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Kals'Art 2005: a Palermo una stagione culturale destinata ad essere ricordata come...

...il trionfo del non-sense... e del kitsch

08 settembre 2005

PALERMO NON KALSA
Protestano le suore di Madre Teresa di Calcutta: quel LaChapelle sul muro del convento non ci deve stare! E la gigantografia del celebre fotografo americano viene rimossa.
Siamo a Palermo e stiamo parlando dell'ultimo eclatante episodio di una stagione culturale destinata ad essere ricordata come il trionfo del non-sense. E del kitsch…

di Davide Lacagnina
[Exibart del 06/09/2005]

Le suore di Madre Teresa di Calcutta hanno deciso bene di passare dal pensiero all'azione. Non si sono lasciate convincere dalle promesse dell'amministrazione comunale e hanno fatto tutto da sole. Prima con abbondanti dosi di vernice azzurra e poi con energici strappi. Poco importava se l'oggetto del contendere era una foto d'autore, e se l'autore era David LaChapelle, e se la megastampa era una delle tante che si sono materializzate una notte d'agosto in giro per il quartiere della Kalsa di Palermo.
L'episodio non è solo un aneddoto divertente; e di là dal fatto che in nessuna città del mondo sarebbe venuto in mente a qualcuno di appendere un LaChapelle al muro di un convento di religiose, il punto non è questo. Per fortuna nessuno più si scandalizza per un nudo; nemmeno per quelli velleitariamente ''porno-chic'' di LaChapelle (come dire l'aberrazione del porno e dello chic...), ma pare tuttavia utile fermarsi sul ''fattaccio'' perché rappresentativo del clima di approssimazione e di totale arbitrio in cui sono state gestite alcune operazioni all'interno della programmazione culturale estiva del Comune di Palermo.

Non è chiaramente in discussione l'idea di fare della Kalsa un distretto culturale ricco di iniziative e di proposte di rilievo, ma ogni ipotesi di qualità in tal senso è stata clamorosamente disattesa dalla ridda di opzioni affastellate, oltre ogni ragionevole senso della misura, nel già ricco cartellone della rassegna Kals'Art.
Nonostante il sicuro interesse di alcuni appuntamenti, che hanno registrato spesso il tutto esaurito, si resta increduli e disorientati di fronte al faraonico dispendio di energie e di denari pubblici che hanno fatto di Piazza Kalsa, cuore della manifestazione, il teatro dell'assurdo di una politica culturale (diciamo meglio dell'intrattenimento) assai discutibile.
LaChapelle: già perché LaChapelle? Cosa le sue patinatissime fotografie hanno a che spartire con la Kalsa di Palermo? Quale il senso di questo eccesso di glamour ostentato e capriccioso in un quartiere ancora fortemente degradato sia dal punto di vista sociale che architettonico? Sono foto di costume? Sono foto di moda? Sono una provocazione, come è stato detto? Per chi? Smanie da fashion victims con il complesso della provincia, in cerca di emozioni forti?

Le luminarie d'autore: lodevole iniziativa quella di ripensare in chiave contemporanea le tradizionali luminarie come ultima evoluzione della gloriosa stagione barocca degli apparati effimeri. Effimeri appunto. Il tempo di una notte o di una settimana di festeggiamenti. Perché allora rendere illeggibili, così a lungo e in maniera così invasiva, le facciate delle chiese e dei palazzi del quartiere? Perché cancellare del tutto (indifferentemente se a luci spente o accese) quel gioco di volumi, di superfici, di vuoti e di pieni che definivano gli edifici e la stessa identità urbana del centro storico di Palermo? Perché accostare le luminarie d'autore a quelle tradizionali? Non si poteva decidere per le une o per le altre?
Intendiamoci: laddove la sensibilità della proposta ha tenuto conto del contesto in cui si inseriva i risultati sono più che accettabili e in alcuni casi molto gradevoli. Ne sono prova i raffinati calligrafismi di Paolo Rizzatto in via 4 Aprile o l'ipnotica sequenza di anelli colorati di Pierluigi Cerri in Vicolo della Salvezza. Tuttavia, basta spostarsi di poco metri in piazza Kalsa per imbattersi in un compendio raccogliticcio che ha tutta l'aria di un mega-flipper da paese dei balocchi. L'impressione è quella di una ''mirabi-kalsa-land'' senza più alcun residuo di città. E non servirà a molto chiamare in causa quel trito repertorio di ''cortocircuitazioni'', ''contrasti'', ''straniamenti'' e ''spiazzamenti'', così familiari a certa critica, per convincerci che debbano convivere a stretto giro:
a) il neo-barocco del carro di Santa Rosalia parcheggiato sotto Porta dei Greci;
b) gli orribili birilli-dissuasori del traffico disegnati in colori fluo da Italo Rota per la passeggiata a mare (stilizzando, nelle intenzioni, il profilo del busto di Eleonora d'Aragona conservato a Palazzo Abatellis...);
c) le pose occhieggianti di Drew Barrymore e David Bowie immortalati da LaChapelle accanto alle varie Madonne (Ciccone), Naomi Campbell e dintorni;
d) le facciate delle chiese di Santa Teresa e della Pietà abbrutite da miserandi camuffamenti neo-settecenteschi che fanno il verso ai riccioli e alle volute tardo-barocche;
e) il ''macrocip-ricordo d'oriente'' attaccato sempre da Rota alla facciata posteriore di Palazzo Forcella;
f) il palco milleluci su cui si esibiscono alternativamente neo-melodici napoletani, jazz-band, gruppi etnici e cantori di fado portoghese;
g) il contorno colorato e ''caciarone'' di panniddari (venditori di panelle), sasizzari (venditori di salsicce), semenzari (venditori di semi di girasole) e mulunari (venditori di angurie). E qui ci fermiamo, ma si potrebbe continuare.

Il quartiere? Per fortuna non subisce in silenzio. La reazione delle suore non è infatti che la punta più appariscente del malcontento che serpeggia fra gli abitanti della zona, le cui lettere di protesta non si contano ormai più sulle pagine dei quotidiani locali, accanto alle lenzuola che alcuni condomini di via Alloro hanno steso fuori dai balconi di casa loro con messaggi di disapprovazione indirizzati all'attenzione della amministrazione comunale.
Solidarietà dunque ai cittadini della Kalsa. Perché dalla critica civile che hanno dimostrato di sapere condurre, possano nascere occasioni reali di confronto e di riflessione sui modi e i tempi di una rinascita del centro storico di Palermo. Che sia affidata una buona volta, e per sempre, a progetti consapevoli e lungimiranti; e non alla polvere di stelle di qualche fotografo più o meno sulla cresta dell'onda i cui lacerti di foto al vento, nella desolazione di Piazza Magione, costituiscono forse l'immagine più sconsolante che quest'estate palermitana poteva regalarci.

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08 settembre 2005
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