Inevitabili effetti

Gli effetti dell'inchiesta Iblis della Procura di Catania cominciano a farsi sentire su diversi fronti

09 novembre 2010

Gli effetti dell’inchiesta Iblis, portata avanti dalla procura catanese e che investe tra i tanti anche il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, cominciano a farsi sentire e su diversi fronti.
Confindustria Catania, ad esempio, ha sospeso tre aziende coinvolte nell’ambito dell’operazione antimafia. La decisione è stata presa direttamente dal presidente, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, che ha riunito con procedura d’urgenza il Comitato di presidenza degli industriali, con la partecipazione del presidente regionale dell’Ance, Andrea Vecchio. Il Comitato di presidenza ha anche espresso "un sincero e convinto plauso all’azione della magistratura e delle forze dell’ordine che ha portato a svelare preoccupanti intrecci fra politica, criminalità, ed imprese rispetto ai quali è forte l’esigenza che si vada fino in fondo". Il presidente Bonaccorsi ha quindi contestualmente adottato nella propria determina, con procedura d’urgenza e immediatamente esecutiva, la sospensione di tre società - che si aggiunge ad un'altra già sospesa nel 2009 ed oggi richiamata 'de relato' nell’inchiesta "Iblis" - come previsto nello Statuto e nel Codice etico di Confindustria.

Altro effetto provocato dall'inchiesta la decisione di Francesco Forgione, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, che ha declinato l’invito dell’assessore ai Beni culturali a far parte del comitato scientifico del "Museo della memoria e della legalità" della Regione Siciliana. Forgione, che "non vuole fare la foglia di fico", ha spiegato le motivazioni della sua decisione in una lettera: "Ritengo che le ultime vicende che investono direttamente il presidente della Regione Raffaele Lombardo e suo fratello, deputato al Parlamento nazionale, indagati per concorso esterno in associazione mafiosa - ha scritto l’ex esponente del Prc ora militante di Sinistra Ecologia Libertà - gettano un’ombra grave sull’intera istituzione regionale che non mi consente di partecipare alla realizzazione del progetto". "Ho sempre vissuto il mio impegno politico, civile e di studio con rigore e trasparenza - ha aggiunto – Un impegno che prosegue nel lavoro quotidiano con l’associazionismo, il volontariato e l’Università". Per Forgione "le vicende giudiziarie e i rapporti con le associazioni mafiose di chi ricopre importanti cariche pubbliche non sono mai vicende private: appannano la trasparenza delle istituzioni, alimentano sfiducia nei cittadini, contribuiscono a diffondere un giudizio sulla politica come cosa sporca".

L'inchiesta Iblis, ne abbiamo già parlato (LEGGI), ha poi causato svariati effetti nella politica, e in particolare all'interno del Partito democratico che ha scelto di appoggiare e stare vicino al 'Lombardo Quater'. Nei giorni scorsi il ruolo di oppositore alla linea dei dirigenti siciliani del Pd l'ha assunto il senatore Ignazio Marino, seguito dal senatore Enzo Bianco che si è rivolto a Bersani, al presidente Bindi, a Franceschini e ad Anna Finocchiaro, a D'Alema, Veltroni e al segretario regionale Lupo chiedendo a tutti: "Ripensiamoci. Alla luce delle accuse mosse dai magistrati della Procura etnea al presidente della Regione Raffaele Lombardo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa". "L'inchiesta rivela fatti di una gravità inaudita - ha aggiunto Bianco - non spetta a me giudicare se ci siano gli estremi del reato di concorso in associazione o di favoreggiamento, ma politicamente sono atti gravissimi. Non potrei restare in un partito che digerisse come un tritasassi comportamenti del genere. Non sarebbe il Pd che ho sognato per 20 anni". "Non condivido la linea della prudenza scelta dai vertici regionali del Pd e trovo inspiegabile il silenzio imbarazzato di taluni. Cosa c'entriamo noi con tutto questo? Perchè non ne stiamo alla larga? Sono pronto a gesti forti - ha concluso Bianco - mi autosospenderei dal partito se non si torna indietro sulla decisione di appoggiare il governo Lombardo".
Anche il portavoce di Italia dei valori Leoluca Orlando ha attaccato il Pd, "col quale non faremo alcuna alleanza in Sicilia fino a quando sosterrà la giunta Lombardo". "La questione morale che noi abbiamo denunciato da anni - ha spiegato l'esponente dipietrista - adesso è esplosa in tutta la sua drammatica gravità in Sicilia, dentro le istituzioni di governo e dentro l'organo parlamentare. Lombardo dovrebbe dimettersi a prescindere dagli esiti processuali delle inchieste che lo riguardano". "È una autentica vergogna - ha attaccato Orlando senza mezzi termini - che il Pd tradisca i suoi elettori e quelli della coalizione di centrosinistra e che dia copertura a clientele, affari, scambi di voti e frequentazioni indecenti. Lumia, Cracolici e, purtroppo, anche Anna Finocchiaro assumono, sulla stampa e in dichiarazioni ufficiali, il ruolo di garanti di quell'impresentabile sistema di potere e relazioni che fa capo a Lombardo. Bersani intervenga, se vuole evitare che il suo partito, a partire dalla Sicilia, venga rottamato e ridotto ad essere nell'Isola una sottocorrente del sistema di potere di Lombardo".

E alla fine Pier Luigi Bersani qualcosa al riguardo l'ha detta: "Il Partito democratico sarà intransigente se a carico del presidente della giunta siciliana, Raffaele Lombardo, dovessero arrivare accuse più circostanziate". Parole del segretario Pd, durante un incontro pubblico svoltosi a Lecce. "Noi siamo lì con una giunta - ha sottolineato Bersani - in cui ci sono tra gli altri un ex prefetto antiracket, due magistrati e guidata da Lombardo. Abbiamo consentito che nascesse - ha proseguito - per evitare lo sfascio della Regione e la giudicheremo misurando quello che avrà fatto". "Dopodiché - ha concluso Bersani - saremo intransigenti se emergeranno fatti più circostanziati; per noi il limite della legalità è insuperabile".

A volere le dimissioni di Lombardo, non per il coinvolgimento nell'inchiesta della Procura di Catania ma per lo sposalizio col Pd, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che a margine di un seminario organizzato a Taormina dal suo partito, ha candidamente affermato: "Se Lombardo volesse essere trasparente dovrebbe dimettersi e ricandidarsi con la sinistra, che dovrebbe presentare liste accanto a lui e votarlo. Facendo così a decidere sarebbe il popolo e non i giochini di palazzo”. "Al governo della Regione siciliana – ha spiegato il Guardasigilli – c’è un presidente eletto con il centrodestra ma che governa con la sinistra, e questo la dice tutta sull’inaccettabilità di una vicenda che tradisce il mandato del popolo e realizza un ribaltone".
Al ministro Alfano ha risposto il segretario regionale del Pd siciliano Giuseppe Lupo: "Il ministro Alfano finge di ignorare che in Sicilia il centrodestra è crollato perché il Pdl si è spaccato in quattro pezzi e si è auto ribaltato e comunque chi ha tradito il mandato del popolo è Berlusconi che ha vinto le elezioni con i voti dei siciliani per governare contro i loro interessi al servizio di Bossi".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Italpress, LiveSicilia.it]

 

 

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09 novembre 2010

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