Indagini chiuse per Mora, Minetti e Fede

'Caso Ruby': l'agente, la consigliera e il direttore devono rispondere di induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile

16 marzo 2011

La Procura di Milano ha chiuso le indagini a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora indagati nell'ambito del caso Ruby. Un atto, hanno notificato ieri, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I tre rispondono di induzione e favoreggiamento della prostituzione (dagli inizi del 2009 fino al gennaio 2011) e di prostituzione minorile della giovane Ruby Karima dal settembre 2009 al maggio 2010. Secondo la procura i tre indagati avrebbero commesso i reati contestati dall'inizio del 2009 fino al gennaio 2011.
"Il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione di maggiorenni contestato - si legge in una nota firmata dal procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati - viene ipotizzato a partire dagli inizi del 2009 fino al gennaio 2011, quando si sarebbero svolte le ultime feste ad Arcore, vale a dire tre mesi dopo l'esplosione dello scandalo, e coinvolgerebbe, oltre a Ruby, che compare come persona offesa del reato, 32 ragazze maggiorenni".
Si 'dilatano' dunque i tempi dei reati contestati dai pm. Evidentemente gli inquirenti ritengono che ci sia stata una 'gestione' della giovane marocchina iniziata molto tempo prima della famosa cena ad Arcore del 14 febbraio 2010. E nel settembre 2009 la ragazza non aveva compiuto ancora 17 anni.

Secondo i pm di Milano, poi, "Nicole Minetti intermediava la sistematica erogazione di corrispettivi per l'attività di prostituzione svolta previo assenso di Silvio Berlusconi per il tramite del suo fiduciario Giuseppe Spinelli, organizzava in alcune occasioni l'accompagnamento da Milano ad Arcore di alcune partecipanti alle serate mettendo a disposizione le proprie autovetture". I magistrati ricordano che la consigliera regionale si occupava anche della concessione in comodato d'uso alle ragazze delle abitazioni in via Olgettina, 65. Fede e Mora, invece, il compito di vagliare da un punto di vista estetico le ragazze che dovevano incontrare il premier.
Nel documento viene fatta una descrizione precisa delle serate del "bunga bunga". I magistrati descrivono tre fasi. Nella prima, c'è una cena, più o meno affollata. Poi si passa nella cosiddetta "sala bunga bunga", una specie di discoteca, dove le ragazze si esibiscono in "mascheramenti, spogliarelli, balletti erotici". Nella terza c'è la scelta, da parte del premier della donna con cui passare la notte. Questa fase è seguita da un pagamento alla ragazza stessa.
Stralciata, invece, dai pm di Milano la posizione di altri tre indagati. Si tratta dell'autista e di due assistenti di Lele Mora che rispondono di favoreggiamento e induzione della prostituzione al pari dello stesso Mora, Minetti e Fede.

"Emilio ce la farà, ho fiducia in lui" - "Umanamente mi dispiace molto per Emilio. Ci siamo parlati. È scosso. Ma ce la farà. Come moglie ho piena fiducia in mio marito, sono convinta che quando le intercettazioni verranno esaminate, non verrà fuori nulla di compromettente". Sono parole di Diana De Feo, senatrice del Pdl e moglie di Emilio Fede dal 1964, che in un'intervista sul numero di "Chi" in edicola da oggi, parla per la prima volta della bufera che ha investito il direttore del Tg4 con il caso Ruby.
"Mi dispiace per tutto, ma credo che si risolverà presto. Ho fiducia in lui e nella giustizia. Emilio è un grande giornalista e un personaggio pubblico, che fa notizia. Alcuni colleghi probabilmente hanno enfatizzato la sua posizione". Parole di grande affetto e solidarietà alle quali Emilio Fede ha risposto con una lettera aperta affidata allo stesso settimanale, in cui scrive: "Cara Diana, ti dovevo di più. Ti ho dato poco. Anche in questi giorni hai dimostrato una straordinaria forza d'animo. Come sempre sai - e devi - andare a testa alta". Una lettera in cui il direttore del Tg4, travolto dal "caso Ruby", ricorda la lunga storia d'amore con la moglie, ex giornalista del Tg1 oggi senatrice del Pdl, sposata nel 1964. E conclude: "Berlusconi qualche volta mi dice: 'Diana è la parte migliore della famiglia'. Credo che abbia ragione. Continua a esserlo".

