, aveva lanciato il suo allarme: "A Palermo il 70 per cento delle imprese giovanili, femminili e di immigrati nate nel 2011 hanno chiuso nel 2012. Le cause sono da ricondurre alla politica del governo che ha distrutto definitivamente le imprese e le ha messe in liquidazione".
Vanno giù anche le imprese artigiane. "In Sicilia nel 2012, fra le imprese artigiane che hanno aperto e quelle che hanno chiuso, si registra un saldo negativo di 1.064 unità: vi sono state, infatti, 5.131 iscrizioni alle Camere di Commercio dell'isola e 6.195 cessazioni. È evidente che l'economia siciliana continua ad attraversare una crisi profonda, rispetto alla quale servono misure forti ed efficaci che non possono più essere rinviate". Lo dice Mario Filippello, segretario regionale della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa), commentando i dati elaborati dalla Cna: in totale le imprese artigiane registrate nel 2012 in Sicilia sono 82.388, e di queste 81.205 sono attive.

"Serve un piano straordinario per il lavoro - prosegue Filippello - un deciso sostegno alle imprese nell'accesso al credito, un piano per il sostegno dell'occupazione, il pagamento immediato dei debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese, un piano di riduzione delle tasse".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Corriere del Mezzogiorno]

- Crisi nera a Palermo (Guidasicilia.it, 29/01/13)

- "La Sicilia è in recessione" (Guidasicilia.it, 26/01/13)

 

 

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31 gennaio 2013

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