L'Abbuffata

Il sogno del Cinema di quattro giovani amici in una commedia che prende in giro un po' tutti

16 novembre 2007

Noi vi segnaliamo...
L'ABBUFFATA
di Mimmo Calopresti

Tutti sognano il cinema. E nel bellissimo borgo di Diamante, in Calabria, un gruppo di quattro giovani amici ha finalmente il coraggio di girare un film e, così, di sconvolgere la vita della cittadina. Dalla banda del paese al cinico regista ''guru'' ritiratosi a vita di contemplazione, dalle zie che aspettano ancora l'amor al professore d'inglese, dal parroco alla barista, per finire alle stelle del mondo del cinema, al di là dei confini della Calabria, tutti rimangono coinvolti dall'energia, dalla magia e dalla semplicità con cui i quattro ragazzi vogliono costruire un presente e un futuro diverso. E per la grande star che ha accettato generosamente di atterrare in Calabria, in compagnia della fidanzata per girare il loro film, i giovani amici con l'aiuto di tutto il paese prepareranno una grande festa: una vera e propria ''abbuffata''...


Anno 2007
Nazione Italia
Distribuzione Istituto Luce
Durata 102'
Regia Mimmo Calopresti
Sceneggiatura Monica Zapelli, Mimmo Calopresti
Tratto da ''L'invito'' di Mahmoud Iden
Musiche Sergio Cammariere
Con Gérard Depardieu, Lele Nucera, Diego Abatantuono, Nino Frassica, Paolo Briguglia, Donatella Finocchiaro, Elena Bouryka, Valeria Bruni Tedeschi
Genere Commedia

La critica
''Insomma basta con questo cinema. Cos'ha il cinema che la televisione non ha? Il silenzio... E' una delle battute d'autore disseminate da Mimmo Calopresti ne ''L'Abbuffata'', piccolo divertissement sulle traversie di tre giovani aspiranti cineasti calabresi che mollano le bellezze e la noia di Diamante per tentare la fortuna a Roma. La battuta, come molte altre, coglie nel segno. Solo che poi Calopresti infarcisce il film di musichette allegre e moleste, come per convincere anzitutto se stesso che sta facendo una commedia. Peccato perché prendendo in giro tutto e tutti, compreso se stesso, il regista calabrese approda a un finale che meritava una preparazione più attenta. (...) Altro che cinema insomma, e lamentele del tipo 'qui non succede mai niente': la vita ha mille facce (la vita, non la tv), bisogna solo saperle raccontare. Però non basta, per fare spettacolo, convocare un bel gruppo di facce e di amici. A meno che, come teorizza sempre Calopresti, non sia comunque 'meglio fare un brutto film che stare qui con le mani in mano a sentirsi superiori'.''
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

''Molta carne al fuoco. Verità e Finzione, l'Attore professionista e quello preso dalla vita, l'importanza del fare prendendosi la responsabilità eventualmente di sbagliare contro la paralizzante nostalgia della grandezza o la sterile attesa del capolavoro, il paternalismo ipocrita di chi ce l'ha fatta, o è pieno di rancore per non avercela fatta, e il valore della ribellione - fare di testa propria - di chi deve ancora trovare il suo posto, la libertà creativa, il posto dell'artista in questo mondo. Fellineggiando.''
Paolo D'Agostini, 'la Repubblica'

''Omaggi a Ferreri e Fellini, citazioni dall'universo trash della televisione... c'è molta ironia e molta tenerezza in 'L'Abbuffata': perfino quel noioso del regista trova l'amore e il tocco del cinema che arriva nel paesello di Diamante forse farà, alla fine, del bene. Abbiamo il sospetto che Calopresti abbia raccontato il se stesso sbarcato a Roma per 'fare il cinema' tanti anni fa, ma che dietro l'autobiografia ci abbia regalato uno sguardo feroce sull'Italietta di oggi. Dici poco.''
Alberto Crespi, 'L'Unità'

''Ecco uno degli spunti più abusati e prosaici del cinema che riesce a trasformarsi in un estroso e autoironico balletto sulla nostalgia delle radici. Del resto il regista de 'L'abbuffata' Mimmo Calopresti è davvero una persona straordinaria: anche se non iscritto al club di promotori & esegeti, chi lo conosce non può che ammirarne l'intelligenza, la modestia, la simpatia e il genuino trasporto per il suo mestiere... (...) Sinora conosciuto e catalogato come cineasta tendente al malinconico e all'intimistico, Calopresti dimostra di potere giostrare a piacimento in un arco di sfumature, contrappunti e impressionismi alquanto elastico: la sua solidarietà con i sogni perduti dei ragazzi non produce il solito cortocircuito piagnucoloso e suggerisce, anche con la sorpresina dell'epilogo, quei contrappunti dolceamari che possono rendere il lavorio dei nostri ricordi più ardito e meno a buon mercato.''
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

''Dopo una vita a Torino, Mimmo Calopresti riscopre il sud. Coi i suoi - l'avrete mai detto? - 'panorami e tramonti, colori e odori'. Più un ragazzino che vuole fare un film. Più un regista in crisi, Diego Abatantuono. Poi dicono che sono i reality, a trattare lo spettatore da idiota.''
Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio'

''Intersecano la linea narrativa principale, alla Tornatore, una serie di ferite che contengono citazioni o omaggi a Fellini, Amelio, Salvatores, Arbore, Totò e la banda paesana, Crialese, Marco Ferreri, visto il titolo, 'L'Abbuffata' e il finale. E un po' a se stessi, a Mimmo Calopresti che festeggia la conquistata leggerezza di tocco e una saggezza nei sentimenti impudicamente esibita. (...) Film pieno di finestre aperte al documentario, e all'energia giovane. Girato in surplace e in prima persona singolare, quasi vuole essere un divertimento tra amici da cannibalizzare: sia giovani che coetanei. E questo è il primo strato 'autobiografico', del double cheesburger light. Il cineasta che ha fatto fortuna, che ora vive a Roma, ha fatto l'agente, si tiene in forma facendo footing all'Ara Coeli, è rilassato come fosse in eterna vacanza, perché ha conquistato Cinecittà, ci racconta anche due o tre cose, non rimpianti, sul suo rapporto con l'ex compagna Valeria Bruni Tedeschi, mai portata in vacanza d'amore al sud, per non finire come Al Bano e Romina, e che invece gli insegnerà, nella scena più commuovente, che solo affrontare la morte in faccia fa crescere.''
Roberto Silvestri, 'Il Manifesto'

''Ennesima rivisitazione del mito del cinema, della voglia di fuggire dal posto dove si è nati per andare al Nord. Tutto già visto, ma non è questo il difetto principale. Tutti gli interpreti sembrano fuori parte. Calopresti fa lavorare due sue ex fidanzate, ma non riesce a costruire un filo logico in questa pellicola che non ha né capo né coda. Qualche battuta divertente qua e là, ma per il resto la sensazione di vedere un film che non si capisce che cosa voglia dire. Le tecniche usate dal regista, secondo le intenzioni dell'autore, dovrebbero dare un senso di freschezza e novità alla cornice filmica. Invece sono soltanto la dimostrazione che si tratti di un espediente per coprire la mancanza di idee e di originalità.''
Giampiero De Chiara, 'Libero'

Presentato fuori concorso alla II edizione di ''Cinema. Festa internazionale di Roma'' nella sezione ''Cinema 2007'' - Film realizzato con il sostegno di: Regione Calabria, Film Commission Calabria, Film Commission Torino Piemonte.

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16 novembre 2007

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