Irina Palm

Una commedia raffinata e divertente con un cuore drammatico e mai patetico

07 dicembre 2007


 





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IRINA PALM
di Sam Garbarski

Maggie, una vedova poco più che cinquantenne, ha un urgente bisogno di trovare il denaro necessario per la costosa operazione del nipotino malato. Mentre cammina per le strade di Londra, posa per caso lo sguardo su un cartello con la scritta “Cercasi Hostess” e, senza accorgersene, si ritrova in un sex club. Dopo aver chiarito che il termine “hostess” è solo un eufemismo, il proprietario del locale, Miki, le spiega che le sue mani delicate sarebbero perfette per il lavoro che aveva in mente...

Anno 2007
Nazione Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo
Distribuzione Teodora Film
Durata 103'
Regia Sam Garbarski
Sceneggiatura Philippe Blasband, Martin Herron
Con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic
Genere Drammatico


La critica

"Nel film belga 'Irina Palm' di Sam Garbarsi, la pillola del dramma è rivestito da pareti umoristiche che fanno slittare la storia nella gola di una commedia raffinata e divertente. Dalle parti di un 'Full Monty', così, giusto per intenderci a livello di cartello stradale. (...) Tutto, quindi, sul filo di un equilibrio instabile che gira valvole sessuali, lasciandole sfiatare di fronte a imbarazzi e timidezze senili. In altre parole, la traccia di una tragicommedia romantica che, incarnandosi nella compostezza impacciata e al tempo stesso domesticamente british di una Marianne Faithfull in stato di grazia, cerca nel più marcato dei dislivelli ambientali la divaricazione di una 'doppia vita' altrimenti improbabile."
Lorenzo Buccella, 'L'Unità'

"Risate, applausi, entusiasmo. Al FilmFest è scoppiato il primo caso. Si intitola 'Irina Palm', lo firma il belga Sam Garbarski mentre lo interpreta la grande Marianne Faithfull, che indossa con intrepida disinvoltura il ruolo impossibile di Maggie. (...) Già comprato dalla Teodora di Vieri Razzini, 'Irina Palm' è così politicamente scorretto che è girato, musicato, fotografato come un dramma, senza sconti sui particolari angosciosi, ma si sviluppa in chiave comico-grottesca (impagabile Miki Manojlovic, magnaccia ironico). Una miscela esplosiva. Ma se c'è un festival dove potrebbero premiarlo, quello è Berlino."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"Ovazioni in sala e un mare d'applausi in conferenza stampa: se le giurie fossero (ma non lo sono mai) logiche, l'Orso d'oro sarebbe già di 'Irina Palm' dell'anglo-belga Sam Garbarski e una stragrande parte del merito andrebbe a Marianne Faithfull. Al centro della tragicommedia felicemente scorretta c'è, infatti, il suo personaggio di vedova middle class londinese che, per aiutare il figlio ridotto sul lastrico e il nipotino malato, risponde all'annuncio di un sexy club. Un impiego alquanto losco, alle dipendenze di un ambiguo quanto fascinoso gestore-pigmalione (Miki Manojlovic), che tuttavia la balda ultracinquantenne affronta infischiandosene delle ipocrisie del suo ambiente e sfruttando l'esperienza di una giovane «collega» che lavora nello stesso locale. Così, dopo le esilaranti scene d'iniziazione alle tecniche sessuali, l'apprendista si trasforma nella richiestissima Irina Palm, regina delle notti osé di Soho."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

"Una casalinga over 50, piuttosto rotonda e per niente sexy, infiamma il Festival con la 'delicatezza' delle sue mani. Le virgolette sono di rigore visto che 'Irina Palm', così si intitola il film di Sam Garbarski racconta la storia di una donna che per mestiere masturba i frequentatori di un sexy club di Soho. Ma resterebbe deluso chi spera in atmosfere torbide e immagini scandalistiche. Il film è piuttosto il ritratto tragicomico dell'incontro tra due mondi tra loro lontanissimi, quello dei locali per soli uomini nel quartiere più peccaminoso di Londra e quello della soporifera vita di provincia di una vedova, a cui Marianne Faithfull offre la propria magistrale interpretazione. (...) Tedesco trapiantato in Belgio, il regista sceglie una messa in scena sottotono ma mai dimessa, tutta concentrata sul volto della Faithfull e su tanti piccoli particolari (il grembiule che usa per «lavorare», il cappotto violacciocca, il piacere di un mazzolino di fiori), per costruire una commedia mai sguaiata, capace di riflettere sulle ambiguità della morale dei nostri tempi."
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'

In concorso al 57mo Festival di Berlino (2007)

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07 dicembre 2007

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