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In Sicilia non c'è un solo carcere in regola

Salvo Fleres, garante regionale dei diritti dei detenuti, lancia l'ennesimo allarme: "Situazione drammatica, sovraffollamento, suicidi"

16 dicembre 2011

Sovraffollamento, suicidi, atti di autolesionismo, strutture vecchie, assistenza sanitaria non all'altezza. "Non c'è un solo carcere in Sicilia che sia in regola, la situazione è drammatica", denuncia Salvo Fleres, garante regionale dei diritti dei detenuti. "A fronte di 4500 posti disponibili in base al regolamento, i detenuti sono circa 7800", ha spiegato in un'intervista all'Italpress. "Personalmente ho fatto una serie di esposti all'Autorità giudiziaria, l'ultimo l'altro ieri che riguarda il carcere di Piazza Lanza a Catania, dove l'affollamento ha raggiunto livelli impressionanti: ci sono ad esempio detenuti costretti a dormire con dei materassi sui tavoli". Fleres la definisce "una situazione inaudita e inaccettabile", che alcuni non riescono a sopportare.

Da qui il sempre crescente numero di suicidi (specie in estate): nel 2011 sono cinque - secondo i dati dell'Osservatorio delle morti in carcere - i casi accertati nell'isola (61 in Italia, dal 2000 a oggi sono ben 687); l'ultimo in ordine di tempo a togliersi la vita è stato Mohamed Nahiri, 35enne tunisino, impiccatosi il 9 ottobre scorso alle sbarre del bagno della sua cella del carcere "Pagliarelli" di Palermo con un lenzuolo (LEGGI). "Mi sono costituito parte civile in ogni caso di suicidio avvenuto nella nostra regione", ha sottolineato Fleres. "Del resto il detenuto è interamente affidato allo Stato, se si suicida vuol dire che lo Stato l'ha custodito male, è una sua responsabilità. E poi in alcuni di questi casi parlare di suicidio è edulcorazione di altro tipo di fenomeno di cui, essendoci indagini in corso, non è possibile parlare".
E, purtroppo, non finisce qui. La Sicilia resta l'unica regione d'Italia a non aver recepito il decreto datato 2008 sulla sanità penitenziaria. "Sembra un problema di scarsa entità, ma - spiega ancora il senatore di Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud - il fatto che la sanità in Sicilia continui a essere gestita dal ministero della Giustizia e non, come avviene nel resto del Paese, dal servizio sanitario nazionale crea notevoli disagi ai detenuti. Alcuni di loro hanno bisogno di farmaci costosissimi ma non ricevono assistenza perché non ci sono le risorse e i tempi del ministero sono decisamente più lunghi". Cosa fare allora? Fleres chiama in causa la politica e sostiene che "bisogna depenalizzare i reati di minore allarme sociale, dare gli arresti domiciliari per reati che comportino una pena inferiore ai tre anni e accorciare le fasi istruttorie dei processi: su 90.000 accessi l'anno in carcere, 22.000 durano meno di tre giorni. Anche questo - conclude - è un dato su cui riflettere". [Informazioni tratte da Corriere del Mezzogiorno - Italpress]

AL VIA IL PIANO SVUOTA-CARCERI
di Liana Milella (Repubblica, 16 dicembre 2011)

Luci accese in via Arenula, nella grande stanza del Guardasigilli Paola Severino, fino a notte fonda. Sul suo tavolo due pacchi di fogli, il primo decreto e il primo disegno di legge che porteranno il suo nome, lei prima donna ministro della Giustizia. Misure importanti, sulle carceri che ribollono perché dentro ci sono 68.050 detenuti. Un record. Interventi destinati sicuramente a far discutere e che oggi saranno assunti dal consiglio dei ministri. Che il premier Mario Monti ha già illustrato a Napolitano nelle sue linee guida.
Appuntamento a mezzogiorno a palazzo Chigi. Lì, per decreto, e d'accordo con la collega dell'Interno Annamaria Cancellieri, si decideranno due passi delicati. Il primo: trattenere nelle camere di sicurezza degli uffici di polizia, anziché mandarli in cella, gli arrestati che devono affrontare un processo per direttissima. Il secondo: ampliare da 12 a 18 mesi la norma Alfano che manda ai domiciliari chi ha da scontare ancora un anno di carcere per reati non gravi. Numeri forti, 21-22mila detenuti in meno nel primo caso, dai 3.300 ai 3.600 per il secondo. Con un risparmio economico che, per quella che un anno fa fu battezzata come la "svuota carceri" (3.965 messi fuori in 12 mesi), sarà di 375mila euro al giorno.