"Le ipotesi di reato contestate dalla procura di Milano a Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora sono totalmente destituite di fondamento ed in insanabile contrasto con la realtà processuale e con le indagini svolte. Mai sono avvenuti i fatti descritti, mai il presidente Berlusconi si è trovato coinvolto in situazioni quali quelle prospettate". Questa la dichiarazione dell'avvocato Niccolò Ghedini, difensore del presidente del Consiglio. "Si è sempre trattato - aggiunge Ghedini - di incontri conviviali più che corretti e senza nessuna implicazione sessuale come è stato testimoniato da decine e decine di persone presenti".
Sul fronte politico e parlamentare intanto, l'appuntamento è per oggi, quando in Giunta per le Autorizzazioni della Camera riprenderà la discussione sulla richiesta presentata dai capigruppo di Pdl, Lega ed Iniziativa responsabile di sollevare il conflitto di attribuzioni nei confronti della Procura della Repubblica e del gip di Milano a proposito del caso Ruby, che vede il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi imputato per corruzione e prostituzione minorile. Secondo il centrodestra infatti la materia sarebbe di competenza del Tribunale dei ministri, come stabilito dall'Aula di Montecitorio al momento di restituire gli atti ai magistrati che avevano chiesto l'autorizzazione a perquisire uffici di pertinenza del premier.
All'orizzonte si profila un nuovo duello tra maggioranza e opposizione, con la prima intenzionata a spingere sull'acceleratore perché la procedura per il conflitto di attribuzioni vada avanti. Il centrosinistra, invece, in linea generale non condivide la richiesta del centrodestra, richiamando anche una recente sentenza della Cassazione per cui è il magistrato a doversi pronunciare in materia di competenza. In ogni caso, sostengono esponenti dell'opposizione, la vicenda in discussione presenta aspetti nuovi e occorre quindi approfondire la materia. Di qui la proposta di procedere ad audizioni di di costituzionalisti. "Insistiamo nella richiesta senza alcun intento dilatorio - ha spiegato Pierluigi Mantini dell'Udc - vogliamo solo esprimere un parere sereno su una richiesta che non ha precedenti".
E' probabile quindi che la seduta di oggi sia dedicata soprattutto allo scioglimento di questo nodo di natura procedurale. Se poi si dovesse andare avanti nella discussione del merito della questione, è difficile che si possa comunque arrivare ad una decisione finale.
I numeri sono dalla parte della maggioranza e se alla fine l'orientamento fosse quello andare avanti per sollevare il conflitto di attribuzioni, a quel punto la pratica passerebbe all'Ufficio di presidenza, dove i numeri sono invece a favore del centrosinistra. Anche in questo caso si tratterà di dover sciogliere nodi di natura procedurale, soprattuto occorrerà stabilire se dovrà essere in ogni caso l'Aula a decidere in via definitiva se sollevare o meno il conflitto, tesi sostenuta dalla maggioranza.
E proprio per rispondere a questo interrogativo il presidente Gianfranco Fini ha già stabilito che dovrà essere la Giunta del Regolamento a esprimere il proprio parere, prima che vengano scritte le pagine successive di una vicenda che appare complessa e non di soluzione immediata.

Nei giorni scorsi, intanto, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta sui presunti emissari inviati in Marocco per corrompere un funzionario dell'anagrafe al fine di retrodatare la nascita di Ruby, Karima El Marough. Il reato ipotizzato dagli inquirenti, allo stato contro ignoti, è quello di tentata corruzione. Gli accertamenti sono stati avviati sulla base di una denuncia presentata da Nicolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi. Copia della denuncia era stata presentata da Ghedini anche ai magistrati di Milano. La procura di Roma, secondo il penalista, è competente perché si tratta di un reato commesso all'estero.
Nei giorni scorsi, Ghedini aveva definito la vicenda come un probabile "trappolone", riferendosi a un articolo de Il Fatto Quotidiano, in cui veniva raccolta la testimonianza della funzionaria dell'anagrafe marocchina (LEGGI). La donna raccontava di due emissari che avrebbero cercato di corromperla per modificare la data sui documenti della ragazza. Si sarebbe trattato di due misteriosi italiani che, il 7 febbraio scorso, sarebbero arrivati nel piccolo paese del Marocco dove è nata Ruby. Lo scopo, cercare di convincere la testimone dell'incontro, impiegata dell'anagrafe, a modificare la data di nascita sui documenti di Ruby, per farla risultare maggiorenne.
La data di nascita della ragazza marocchina è il fulcro dell'intera vicenda e, all'impossibilità di sapere con certezza quale sia quella vera, i legali di Berlusconi hanno fatto più volte riferimento per sostenere la tesi difensiva. Eppure Ruby, nella sua testimonianza, ha sostenuto che il premier e la Minetti sapessero da sempre che lei era minorenne. Anche il padre della ragazza ha confermato che la giovane marocchina è nata il primo novembre 1992: "Se mia figlia fosse stata due anni più grande, avremmo passato tutto 'sto tempo a correrle dietro perché era minorenne? La questione sarebbe stata già chiusa, con dolore, ma io sarei uscito prima da tutti i guai", aveva detto qualche giorno fa in un'intervista, rispondendo a una domanda sull'ipotesi di una falsificazione della data di nascita.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Corriere.it]

- L'avviso di chiusura indagini a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti (Il Fatto Quotidiano - pdf)

 

 

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16 marzo 2011

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