Incommensurabile vergogna

Sulla rissa tra medici nella sala parto del Policlinico di Messina: cinque gli indagati. Il ministro Fazio chiede scusa

30 agosto 2010

Quanto successo giovedì scorso al Policlinico di Messina è a dir poco vergognoso: due ginecologi si sono picchiati in sala parto mentre una donna di 30 anni, Laura Salpietro, era in attesa di partorire il suo primo figlio!
Il marito della paziente, Matteo Molonia, 37enne messinese, ha presentato una denuncia ai carabinieri, perché la moglie e il bambino hanno riportato delle complicazioni durante l'episodio, e la Procura ha subito aperto un'inchiesta.
"Siamo molto rammaricati per quanto avvenuto'', ha affermato Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico di Messina. "Ho sospeso i due medici dall'attività ambulatoriale. Ho inviato una lettera alla direzione sanitaria per comunicare la sospensione dei due medici che torneranno a lavorare solo quando la stessa direzione lo riterrà opportuno".
Il marito della puerpera, però, contesta le affermazioni dell'ospedale secondo cui la lite non c'entrerebbe con l'aggravarsi delle condizioni della moglie. "I medici dicono che è avvenuto tutto per cause naturali - ha spiegato Matteo Molonia - ma il tracciato era perfetto e prima della lite mia moglie stava bene". "Mia moglie è stata ricoverata mercoledì, stava bene e il tracciato era perfetto. E' entrata in sala parto alle 7.20 di giovedì e 10 minuti dopo i medici hanno iniziato la manipolazione. Poi i due dottori, uno il ginecolo di mia moglie e l'altro un medico dell'ospedale, sono arrivati a una colluttazione. Prima il diverbio era solo verbale poi sono arrivati alle mani". "La lite - ha spiegato ancora  il marito - è scoppiata a causa di divergenze su come operare. Sembrerebbe che il medico di mia moglie volesse fare il cesareo mentre l'equipe di turno volesse optare per il parto naturale". "Alle 9.10 - ha raccontato ancora Molonia - mia moglie è uscita dalla sala operatoria e mio figlio aveva già avuto un primo arresto cardiaco. Poi ne ha avuto un altro e così è stato sedato e messo in coma farmacologico. Mia moglie invece alle 10.30 è entrata di nuovo in sala operatoria a causa di una emorragia e le hanno asportato l'utero. Io ho subito chiamato i carabinieri e ho presentato denuncia per lesioni aggravate".
Fortunatamente, già all'indomani, le condizioni della mamma e del figlioletto sono migliorate. La donna è uscita dalla prognosi riservata e nei prossimi giorni sarà dimessa. Il piccolo, a cui hanno dato il nome Antonio, invece, è ricoverato ancora in terapia intensiva ma 'respira autonomamente'.

Intanto i due medici sono stati sospesi dall'attività ambulatoriale. L'ospedale della città siciliana, nonstante sottolinei la "gravità del fatto", ha precisato però che "non c'è rapporto tra la lite e le complicazioni della donna sorte a prescindere dall'accaduto". All'origine della zuffa, scoppiata mentre la puerpera era già sul lettino, ci sarebbero gelosie professionali.
La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone che sarebbero state coinvolte nella lite: i due ginecologi protagonisti della lite, Antonio De Vivo e Vincenzo Benedetto, il responsabile dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia, il prof. Domenico Granese, e altre due persone; probabilmente, agli altri due medici che hanno poi operato la donna. Lesioni colpose e omissione sono le ipotesi avanzate nella prima parte dell'indagine dal sostituto procuratore Federica Rende, che sull'episodio ha aperto un'inchiesta. Anche il Policlinico ha aperto un'indagine interna e sospeso i due medici.
A Messina, su disposizione della Commissione nazionale d'inchiesta sul Servizio sanitario, sono giunti i carabinieri del Nas.

