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Italia ai primi posti... per tasso di corruzione percepita

Il Paese è in sessantanovesima posizione a demerito. Il premier Monti: "Priorità del governo"

23 ottobre 2012

L'Italia è ai primi posti per tasso di corruzione percepita, al pari di Ghana e Macedonia. Questo secondo il rapporto realizzato dalla commissione governativa sulla prevenzione del fenomeno corruttivo presieduta dal consigliere Roberto Garofoli.
Secondo il premier Mario Monti: "Il diffondersi di tali pratiche - ha spiegato - mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall'estero, determina quindi, tra i molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese". Perciò, ha aggiunto il presidente del Consiglio "la lotta alla corruzione è stata assunta come una priorità del governo".

ITALIA ALl 69° POSTO - I dati del rapporto collocano l'Italia agli ultimi posti in Europa, con un trend in peggioramento, e al sessantanovesimo posto nel mondo, con un progressivo aggravamento della corruzione percepita negli ultimi anni. Il coordinatore della commissione Garofoli spiega che "il raffronto tra i dati giudiziari e quelli relativi alla percezione del fenomeno corruttivo induce a ritenere la sussistenza di un rapporto inversamente proporzionale tra corruzione 'praticata' e corruzione 'denunciata e sanzionata'".
Mentre la seconda "si è in modo robusto ridimensionata, la prima - continua Garofoli - è ampiamente lievitata, come dimostrano i dati sul corruption perception index di transparency international". Analoga tendenza "registra la Banca mondiale - aggiunge il coordinatore - attraverso le ultime rilevazioni del rating of control of corruption (rcc), che collocano l'italia agli ultimi posti in europa e con un trend che evidenzia un costante peggioramento negli ultimi decenni".

IL DDL ANTICORRUZIONE - L'ultimo provvedimento votato al Senato non sarà risolutivo, ma rappresenta la base per passare alla fase due dell'azione di contrasto alla corruzione, attraverso l'attuazione delle norme contenute nella legge. "L'approvazione del testo anticorruzione, in cui sono confluite in larga parte le proposte contenute nel rapporto - si sottolinea nell'indagine - se non può dirsi risolutiva per la lotta alla corruzione, rappresenta di certo l'approdo di una prima decisiva fase e, al contempo, una buona base per l'avvio di una seconda fase". In questo nuovo corso "da un lato - continua il rapporto -, occorrerà una grande determinazione politica e amministrativa nel dare adeguata ed efficace attuazione alle misure di prevenzione già contemplate nel testo normativo in via di approvazione parlamentare, dall'altro dovranno essere adottate ulteriori misure, suggerite nel rapporto, tra l'altro riguardanti i settori della sanità, degli approvvigionamenti di lavori, servizi e forniture, del governo del territorio, dei controlli".

APPALTI PUBBLICI - L'interazione tra il settore pubblico e quello privato fanno degli appalti pubblici "un'area in cui è particolarmente elevato il rischio che si registrino fenomeni corruttivi, con ripercussioni sullo sviluppo della concorrenza e del libero mercato". Nel libro bianco si ricorda che "nel 2011, il mercato degli appalti pubblici ha impegnato una spesa di 106 miliardi di euro (iva esclusa), pari a circa l'8,1% del pil". Quindi "si impone - si evidenzia nel testo -, perciò, per il settore della contrattazione pubblica, una costante azione di vigilanza finalizzata alla tutela dei principi di trasparenza, concorrenza ed economicità".

TANGENTI - "La diffusione del fenomeno corruttivo altera - si sottolinea nel rapporto -, in primo luogo, la libera concorrenza e favorisce la concentrazione della ricchezza in capo a coloro che accettano e beneficiano del mercato della tangente a scapito di coloro che invece si rifiutano di accettarne le condizioni". Per quanto riguarda i costi implicati dal fenomeno corruttivo, diretti e indiretti "in un'ottica sistemica - si spiega - è particolarmente gravoso l'impatto sulla crescita del Paese".

LISTA NERA - "È ipotizzabile la pubblicazione di un elenco - si consiglia nel testo -, da parte dell'autorità di vigilanza o della autorità anticorruzione, che indichi le stazioni appaltanti le cui gare siano state annullate dal giudice amministrativo con sentenza passata in giudicato". Si parla di "una black list" per quelle stazioni che "risultino avere posto in essere comportamenti contrari a tali criteri e che per questo dovranno essere consequenzialmente escluse dall'accesso al finanziamento pubblico".

ISPEZIONI "RANDOMIZZATE" - Ricorrere alle ispezioni "randomizzate" come metodo di controllo contro i fenomeni corruttivi nella pubblica amministrazione. "Ai fini di prevenzione - si sottolinea - occorre prevedere forme nuove e più incisive", al riguardo "si segnalano le esperienze maturate in paesi (come il Brasile) nei quali, a fronte di situazioni di partenza nelle quali si manifestavano livelli di penetrazione dei fenomeni corruttivi notevolissimi, con specifiche forme di controlli anticorruzione, sono stati ottenuti significativi risultati". L'esperienza, continua il rapporto, "è quella delle 'ispezioni randomizzate' affidate alla Controladoria general da união (l'equivalente della Corte dei conti italiana), che trae ispirazione dai random audit programs sperimentati negli usa nei primi anni novanta in ambito fiscale. Ciò che caratterizza tali forme di controllo è l'elemento della casualità". È proprio questo aspetto, dice il rapporto, "che rende questo tipo di controllo particolarmente efficace, in termini di effetto di deterrenza, come misura di prevenzione della corruzione".

CODICI DI CONDOTTA - "I codici di condotta - secondo il rapporto - sono probabilmente gli strumenti più noti dell'integrity management, volti a tracciare il contesto entro cui i funzionari pubblici sono tenuti a svolgere i loro doveri, arrivando a definire in modo chiaro i comportamenti inaccettabili". Tali misure "si basano sull'idea che sia possibile e opportuno offrire ai dipendenti pubblici alcune regole di comportamento che vadano al di là del rispetto della legge e dell'astensione dai reati, collocandosi in quelle zone grigie che separano i comportamenti sicuramente leciti da quelli gravemente sanzionati. I codici di comportamento servono, dunque, a mantenere livelli di correttezza più elevati di quelli assicurati dalle norme penali". In proposito, continua il rapporto, "è possibile osservare che, da una parte, i fenomeni di corruzione di certo confliggono con principi dell'etica pubblica ma, d'altra parte, apparati anche non corrotti possono ciò nondimeno, nel loro concreto funzionamento, e anche nel comportamento dei singoli agenti, non rispondere nella loro azione ai principi dell'etica pubblica" [Fonte: Repubblica.it]

 

 

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23 ottobre 2012
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