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Italia, Paese senza progetto

Dal Rapporto Italia 2010 dell'Eurispes: ''L'Italia rischia seriamente la sua tenuta democratica''

01 febbraio 2010

Un Paese "senza progetto", in "perenne transizione", che paga "un costo altissimo" per l'economia e "rischia per la sua tenuta democratica".
Nel Rapporto Italia 2010 l'Eurispes descrive "una sorta di cantiere aperto, che non si riesce a chiudere perché nessuno ha le idee chiare su cosa si deve costruire" e denuncia "una frattura fra la politica e il paese reale".
L'Eurispes guarda soprattutto alle conseguenze che un sostanziale immobilismo sta producendo. Questo, ha spiegato il presidente dell'Istituto, Gian Maria Fara, "soprattutto considerando che mantenere il cantiere aperto comporta un costo altissimo per la nostra economia ed un rischio per la tenuta stessa della democrazia". L'istituto, che "non ha timore di essere accusato di eccessivo allarmismo", dal suo osservatorio coglie "segnali preoccupanti di disagio, di distacco, quando non di ostilità nei confronti delle Istituzioni che aspiranti capipopolo vorrebbero cavalcare". E' infatti la mancanza di un progetto che "segna pesantemente il presente, mortifica le attese degli italiani e impedisce di immaginare e costruire il futuro". Proprio per segnalare la mancanza di un progetto, Fara ha denunciato il fatto che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali non riesca ogni anno a spendere circa la metà della propria dotazione, come emerge dai dati contenuti nel Rapporto di quest'anno. "Da più parti si segnala l'assenza di risorse adeguate per la ricostruzione del centro storico de L'Aquila. Che cosa aspetta il Ministero ad utilizzare lo strumento giuridicamente previsto della rimodulazione della spesa e a destinare una percentuale anche minima (5%-10%) alla ricostruzione della città'?", si chiede Fara, evidenziando che "in una logica di proiezione triennale si renderebbero disponibili tra i 70 e 150 milioni di euro che darebbero un forte stimolo alla ripresa economica e sociale".

Sul fronte politico, secondo l'Eurispes, "diventa sempre più folta la schiera degli aspiranti alla successione di Berlusconi. Politici, imprenditori, grandi commis, tecnocrati a vario titolo preparano piani ed elaborano strategie per arrivare a Palazzo Chigi". Il problema, sostiene Fara, è che "nessuno di loro comunque sembra interessato a costruire la propria candidatura sulla base di un serio progetto politico". D'altra parte, "nemmeno l'opposizione di sinistra appare in grado di immaginare un disegno di governo per il Paese". Così, si evidenzia nel Rapporto Italia 2010, "gli antagonisti di Berlusconi alla fine ne legittimano il metodo: fare politica senza un progetto per il futuro. E' questa la vera anomalia alla quale hanno dato un contributo le classi dirigenti di questo Paese".

Il Paese, nonostante tutto, non è fermo. Negli ultimi quindici anni l'Italia "è cambiata profondamente, nel bene e nel male, ma in maniera del tutto spontanea". In particolare, "mentre il Veneto, la Lombardia, l'Emilia Romagna diventavano la macroregione più ricca d'Europa mentre la Calabria e alcune altre zone del Mezzogiorno sono diventate ancora più povere precipitando in un sottosviluppo alimentato e governato dalle organizzazioni criminali". In sostanza, "mentre gli altri paesi europei elaboravano serie ed efficaci politiche industriali, investivano con lungimiranza nelle nuove tecnologie e nei settori strategici, la spesa pubblica italiana veniva dispersa nel sostenere iniziative senza futuro". Lo spreco diffuso che caratterizza la spesa pubblica, secondo l'Eurispes, "ha creato una situazione non più governabile". Anche perché "gli sforzi di Tremonti al centro sono del tutto vanificati dalle voragini aperte dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni diventati ormai centri di spesa incontrollabili". In questa situazione, gli italiani, già alle prese con la crisi economica, sono sempre più pessimisti (a vedere il bicchiere mezzo vuoto sono ora il 47,1% dei cittadini contro il 37,6% di due anni fa).
Difficile essere ottimisti quando, come segnala l'Eurispes, gli stipendi degli italiani sono il fanalino di coda dei paesi industrializzati: "A parità di potere d'acquisto, l'Italia occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi monitorati, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro, davanti solo a Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716)".

In mancanza della progettualità politica comunque, i comportamenti degli italiani si adeguano ai tempi che cambiano. I single in tre anni sono aumentati del 10% e rappresentano una fetta di business sempre più importante per le imprese (anche perchè, in rapporto, consumano decisamente di più - circa il 50% - di un nucleo familiare classico).
Aumentano gli immigrati in Italia e crescono anche i matrimoni misti, che "nel 2010 registreranno un incremento di circa il 32% rispetto al 2007". Gli stranieri residenti in Italia nel 1991 erano 356.159 (lo 0,6% della popolazione); dieci anni dopo, nel 2001, erano 1.334.889 (il 2,3%), un milione in più. Dopo quasi un altro decennio i cittadini stranieri residenti in Italia hanno raggiunto quota 3.891.295, ovvero il 6,5% del totale dei residenti (dati Istat al 1° gennaio 2009). Solo nell'ultimo anno si è registrato un aumento del 13,4% della presenza straniera in Italia, inferiore comunque al +16,8% dell'anno precedente. "La crescita - viene rilevato - è legata in particolar modo agli immigrati provenienti dai paesi Ue di nuova adesione, in primo luogo la Romania".
Fra gli italiani infine, cresce il consumo di droghe, psicofarmaci e alcol. Vino, birra e superalcolici uccidono ben 24 mila italiani l'anno, senza contare la mortalità per incidenti stradali legati al consumo di alcol, stimata tra il 30% e il 50% del totale. Fra gli studenti italiani tra i 15 e i 16 anni d'età cresce anche l'uso di sedativi e tranquillanti: il consumo di farmaci psicoattivi, tra i giovanissimi del nostro Paese, è infatti significativamente più alto che nel resto d'Europa: 10% contro 6%. Aumenta vertiginosamente la vendita di droga via internet: negli ultimi 6 mesi del 2008 gli accessi a siti dedicati alla vendita di stupefacenti sono passati dal 40% al 60%. [Adnkronos]

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01 febbraio 2010
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