Le versioni dei due medici sono in totale disaccordo. Molto sbrigativo Antonio De Vivo, ginecologo di fiducia della paziente: "Dico soltanto che io in questa vicenda sono parte lesa e sono stato aggredito. Sono tranquillo. Ho piena fiducia nella magistratura, sono convinto che la verità verrà alla luce e sarà fatta chiarezza".
Più dettagliato il racconto di Vincenzo Benedetto: "I fatti non sono assolutamente andati come è stato riportato dai media, sto provvedendo con i miei legali a una rettifica. Non ho aggredito nessuno, ma sono stato aggredito. Ho già consegnato un'informativa alla direzione sanitaria del Policlinico per spiegare come sono andati effettivamente i fatti".
Benedetto dà la sua versione dei fatti: "Mi trovavo in veste di medico di guardia responsabile e attendevo il cambio del collega alle 8. Sono quindi sceso in sala parto per prendere le cartelle da dare poi al collega, quando in una stanza vedo due ostetriche, un infermiere e il dottor Antonio De Vivo, che stanno prestando assistenza in maniera concitata alla paziente. Noto il cardio-topografo che rivela in tempo reale il battito cardiaco e le contrazioni uterine e dal tono e dall'intensità rilevo che c'è un battito cardiaco basso. Vado dunque in sala riunioni e telefono in rianimazione, chiedendo urgentemente un anestesista per un cesareo. Di quello che sto dicendo ci sono le registrazioni. Chiamo anche il mio direttore di unità operativa, il prof. Domenico Granese per avvertirlo e lui scende subito giù".
Il medico, che è stato sospeso, continua la sua ricostruzione. "Tra queste due chiamate, il dott. De Vivo entra nella stanza riunioni per chiamare l'anestesista. Gli dico che già l'ho fatto e poi gli chiedo cosa abbia fatto. Per legge lui infatti mi deve mettere al corrente di quel che fa perché io sono il medico responsabile in quel momento dal punto di vista giuridico e ne rispondo". Secondo il ginecologo a quel punto comincia la lite: "Lui comincia a insultarmi e mi getta una sedia contro, non mi colpisce perchè la sedia sbatte contro la scrivania e cade sul pavimento. Poi prima di andare via dà un pugno alla vetrata e si fa male. Io non l'ho aggredito, nè strozzato come lui dichiara, difatti non ha segni né manifestazioni di aggressione se non quelli che si è procurato da solo con il pugno alla vetrata". Il ginecologo prosegue: "Uscito dalla stanza, il dott. De Vivo si butta a terra e inizia a urlare che lo volevo strangolare. Chiama i carabinieri e il padre del bambino. Poi arriva il prof. Granese, lo vede e gli chiede perchè ha fatto tutte quelle chiamate e cosa è accaduto. Spiego a Granese quello che è accaduto. Nel frattempo alle 8.15-8.20 arriva l'anestesista e alle 8.40 si procede con l'intervento. I tempi tecnici sono stati rispettati, la nascita in pediatria è stata registrata alle 8.50. Si è agito con assoluta urgenza, non c'è alcuna correlazione tra la lite e quanto accaduto dopo".

Le prime indagini dei carabinieri confermano che tra i due ginecologi ci sarebbe stati dissidi già altre volte per via dell'attività che entrambi svolgono in maniera privata. La lite sarebbe dunque avvenuta all'apice di dissapori professionali. Ascoltando infermieri, medici e altro personale sanitario, i carabinieri hanno accertato che Antonio De Vivo, assegnista del Policlinico, ha uno studio medico in via Ugo Bassi con strutture all'avanguardia, tra le quali una macchina che effettua esami in 3D, molto frequentato da donne in gravidanza proprio per la tecnologia a disposizione. Benedetto, invece ha uno studio in via Garibaldi.
"Abbiamo entrambi un'attività privata, come consentito dalla legge, e nessuno dei due ha mai interferito sui pazienti dell'altro", ha detto Benedetto, che ha precisato di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia. "Sono però preoccupato, su questo caso c'è stata un'esagerazione da parte dei media. Non si enfatizza perché siamo al Sud, ma perchè in generale la sanità è sempre sotto l'occhio del ciclone". Benedetto ha sottolineato di essere contento "che la madre e il bambino stiano meglio. Vorrei quando sarà possibile chiarire con il padre del bambino, ha detto cose inesatte, tutto si è svolto con la massima celerità". Per il medico i problemi di salute della puerpera "purtroppo sono dovuti a una patologia pregressa. Certo, se il mio collega avesse effettuato un tracciato e si fosse accertato delle patologie della donna forse non avrebbe messo il gel che serve per la stimolazione e alcune volte, con la presenza di patologie, può essere nocivo. Non sono però al corrente al 100 per cento di come sono andati i fatti, dico solo quello che ho visto io. Spero rientri questo polverone, la sanità è in una situazione disastrosa ma per le carenze di organico, non per la negligenza dei medici".

