Jean Renoir

Il 14 settembre 1894 nasceva a Parigi il figlio del pittore impressionista Pierre Auguste Renoir

05 settembre 2002
Nel 1894, 108 anni fa, nasceva a Parigi Jean Renoir, figlio secondogenito del pittore impressionista Pierre Auguste Renoir.
Jean Renoir crebbe a contatto con gli ambienti culturali borghesi del principio del secolo, in una casa che era una galleria permanente dei quadri paterni.
Il naturalismo letterario e l'impressionismo figurativo costituirono le naturali basi culturali del giovane Jean. Iniziato al cinematografo dalle proiezioni domenicali del collegio, la sua passione esplose soltanto durante la Grande Guerra, quando congedato per una ferita alla gamba l'invasione dei film americani rivelò all'ufficiale convalescente i serial (The exploits of Elaine) e le comiche (Charlot).
Alla fine della guerra il padre pittore morì e il figlio sposò una delle sue modelle, abbandonò il mestiere di ceramista e cominciò a fare del cinema per lanciare la moglie. La svolta artistica fu determinata nel 1924 dalla visione di un film di Stroheim; Renoir individuò nel realismo trasfigurato la vena autentica del cinema e intraprese una coscienziosa codificazione di un possibile realismo cinematografico francese, filtrandola attraverso le sue radici impressioniste e naturaliste. I borghesi, i contadini e gli operai di tutti i giorni, entrarono stabilmente a far parte dei suoi film. Scoperto il valore plastico del gesto quotidiano, Renoir concepì il film come una ricostruzione della natura, ivi inclusi paesaggi e forme umane.
Nonostante la carenza sotto il profilo della trama, e quindi la struttura a divagazioni, ''La Fille de l'Eau'' (1924), suo primo film e ''Charleston'' (1927) -capriccio surrealista in cui un argonauta negro scopre i resti di una città e incontra un'indigena che balla il Charleston- propongono diversi agganci all'avanguardia parigina (onirismo, paesaggismo, esotismo), come tra l’altro ''La petite marchande d'allumettes'' (1930), film pionieristico e artigianale per il modo in cui fu prodotto, tratto da una fiaba di Andersen, e ''Tire au Flanc'' (1929), caricatura dell'ambiente militare, è il primo accenno chapliniano ''umorismo umanitario''.
In ''Nana'' (1926), tratto dal romanzo di Zola, ci sono già tutte le tematiche del futuro Renoir, il gusto di vivere e il senso dello spettacolo propri trovano la loro prima sistemazione in una rigorosa cornice narrativa:
''l'amore per lo spettacolo, la donna che si inganna nelle sue aspirazioni, l'attrice che cerca sè stessa, l'innamorato che muore a causa della sua sincerità, il politico sperduto, l'uomo creatore di spettacoli''
(F. Truffaut).
Il suo primo grande successo lo ebbe con ''La Chienne'' (1931), film verista e crudele, tratto da un romanzo di Georges de La Fouchardière. Questa è la storia di un cassiere, pittore dilettante che, oppresso da una moglie tiranna, si innamora di una prostituta e per amore di lei ruba, uccide impunito e finisce tra i clochard.
Il canovaccio di questa pellicola è un pretesto per snocciolare una galleria sociale di tipi parigini: dalla prostituta avida e cinica, al giovane delinquente, dalla moglie asessuata al clochard. Tipi reali (non figure simboliche), il cui comportamento ha origine dal ruolo sociale che rivestono.
Inizia così la connotazione stilistica di Renoir, film che è cronaca e sociologia: ogni individuo agisce in funzione del suo rapporto con la società.
Nel 1934 gira ''Toni'', ambientato nel sud della Francia tra emigrati italiani e spagnoli. Il film prende spunto da un fatto di cronaca e si serve di attori non professionisti. Toni incarna il personaggio tipico del realismo francese degli anni '30, l'innocente perseguitato dal destino e destinato a una fine tragica. L'unica sua colpa è quella di amare la donna sbagliata.
Seguiranno: ''Le crime de M. Lange'' (1935), ''Les bas-fonds'' (1936), ''Une partie de champagne'' (1936) in cui Luchino Visconti gli farà da aiuto-regista.
''La grand illusion''(1937), racconto della drammatica evasione di quattro soldati francesi da un campo tedesco durante la prima guerra mondiale, che apparentemente anti-militarista e nazionalista, accentua l'ideologia classista di Renoir -arrivando all'affermazione che gli uomini si sentono più accomunati dall'origine sociale che non dalla divisa che indossano-, vale, più che per alcune soluzioni formali di grand'effetto, soprattutto per l'intreccio di temi e di ideali, che caratterizzano le varie scene: la dignità dell'ufficiale tedesco sconfitto dalla vita, la solidarietà fra i due ufficiali aristocratici orgogliosi della tradizione cavalleresca della loro classe seppur consci del suo inesorabile declino, lo spirito patriottico del figlio del popolo, la ricerca disperata della libertà da parte degli evasi, l'amore che sboccia fra la contadina tedesca e l'operaio francese. Sono queste le grandi illusioni del film, un'opera emotiva sulla decadenza dei vecchi valori morali, tesa ad esaltare l'umanità che le divise tentano invano di nascondere. Libertà uguaglianza e fraternità: gli ideali della rivoluzione borghese animano questa tragedia di classe.

