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Italiani stressati e ansiosi per la guerra in Libia

Cresce la fobia nella popolazione adesso consapevole dell'ostilità di un "nemico"

23 marzo 2011

Le operazioni in Libia e l'intervento del nostro Paese "stanno alimentando stress e ansia negli italiani. "Il fatto è che stiamo vivendo un periodo di eccezionalità, con uno stato di guerra a pochi chilometri dalla nostra nazione. Un evento che ha un effetto perturbante sulla psiche, legato alla contrapposizione tra ciò che è normale e viene vissuto come sano, e ciò che non lo è". Parola di Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell'università D'Annunzio di Chieti, che ha spiegato all'Adnkronos Salute come l'emergenza libica rischi di innescare una serie di paure e fobie, razionali e non, negli abitanti del Bel Paese.
"La sofferenza individuale è legata proprio all'incontrollabilità di ciò che potrà venire dagli scontri in Libia, dall'improvvisa consapevolezza dell'ostilità di un nemico che, di fatto, è molto vicino", prosegue l'esperto. Insomma, il rapporto "sereno e tranquillo tra me e il mondo, essenziale per un atteggiamento sicuro e positivo, è ormai saltato. Sappiamo che da qualche parte, anzi molto vicino, c'è qualcuno che non ha voglia di rapportarsi con noi", per usare un eufemismo.
Risultato? "Stress e preoccupazione, ma anche ipervigilanza, perché non sappiamo dove e quando potrebbe arrivare una minaccia alla nostra sicurezza. Alla paura di conseguenze reali degli scontri in Libia, dalla cannonata alle ritorsioni economiche, si sommano anche i timori di insidie nascoste, striscianti, irrazionali. Ecco che l'attacco terroristico in metropolitana o nei mezzi pubblici - dice Di Giannantonio - all'improvviso può non sembrare più un pericolo così remoto".

Anzi, i rischi legati all'immaginario sono ancora più subdoli rispetto a quelli collegati alla realtà, perché gettano allarme e rendono insicuri e ansiosi senza che nulla possa limitarne la portata. "Se pensare a un attacco missilistico dalla Libia è preoccupante, lo spetto delle paure 'irrazionali' è particolarmente difficile da allontanare dalla mente, perché arduo da smentire". E, di solito, colpisce nella quotidianità. Di Giannantonio prevede dunque l'aumento di fobie come quelle della metro, dei mezzi pubblici e dei luoghi chiusi, "difficili da controllare e fonte di possibili pericoli. La mente corre al timore di un attacco terroristico. Ma in queste condizioni - prosegue - scatta anche la paura dell'altro, del diverso, che porterà a guardare con sospetto la persona con tratti mediorientali, o dall'aria sfuggente". Dunque particolari luoghi o persone potrebbero fare da "catalizzatori della paura".
Ma allora cosa fare? "In questi momenti difficili è importante puntare sull'informazione: conoscere, leggere, aggiornarsi sui fatti, per riportare il pericolo a una dimensione reale, più facilmente gestibile razionalmente. Inoltre - conclude l'esperto - è fondamentale parlare, dialogare e condividere con gli altri le proprie emozioni e i propri pensieri negativi", tirarli fuori per imparare a controllarli. [Adnkronos Salute]

 

 

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23 marzo 2011
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