Il prof. Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico, ha ribadito che "la lite tra i due colleghi non ha alcun nesso con le problematiche che sono insorte". "Sto mostrando, e continuerò a farlo, i documenti che attestano la tempistica. Il tracciato cardio-topografico è iniziato alle 8.07. E' durato una quindicina di minuti e l'anastesista è arrivato alle 8.30 perché era già stato avvisato per il cesareo. Alle 8.40 è iniziato l'intervento. C'è un lasso di tempo di venti minuti dalla fine del tracciato cardio-topografico e l'inizio dell'intervento. Tutto si è svolto in modo regolare". Granese ha condannato quanto è accaduto: "E' un fatto deprecabile e deontologicamente scorretto pertanto ho chiesto la loro sospensione. I due colleghi hanno litigato nell'antisala della sala parto quando era in corso il tracciato, ma subito siamo intervenuti noi per allontanarli e tutto - ha insistito -si è svolto regolarmente".

Questa mattina il ministro della Salute Ferruccio Fazio, accompagnato dall'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, è arrivato al policlinico di Messina per verificare le condizioni di Laura Salpietro e del figlio uscito dal coma farmacologico indotto dopo due arresti cardiaci.
Il ministro ha partecipato anche a una riunione della direzione dell'azienda universitaria per valutare se la lite nella sala parto dell'ospedale tra due ginecologi abbia determinato un ritardo nel taglio cesareo come ha denunciato il marito della donna.
"Chiedo scusa alla signora e alla famiglia a nome dei medici e della Sanità per quello che è successo, e lo dico da medico", ha detto Fazio. "La mia è stata una visita di solidarietà alla signora, al piccolo Antonio e a suo marito - ha aggiunto Fazio -. Ho trovato la signora bene. Ho cercato di darle parole di speranza e soprattutto ho cercato di ribadirle che le istituzioni sono vicine a lei e alla sua famiglia in questo momento". "È difficile - ha continuato Fazio - assistere ad una cosa del genere. Io non sono qui per fare indagini nè per stabilire dei nessi, che non so quanto siano importanti, queste cose non devono succedere". "Se queste cose succedono accadono anche perchè avvengono in un humus e in un contesto particolare - ha aggiunto il ministro -, qui stiamo parlando di parti". "La media Ocse accettabile di cesarei è di non oltre il 25%. In Italia siamo a una media del 38% ma in regioni come la Lombardia, la Toscana, il Veneto e l'Emilia Romagna, sono sotto il 30%, mentre nel 2009 la Sicilia era al 52% e la Campania oltre al 60%. Devo dire - ha sottolineato Fazio - che in Sicilia l'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha emanato dei provvedimenti recenti per ridurre questo fenomeno. La proliferazione dei cesarei può essere anche dovuta a forme di non trasparenza". "Io in questo mi associo all'opinione pubblica", ha aggiunto il ministro, rispondendo alle domande dei giornalisti che gli chiedevano se fosse anche lui "indignato come l'opinione pubblica" per la lite in sala parto dei due medici al policlinico di Messina. Secondo Fazio occorrono "punizioni esemplari a chi si è reso partecipe e protagonista di questi episodi". "È sbagliato dire, come alcuni sostengono, che è con i soldi che si fa la buona Sanità, perchè è esattamente il contrario. I tagli sono in realtà una ristrutturazione per avere una Sanità migliore". "La Sanità delle Regioni buone - ha aggiunto - costa meno di quelle non virtuose. Quindi non si parla di tagli ma di razionalizzazione dei costi per ottenere un duplice effetto: la riduzione delle spese e soprattutto avere una Sanità migliore".
"È comprensibile lo stato d'animo del padre del bambino". "Il colloquio che ho avuto con i genitori - ha aggiunto Fazio - è riservato e non intendo, a fronte di queste dichiarazioni, rendere noti i suoi contenuti". "È stato un colloquio personale e riservato - aveva detto poco prima il ministro dopo l'incontro con la signora Laura - incentrato più sul futuro che sul passato".
Ma il marito della donna, Matteo Molonia, è scettico: "Spero che non sia una presa in giro all'italiana - ha detto - e che da domani si spegnerà l'informazione su questo caso e la vicenda sparirà del tutto". Tuttavia ha precisato che "è importante che il ministro sia qui, vuol dire che qui dentro è successo qualcosa e che il problema non è soltanto il mio".