Con ''La Bête Humaine'' (1938), altro film da un’opera di Zola, Renoir torna al film noir, alla cronaca naturalista di un delitto, e alla denuncia umanitaria del disagio esistenziale della classe lavoratrice, qui rappresentata da un macchinista (Jean Gabin) squilibrato che s'infatua della moglie di un capostazione.
Il canovaccio di Zola è portato all'estremo, il film è oscurato da una cappa pesante e buia, da un'ossessiva incombenza e presenza dell'omicidio. La donna fatale è il piacere che l'umile operaio non può godere, perché l'ordine sociale lo assegnano ad un borghese.

Dal 1938 al 1969 (anno del suo ultimo film ''Le Testament du Docteur Cordelier'', adattamento del Dr. Jekill and Mr. Hyde di Stevenson) Jean Renoir girerà altri sette film, che lo vedranno impegnato in India, in Italia e di nuovo in Francia, in una serie di pellicole difficilmente non classificabili come capolavori, ma non solo: l’impegno politico nelle file del partito comunista, la fuga verso l’America nel periodo nazista, il ritorno in Europa e il contributi culturale per la ricostruzione.

Sensibile al mutare dei tempi, ai cambiamenti sociali e culturali, Renoir rinnova di volta in volta il suo cinema, ma la sua opera rimane abbastanza unitaria.
Se il realismo poetico è frutto passivo della sua infanzia impressionista e della sua giovinezza surrealista, se quello militante fa parte del suo privato contributo civile alla storia politica della sua nazione, se quello mistico ha origine dai viaggi esotici di un saggio, dalla presa di contatto con civiltà angosciate da problemi diversi; se quello spettacolare è in fondo un atto di gratitudine nei confronti dei generi a cui s'è ispirato; la vena autentica di Renoir è quella che porta dalla cronaca nera alla storia, dall'anarchia allo scetticismo. Renoir è innamorato della vita, il suo unico ideale consiste nel goderla fino in fondo; si scaglia perciò contro tutto ciò che può impedire di farlo: le convenzioni borghesi e l'ingranaggio tecnologico su tutto.

Renoir muore nel 1981

Filmografia:
La fille de l'eau (1924), con P. Champagne
Nanà (1926)
La chienne (1931)
Toni (1934)
Le crime de M. Lange (1935)
Les bas-fonds (1936, Verso la vita)
La grand illusion (1937)
La Bête Humaine (1938, L'angelo del male)
La règle du jeu (1939)
La partie de campagne (1939)
This land is mine (1943)
The southerner (1945)
The woman on the beach (1947)
The river (1951)
French can-can (1955)
Le Testament du Docteur Cordelier (1969)

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05 settembre 2002

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