Ma è quello delle camere di sicurezza - che saranno ribattezzati con un nuovo nome - il punto su cui si riflette più a lungo. Sono tantissimi quelli che restano in cella per pochi giorni, dagli autori di uno scippo agli spacciatori agli autori di piccoli reati, ma fanno schizzare in alto il numero complessivo dei carcerati. L'intervento è sensibile, lo sa bene la Severino che per due volte ha incontrato la Cancellieri, con i tecnici della Giustizia che hanno discusso con quelli del Viminale. Ancora stanotte se n'è disquisito a lungo. Le camere di sicurezza in Italia hanno una cattiva storia, anche se non certo inferiore a quella di penitenziari dove quest'anno i suicidi sono già arrivati a quota 60. Da una parte e dall'altra sono morti Cucchi e Uva. Tuttavia Severino e Cancellieri hanno deciso di andarci caute e oggi spiegheranno che le garanzie saranno di massimo livello, sia sulle strutture da utilizzare, non tutte quelle esistenti ma solo quelle adeguate, sia sui controlli da parte dei magistrati. Alla Severino si riesce a strappare a sera solo una battuta: "Il mio obiettivo è mettere uno stop alle cosiddette 'porte girevoli'". Che, in gergo carcerario, indicano quel via vai di detenuti che restano una manciata di ore in galera. Sarà, alla fine, lo slogan della giornata.

Dal decreto al ddl. Con l'ipotesi pensata nelle stanze del ministro che, "se in Parlamento ci dovesse essere un'ampia condivisione", alcuni punti del ddl potrebbero fare il salto nel decreto. Depenalizzazioni, con una delega al governo, e ancora interventi svuota carceri. Come la cosiddetta "messa in prova", misura che l'ex Guardasigilli Angelino Alfano aveva tentato di far passare, ben sperimentata per i minori, per cui al posto del carcere, chi finisce nelle maglie della giustizia e rischia una condanna fino a tre o quattro anni, paga il conto svolgendo un lavoro socialmente utile. Se ne stanno studiando nei dettagli tempi e modi rispetto al processo. Ancora: la reclusione domiciliare, misura che sta molto a cuore alla Severino, per cui l'arresto in casa diventa una pena autonoma e non alternativa, che verrà decisa dal giudice al pari del carcere. "Messa in prova" e reclusione domiciliare potrebbero pure finire nel decreto. Non basta. Un'altra norma cara ai giuristi, in giuridichese definita "esclusione della procedibilità nei casi di tenuità del fatto": se rubi una mela, sei un bambino, un uomo affamato, un anziano, il processo non si fa per niente perché il fatto, per la sua pochezza, non lo merita. E ancora: la sospensione del procedimento per gli irreperibili, misura più volte sollecitata dall'Anm.
Per chiudere due interventi, anche questi molto curati dalla Guardasigilli. Nel regolamento carcerario diventerà obbligatoria, con un decreto del Colle (Dpr), una carta dei diritti scritta in tutte le lingue da consegnare al detenuto al momento del suo ingresso in cella. Poi un pacchetto sul civile tra cui nuove norme per comporre le crisi per consumatori super indebitati che hanno perso qualsiasi possibilità di accesso al credito.
Una manovra ampia, la prima del dopo Berlusconi. Alla vigilia della visita di domenica di Papa Ratzinger a Rebibbia, dove celebrerà una messa per i detenuti, presente la Severino. Per certo più d'uno chiederà l'amnistia ma su questo il Guardasigilli non ha lasciato spazi, anche nella sua prima visita a Bruxelles: "È un passo che spetta al Parlamento".

 

 

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16 dicembre 2011
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