L'assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, in merito al vergognoso accaduto ha voluto precisare: "Ho disposto immediatamente una verifica per accertare quanto accaduto al Policlinico di Messina. Di certo non si tratta di un caso di malasanità. Non si sono verificati problemi di organizzazione bensì siamo in presenza di comportamenti etici e professionali decisamente discutibili". "Saremo inflessibili" ha aggiunto Russo annunciando come provvedimenti disciplinari la sospesione in via cautelativa per due medici e la risoluzione del contratto come assegnista per un terzo. Uno dei due medici sospesi è il direttore dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, Domenico Granese, per "omessa vigilanza". Il medico è sospeso dall’incarico ma non dalla professione, e continuerà a lavorare in ospedale. E’ stato invece completamente sospeso dall’attività uno dei due medici che sarebbe stato protagonista della rissa: Vincenzo Benedetto. L’assessore Russo ha sottolineato che la sua posizione dovrà essere valutata anche perché "le buone ragioni che forse ha avuto non possono essere espresse con la violenza". Questi due provvedimenti cautelari sono stati confermati dal direttore generale del policlinico Giuseppe Pecoraro. Il terzo medico per cui sono stati adottati provvedimenti è Antonio De Vivo che secondo l’assessore "era un assegnista che non può prestare assistenza pubblica ed era quindi un abusivo". "Per lui – ha aggiunto Russo – il rettore mi ha annunciato che attuerà la risoluzione del contratto e sarà fuori dall’Ateneo".
L’assessore ha annunciato anche che chiederà "severità e inflessività ai presidenti degli Ordini dei medici di Messina e Reggio Calabria". "Avvieremo un’azione civile - ha concluso Russo - per danni all’immagine: è una cosa normale perché qui qualcuno ha sbagliato e deve pagare perché dobbiamo salvaguardare chi "La riunione - ha spiegato Russo - è servita a chiarire i primi aspetti di una vicenda sconcertante e inqualificabile. Era doveroso e necessario assumere subito sanzioni commisurate alla gravità della vicenda, a prescindere dall’attività della magistratura che seguirà il suo corso”.

Intanto, ancora questa mattina, Laura Salpietro non ha potuto vedere il proprio figlio. La cognata della paziente, Cettina Molonia, ha spiegato che sono in attesa di conoscere quali siano "i veri danni subiti dal bambino". "Ieri è stata tolta l'intubazione e respira da solo - ha aggiunto - ma la situazione rimane molto critica perché non sappiamo se ci sono stati danni cerebrali. La verità sul suo stato di salute si scoprirà tra un paio d'anni. Mia cognata il bambino non l'ha ancora visto, fisicamente sta meglio, ma emotivamente...".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

 

 

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30 agosto 2010

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