Israele congela i fondi per l'Unesco

La protesta dello Stato di Isreale contro l'annessione della Palestina nell'Organizzazione delle Nazioni unite

04 novembre 2011

Israele ha bloccato i suoi pagamenti annuali all'Unesco, pari a 2 milioni di dollari, come protesta all'ammissione della Palestina come stato membro a pieno titolo dell'Organizzazione delle Nazioni unite per l'Istruzione, la Cultura e la Scienza (LEGGI).
Il voto di ammissione della Palestina "allontana la pace, non l'avvicina. L'unica strada per la pace è l'immediata ripresa dei negoziati, senza precondizioni", ha commentato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

L'Autorità Nazionale Palestinese dal canto suo subordina la ripresa delle trattative al blocco totale dell'espansione degli insedianmenti ebraici in Cisgiordania, che Israele al contrario ha deciso di accelerare come ulteriore misura di rappresaglia, insieme al congelamento del gettito dei dazi doganali e di altre imposte, raccolti per conto della stessa Anp e pari soltanto per il mese di ottobre a oltre 300 milioni di shekel, più di 59 milioni di euro.

Il blocco dei pagamenti israeliani si aggiunge a quello dei ben più elevati contributi americani, pari a 60 milioni di dollari. Esiste infatti una legge che obbliga gli Stati Uniti ad interrompere i finanziamenti a tutti gli organismi Onu che accettino la Palestina come stato membro. Il Canada, che versa ogni anno 10 milioni di dollari, ha intanto dichiarato che si asterrà da qualsiasi contributo aggiuntivo all'organizzazione. L'Unesco ha un bilancio di 643 milioni di dollari per il biennio 2010-2011 e di 653 milioni per il 2012-2013. Gli Stati Uniti hanno bloccato la tranche che dovevano versare a novembre per il 2011. Una decisione che, come ha detto ieri il direttore generale dell'Unesco Irina Bokova, non potrà che "indebolire" l'organizzazione Onu per la tutela della cultura.

"Costruire a Gerusalemme è un diritto" - Israele sta costruendo a Gerusalemme perché suo diritto, non per punire qualcuno. Lo ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, intervenendo in parlamento. "Stiamo costruendo a Gerusalemme perché è nostro diritto e obbligo, non come punizione, ma perché è un diritto fondamentale del nostro popolo costruire nella nostra capitale eterna", ha affermato Netanyahu, negando così che le costruzioni siano una rappresaglia per l'ingresso della Palestina come stato membro dell'Unesco. Netanyahu è intervenuto alla Knesset, dopo che il gabinetto ristretto ha dato il via libera alla costruzione di 2mila alloggi a Gerusalemme est e negli insediamenti di Gush Etzion e Maaleh Adumim.
Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, ha definito le nuove costruzioni "una decisione per accelerare la distruzione del processo di pace". Rudeineh ha parlato anche di "furto del denaro palestinese", in merito alla decisione israeliana di trattenere gli introiti fiscali dell'Anp, in risposta al passo dell'Unesco. Intanto l'Autorità nazionale palestinese si sta preparando a chiedere il riconoscimento come stato membro a pieno titolo di altre 16 agenzie dell'Onu, dopo essere stata accettata all'Unesco. Lo ha detto ieri Ibrahim Khrisheh, inviato palestinese presso il Consiglio Onu per i Diritti umani. "Abbiamo iniziato i nostri studi e preparativi - ha detto a radio Voce della Palestina - il successo nell'entrare all'Unesco apre la porta all'ingresso della Palestina in tutte le agenzie dell'Onu". Secondo Khrisheh, i palestinesi puntano ora per entrare nell'Organizzazione Mondiale per il Commercio e la Corte Penale Internazionale, anche se ancora non è stato ordinato alcun passo in questo senso.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it]

 

 

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04 novembre 2011

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