L'allarme dei Servizi segreti: Italia nel mirino dei terroristi, ''nostrani'' e islamici, fuori e dentro il territorio nazionale

02 agosto 2007

Che i contingenti militari italiani operanti all'estero possano essere attaccati da gruppi terroristici, è diventato purtroppo un rischio ''particolarmente concreto''. Inoltre è aumentato anche il rischio di possibili attentati nel nostro Paese legati alla minaccia jihadista. A sostenerlo sono i Servizi segreti nella 59ma Relazione sulla politica informativa e della sicurezza, l'ultima relazione redatta dagli 007 vecchia maniera, vista la riforma dei servizi segreti votata ieri al Senato.

Nei primi sei mesi del 2007 sono state 60 le minacce terroristiche, sia di carattere interno che internazionale, direttamente riferite all'Italia. Segnalazioni ''di varia portata ed attendibilità'' esaminate dal Comitato analisi strategica antiterrorismo che si è riunito 27 volte.
''La principale minaccia - sottolineano gli 007 - rappresentata da attacchi contro il personale impegnato nelle missioni militari all'estero o che opera in aree di crisi, ha acquisito particolare concretezza. L'attentato contro il contingente spagnolo di Unifil 2 in Libano (24 giugno 2007), richiama l'attenzione sull'eventualità che analoghi rischi riguardino il contingente italiano''.
Sul nostro territorio, invece, l'allarme riguarda principalmente la minaccia jihadista, che ''prospetta rischi accentuati anche per il nostro Paese''. Il dato saliente di questa minaccia, spiega il documento, è costituito ''dal suo consolidamento su base regionale, particolarmente evidente ed insidioso nel Maghreb, ad opera della Federazione armata di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) sorta dalla trasformazione del Gruppo Salafita''.
Le minacce maggiori ''appaiono a tutt'oggi prevalentemente da ricondurre ad un apparato reticolare di provenienza nordafricana, che non esclude l'interazione o il contatto funzionale con circuiti illegali e con altri ambienti integralisti di origine balcanica, mediorientale e centroasiatica''.

Sul territorio italiano si è registrato ''un aumento dei centri di aggregazione islamica che, pur organizzati e frequentati per la gran maggioranza da persone che rispettano la legge, restano potenzialmente esposti ad infiltrazioni radicali''. Questi sono passati da 696, censiti alla fine del 2006 ai 735 rilevati a maggio. Nel 2000 erano 351. Moschee ed associazioni religiose sono più numerose in Lombardia (110), Veneto (104) ed Emilia-Romagna (94).

Ma non è solo il terrorismo islamico ad allarmare i Servizi segreti, infatti la recrudescenza dei movimenti terroristici ''nostrani'', tra ''nuove Br'' e ''anarco-insurrezionalisti'', non è un aspetto da sottovalutare. ''Dopo lo smantellamento di una cellula neobrigatista (12 febbraio 2007) si continuano a seguire analoghi progetti eversivi'', c'è scritto nel rapporto. ''Il numero delle persone coinvolte anche nel fronte di sostegno e la potenziale letalità delle armi sequestrate - si legge ancora - non possono essere sottovalutati in alcun modo perché ciò dimostra l'esistenza di un substrato di condivisione ideologica''. Inoltre ''restano immutati i propositi eversivi degli anarco-insurrezionalisti''.

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02 agosto 2007

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