In vacanza ''procreativa''

Il numero delle coppie italiane infertili che vanno all'estero per sottoporsi alla ''fecondazione assistita'' si è quadruplicato

02 dicembre 2006

Fra le tante scelte del panorama ''turistico'' internazionale ne esiste una modalità - e già da un bel po' di tempo - che viene chiamato ''turismo procreativo''. La maggior parte di noi ne è venuto a conoscenza nell'estate del 2005, l'estate in cui siamo stati chiamati alle urne per un importante consultazione referendaria: quella sulla modifica della Legge 40, relativa alle ''norme in materia di procreazione medicalmente assistita'' (leggi).
Senza utilizzare giri di parole, il ''turismo procreativo'' consiste in veri e propri ''pacchetti vacanza'' che prevedono per le coppie la sosta all'ospedale dove la donna verrà sottoposta alla fecondazione artificiale, il periodo di convelescenza e qualche giro turistico del Paese dove si è scelto di andare, vitto e alloggio può essere incluso.

Sappiamo tutti come andò a finire il referendum del 12 e 13 giugno 2005. Vinse il NO per buona pace di chi sperava, almeno, nell'apertura di un dialogo su di una questione fondamentale per la progressione civile di un Paese civile. L'Italia e gli italiani preferirono rimanere un passo indietro rispetto a tanti Paesi, nei quali chi votò SI in quella consultazione (ma pensiamo anche molti di quelli che votarono NO) è costretta a recarsi affinché possano realizzare azioni inerenti solo ed esclusivamente alla propria volontà, come quella di avere un figlio.
Quindi, il ''turismo procreativo'' è continuato ed è aumentato. Chi decide di intraprendere questa ''vacanza'' tanto impegnativa e cruciale, va soprattutto in Spagna, perché lì ci sono strutture organizzate con tanto di interpreti al servizio dei pazienti, medici italiani o bilingue. Oppure scelgono il Belgio o la Svizzera.
Il dato certo è che negli ultimi tre anni i viaggi delle coppie italiane infertili all'estero in cerca di un bambino ''in provetta'' si sono quadruplicati, passando da 1.066 a 4.173. Questi i dati presentati a Roma nei giorni scorsi, dall'Osservatorio sul turismo procreativo, che hanno confrontato la situazione precedente all'approvazione della Legge 40 e quella attuale.

Nei 27 centri di 10 Paesi considerati nell'indagine si è rilevato ''un aumento significativo della presenza di italiani'', ha affermato Andrea Borini, presidente dell'Osservatorio e dei Cecos (Centro Studi e Conservazione Ovociti e Sperma Umani) italiani.
La Spagna, come detto, è la meta più ambita: ai centri spagnoli che si rivolgono ormai oltre 1.300 coppie italiane infertili, incoraggiate da una rete di servizi sempre più efficiente, completa di interpreti e di medici che parlano italiano, e attratte dalla legislazione, che ammette la donazione di ovociti e spermatozoi e alla possibilità di praticare la diagnosi genetica pre-impianto. Numerose anche le coppie che vanno in Belgio (775) e in Svizzera (740). Gli alti costi e le difficoltà linguistiche ostacolano, invece, il turismo procreativo verso la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. In aumento anche l'affluenza di coppie italiani verso Austria e Repubblica Ceca, Slovenia e Grecia.

Stando ai dati, l'Italia ne esce sempre nella solita maniera, ossia come il ''Paese dalla doppia morale'', il Paese abitato da persone con (tanti) ''vizi privati'' e (poche) ''pubbliche virtù''.
In quell'estate del 2005 chi avrebbe voluto una legislazione differente da quella attualmente in vigore, che legifera su questioni fin troppo delicate e personali affinché queste vengano decise dalla politica, non è riuscito a contrastare la Chiesa e il conservatorismo che invece ha convinto gran parte della popolazione, entrata nelle urne a segnare il ''NO'', credendo, forse, di salvaguardarsi l'anima, ma che adesso vola all'estero per riuscire ad avere quello che il proprio Paese gli vieta. Come se varcando il confine nazionale il ''peccato'' non venga commesso.
Quindi, si è votato ''NO'' al referendum ma si è andati ad incrementare il numero dei ''turisti della procreazione'', per quello che è, non bisogna dimenticarlo, un business colossale.

La situazione nel dettaglio:
SPAGNA - E' la meta preferita dalle coppie italiane, aumentate da 60 a 1.365 in tre anni; nei 7 centri spagnoli di riferimento considerati nell'indagine gli italiani rappresentano fra il 10% e il 50% dei pazienti. Il fenomeno è in deciso aumento, anche grazie all'ottima organizzazione spagnola al servizio del turismo procreativo, con tanto di interpreti al servizio dei pazienti, medici italiani o bilingue. Ad attrarre, secondo l'indagine, sono anche le ampie possibilità previste dalla legge spagnola. Tra queste, la diagnosi pre-impianto e la selezione del sesso del nascituro (quest'ultima, però, consentita solo nel caso di malattie legate ai cromosomi sessuali). Una delle tecniche più richieste dalle coppie italiane è la donazione di ovociti, che prevede un rimborso per le donatrici (spesso studentesse o comunque donne molto giovani) compreso fra 2.000 e 3.000 euro. In Spagna c'è infatti un fiorente mercato di gameti.

BELGIO - Ogni anno almeno 775 italiani si rivolgono al Belgio per la fecondazione artificiale e Bruxelles si conferma tra le principali mete in Europa. Ad attrarre è soprattutto la Free University, il maggiore centro europeo specializzato, con 3.500 cicli l'anno. Qui dopo la legge 40 le coppie italiane sono raddoppiate (dal 5 all'11% del totale dei pazienti). La diagnosi pre-impianto è la tecnica più richiesta.

SVIZZERA - Alta (almeno 740 coppie) la presenza delle coppie italiane (molte provenienti dalla Lombardia) soprattutto a Lugano. Ad attirare le coppie è la possibilità di congelare gli embrioni, mentre è vietata la donazione di ovuli e la diagnosi pre-impianto è permessa solo sul globulo polare, il corpuscolo che viene espulso dall'ovocita appena fecondato.

GRAN BRETAGNA - Alti costi e difficoltà linguistiche sono un deterrente per la coppie italiane, che si rivolgono soprattutto a centri con medici che parlano italiano. Nonostante ciò il numero delle coppie italiane è quadruplicato, passando da 25 a 100, concentrate essenzialmente a Londra. Tra le tecniche più richieste dai pazienti, la diagnosi genetica pre-impianto.

STATI UNITI - Come la Gran Bretagna, sono un riferimento solo per chi ha elevate possibilità economiche e conosce la lingua. Le coppie italiane si rivolgono soprattutto alla Cornell University di New York, American Fertility Services e università di Harvard. Ma solo in quest'ultima il numero delle coppie italiane è aumentato, passando dallo 0,5-1% all'1-2% del totale.

AUSTRIA E REPUBBLICA CECA - L'affluenza di italiani è aumentata sensibilmente, passando da 22 a 500 coppie.

SLOVENIA - Serve soprattutto l'area di Trieste. A Lubiana, dopo la legge 40, gli italiani sono diventati il 10% dei pazienti.

GRECIA - le coppie italiane si concentrano a Salonicco e sono attualmente il 12-15% del totale dei pazienti.

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02 dicembre 2006

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