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Italiani godetevi le ''care vacanze'' fino in fondo perché al rientro vi aspetta anche il ''caro-scuola''

E' in arrivo la stangata dei libri di testo: aumentati del 10% in un anno

01 agosto 2005

Usufruendo senza vergogna di un atteggiamento tipico degli italiani, il qualunquismo, iniziamo dicendo che ''quelli della politica sono tutti uguali: fanno tante belle promesse e appena sono al potere pensano solo ai propri interessi''.
Sulla scia di tale ragionamento, quindi, dire che il governo Berlusconi abbia tartassato gli italiani più di altri governi risulterebbe falso, e qui non vogliamo certo indagare sulle differenze fra questo o quel governo, vogliamo però parlare di un'imminente ''stangata'', e questa ci arriverà dall'attuale governo ''Berlusconi Bis'': si parla dell'aumento sui libri di testo.
Partiamo dalle affermazioni di Simone Paini, presidente nazionale di ''Alleanza studentesca'' (sindacato studentesco vicino ai Popolari Udeur), che ha così commentato i primi dati di un indagine che l'associazione sta portando avanti e che sarà presentata nel mese di settembre: ''Anche quest'anno, dopo i proclami del ministro dell'Istruzione Letizia Moratti, i costi dei libri di testo per frequentare il primo anno della scuola superiore sono più alti del 10 per cento rispetto al precedente anno scolastico''. ''L'aumento dei prezzi - ha aggiunto Paini - viene accompagnato da un'iniziativa del ministero e delle Poste italiane, in collaborazione con la Bol, società di vendita di libri on line appartenente alla Mondadori, che propone l'acquisto dei testi con una rateazione della spesa in 12 mesi con interessi superiori al 7 per cento. Mediamente dunque - ha continuato - le famiglie italiane, sempre più povere ed in difficoltà, dovranno spendere il 17 per cento in più per garantire ai loro figli il diritto di frequentare il primo anno delle scuole superiori".

Per spiegare questa iniziativa del ministero dell'Istruzione e delle Poste italiane ci avvaliamo adesso di una bella voce del giornalismo italiano, e certamente non qualunquista, il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella...

I libri scolastici in conflitto d'interessi.
Le Poste portano a casa i testi. Fornitore unico: una società della Mondadori di Berlusconi.

(Corriere della Sera, 28 luglio 2005)



















Non è solo Berlusconi, il quale pattuglia appena può antiquari e gioiellerie, a fare regalini agli amici, come il prezioso orologio Longines impacchettato per tutti i deputati l'ultimo Natale. Capita a volte che siano gli amici a fare regalini a lui. Letizia Moratti e le Poste Italiane, ad esempio, per il prossimo compleanno che il Cavaliere festeggia in coincidenza con l'apertura delle scuole, hanno deciso di donargli la possibilità di sbaragliare anche il mercato dei libri scolastici. Uno dei pochi settori, col commercio dei coleotteri o la produzione di mostarda mantovana, nel quale non si era ancora cimentato.
Cosa rappresentino i libri scolastici è presto detto: con 400 milioni di euro l'anno di fatturato, sono una fetta di un terzo circa dell'intero mercato del libro. Ma, ciò che più conta, sono la boccata di ossigeno che una volta l'anno permette alle piccole librerie sparse per la provincia italiana, dove si vende il 28% scarso di tutti i volumi, di tirare il fiato e non abbassare le saracinesche vinte dalla sciatta indifferenza di un paese che legge poco come il nostro.
Tanto per capirci: in molti casi, nelle cittadine del Nord come del Mezzogiorno, l'incasso per i testi adottati dalle elementari alle medie superiori può superare il 60% degli introiti annuali.

Il costo di questi libri imposti agli studenti, del resto, è spesso elevato se non, in certi casi, stratosferico. Basti dire che la «dote» di un ragazzino di prima media può costare oltre 300 euro, quella di un ragazzo delle commerciali intorno ai 350, di un liceale anche 500. Un peso che in questi anni di vacche magre può essere, per molte famiglie, esorbitante. Al punto di incidere, nei casi più gravosi, perfino sulla scelta di molti studenti di abbandonare la scuola. Per non dire delle code interminabili che ogni genitore si deve sobbarcare ogni anno per rastrellare tutto il bagaglio editoriale necessario ai figli.
Va da sé che ogni iniziativa per alleviare questa soma sulle spalle delle famiglie, magari tenendo conto anche delle esigenze delle piccole librerie locali che sono un patrimonio preziosissimo (si pensi alla Calabria, alla Basilicata o al Molise dove sono meno di una ogni 100 mila abitanti) è la benvenuta. E così è andata, infatti, con l'iniziativa delle Poste Italiane che, tra cori di consensi, hanno distribuito 5 milioni di locandine e avvisi vari per segnalare agli istituti scolastici e alle famiglie italiane la possibilità di ordinare i testi, via internet o via telefono, per poi comodamente riceverli a casa portati dal postino.
Con l'optional di poter rateizzare il pagamento in 12 mesi al tasso del 7.5%. Che non sarà basso, visto che il tetto massimo sarebbe il 7,77%, ma potrebbe aiutare molte famiglie a sopportare meglio l'impatto della spesa supplementare autunnale. Fin qui, tutto ok.

Ma il bello deve ancora arrivare. A chi hanno deciso di affidare l'operazione, infatti, il ministero della Pubblica Istruzione e le Poste Italiane? Voi direte: avranno fatto una gara d'appalto. Macché.
Avranno sentito gli editori? No, tranne uno: indovinate quale. Avranno consultato i librai? Neppure: «Manco una telefonata», spiega furente Rodrigo Diaz, presidente dell'Ali, l'Associazione librai italiani, «abbiamo saputo tutto a cose fatte e tutti i telegrammi mandati alla Moratti o a Letta non hanno avuto risposta. E' stata una cosa sporca».
Avranno sondato il mercato per vedere chi è il più forte nel commercio di libri on-line? «Assolutamente no», risponde Mauro Zerbini, amministratore delegato di Ibs, gruppo Longanesi, «il nostro è il sito di questo tipo più visitato d'Italia, a giugno abbiamo avuto 991 mila contatti e nel 2004 abbiamo fatturato 13,2 milioni di euro. Ma non abbiamo avuto dal ministero o dalle poste neppure una telefonata. Neppure una. Abbiamo saputo tutto a cose fatte».
Ma allora, come è stato scelto il fornitore di tutto quel bendidio di libri? E' quello che chiede in una interrogazione, tra gli altri, il senatore Stefano Passigli. Il quale, oltre ad accusare la Moratti poiché «il suddetto servizio postula che Poste Italiane abbiano ottenuto dal ministero la lista delle adozioni dei testi con largo anticipo su tutte le librerie», ha anche presentato un esposto ad Antonio Catricalà, l'ex segretario generale di Palazzo Chigi nominato presidente dell'Autorità per la concorrenza e il mercato.
Il fortunato fornitore prescelto per il businness è infatti ''Bol''. Una società di vendita di libri on-line che fattura meno della metà di Ibs (5,5 milioni contro 13,2), ha meno della metà dei contatti internet (a giugno 434 mila contro 991 mila) ma, per pura coincidenza, appartiene alla Mondadori. Cioè alla casa editrice di proprietà del «principale» di Letizia Moratti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Che le Poste Italiane vogliano bene al capo del governo non è un mistero. Prima di questo piacerino, per dire, avevano già fatto un accordo per mettere a disposizione di Mediolanum - la banca del premier -, i loro 14 mila sportelli col risultato di trasformare una banca virtuale, quale era fino ad allora quella presieduta da Ennio Doris, nell'istituto di credito con la maggiore copertura territoriale. Non bastasse, Massimo Sarmi, l'amministratore delegato etichettato come vicino ad An e in particolare a Gianfranco Fini, era arrivato al punto di invitare a Roma il capo del governo, poco prima di Natale, all'inaugurazione del più bello e avveniristico ufficio postale d'Italia. Un gioiello che ruotava intorno al Sistema Informatico Livelli Virtuali di Integrazione Operativa.
Ma che meraviglia di acronimo: S.I.L.V.I.O.!

Gian Antonio Stella

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01 agosto 2005
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