L'amico di famiglia

Paolo Sorrentino racconta di un mostruoso usuraio e del suo curioso, e country, aiutante

10 novembre 2006


 





Noi vi consigliamo...
L'AMICO DI FAMIGLIA
di Paolo Sorrentino
 
Geremia de' Geremei, settantenne, è una persona rivoltante, sia esternamente che internamente. Geremia ha un rapporto morboso, ossessivo, malato con qualsiasi cosa. Con la madre, il padre, i soldi, le donne, insomma con la vita. Geremia è un usuraio dell'agro pontino.  Accompagnato dal fido Gino, un tipo schivo, fissato con il country, la vita di Geremia si incrocia con quella di Rosalba, una ragazza che sta per sposarsi, il cui padre ha chiesto i soldi all'usuraio. Con imprevedibili conseguenze per tutti, perché è il denaro che impone le regole.


Anno 2006
Durata 110'
Distribuzione Fandango
Regia e Sceneggiatura Paolo Sorrentino
Fotografia Luca Bigazzi
Con Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio, Laura Chiatti, Gigi Angelillo
Genere Commedia

Note di regia
Una volta, in Siberia, c'erano decine di gradi sotto zero, durante una gita che somigliava ad una deportazione, io me ne stavo aggrappato alla poltrona dell'autobus con trentotto di febbre. Ma loro no.
L'autobus si è fermato e loro non hanno battuto ciglio, lei molto anziana, il figlio anziano quasi quanto lei. Se ne sono fottuti di tutto.
Volevano fare la passeggiata nella tundra.
Hanno sfidato un freddo feroce, mano nella mano, e quasi pattinando al ralenti sul ghiaccio sono scivolati intimi, di spalle, in mezzo agli alberi innevati e al niente bianco della Siberia. Quando sono risaliti sull'autobus, allegri e congelati, lui si è messo a parlare con un'altra gitante, un'altra disperata come lui e allora io ho guardato solo la madre.
Si era chiusa in un tetro risentimento. Una mummia gelosa e densa di rabbia.
Stava pensando, ne sono sicuro, di aver perso, in un colpo solo, il figlio ed il fidanzato. Questo film è nato così, guardando di sbieco, per un attimo, un rapporto morboso, malato, degenerato e al tempo stesso comico.
E mi è parso subito un doppio salto mortale fare un film che fosse al tempo stesso malato e leggero, comico e drammatico in eguale misura.
E con giocosa incoscienza mi sono lanciato in quello che sempre, a mio parere, dovrebbe essere un film: un salto mortale. Meglio se doppio, o triplo. Come certi tuffi difficili. Un tuffo dentro l’uomo e la sua degenerazione. Che poi sono una endiadi.
[Paolo Sorrentino]

''Il mio usuraio brutto ma non mostruoso''

Intervista a  Paolo Sorrentino (Chiara Ugolini, Kataweb Cinema)

- ''Ma è l'uomo col braccio rotto che non ti fa dormire? Papà chi è quell'uomo?'
- ''E' un amico di famiglia''

L'usuraio protagonista è un personaggio piuttosto repellente...
Geremia è molesto con le donne, ha una relazione incestuosa con la madre ottantenne, un rapporto morboso con i suoi clienti. Avrebbe potuto essere ancora più mostruoso, ma Giacomo Rizzo gli ha dato una certa commozione e tenerezza.
Tu sostieni che il brutto e il mostruoso hanno un grande fascino...
Anche per giustificarci, per assolverci, visto che siamo tutti abbastanza orrendi. Tutte le persone hanno inevitabilmente aspetti pii e altri macabri. Raccontando un personaggio dovresti raccontare entrambi gli aspetti, io in realtà tendo pericolosamente verso i secondi. A livello drammaturgico poi il bene è piatto, mentre il male è piuttosto movimentato e quindi più interessante.
Vedi un qualche pericolo nel fatto di rappresentare un usuraio in modo affascinante?
Io non tengo una posizione moralistica ma neppure morale rispetto alle storie e ai personaggi che racconto, non sento una responsabilità come regista nel dare interpretazioni, quello sta al pubblico.
Toni Servillo nell'altro tuo film era un riciclatore di soldi, Giacomo Rizzo qui è un usuraio. Tutto gira intorno ai soldi?
Il denaro è il vero motore delle cose, tutto ruota intorno ai soldi e quindi mi viene facile come sceneggiatore utilizzarlo come traino per la storia. I problemi nascono quando il denaro si mescola alle esigenze affettive. L'usuraio è un personaggio con deliri superomistici, dà e toglie la vita come un chirurgo o, per chi crede, come Dio.
Come definiresti 'L'amico di famiglia'?
E' un film comico con elementi drammatici, non può essere chiamato commedia perché in una commedia se si sorride va bene comunque. Questo film, se non fa ridere, fallisce.
Perché hai scelto di ambientare il film nell'Agro Pontino?
Mi piace l'aspetto visuale di quell'architettura, di impostazione fascista, ha delle linee perfette per le immagini cinematografiche. Inoltre la campagna dell’Agro Pontino ricorda le distese americane, in questo ambiente si trova a suo agio Gino che ha una vera ossessione per l'America. Tra il Veneto, l'Emilia Romagna e il Lazio esistono dei locali dove la passione per il country è assoluta: vanno a cavallo, fanno il ballo sincronizzato, ascoltano quella musica.

La critica
''Se 'L'amico di famiglia' fosse una telefonata, la comunicazione risulterebbe continuamente interrotta. Un fenomeno frequente con i giovani cineasti che, pur dotati come Paolo Sorrentino, non hanno ancora instaurato la linea diretta con il cuore del pubblico. (...) Questa sua opera 3 è suggestiva per l'ambientazione dechirichiana nella fotografia di Luca Bigazzi e fa emergere qua e là spunti curiosi. Che cosa manca al film per convincere e commuovere? Con tutta la simpatia per l'acre antipatia di Rizzo, manca Charles Laughton: ovvero un grande uomo-orchestra all'altezza di colui che riuscì a umanizzare perfino il Gobbo di Notre Dame.''
Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera'

''Ambientato tra le architetture novecentesche di Latina e Sabaudia, le città vuote costruite dal fascismo, con la fotografia buia in interni e luminosissima in esterni del grande Luca Bigazzi, con le musiche pulsanti, 'L'amico di famiglia', molto curato nel linguaggio e poco importante come soggetto, denuncia una certa presunzione e una forte ambizione (è un pregio) che si spera di vedere soddisfatta. Fabrizio Bentivoglio e Laura Chiatti sono molto bravi e il protagonista Giacomo Rizzo, attore del teatro napoletano, è perfetto.''
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

''(...) L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino, un film magistrale per come è costruito e per come è interpretato (...). L'amico di famiglia accumula nel finale un crescendo di colpi di scena di smagliante ricchezza, ma è l'insieme, disperato e amaro, ironico e poetico, lunare e surreale a farne un grande film e del suo autore una certezza. L'unico difetto è in qualche smagliatura logica, spiegata con la volontà di fare un'opera aperta, dove sta all'immaginazione dello spettatore riempire i vuoti, mentre, più pianamente, c'è forse un montaggio frettoloso.''
Stenio Solinas, 'il Giornale'

''Da tanto speravamo in un film italiano per cui tifare. Lo abbiamo trovato. (...) Paolo Sorrentino è il nostro uomo. (...). Cinemascope, inquadrature e luci studiatissime (ma per niente fastidiose) raccontano un'Italia fondata sulle bomboniere di porcellana e sulla vendita all'estero di una partita di bidet. Nell'Agro pontino si balla il country come in Tennessee, e Sabaudia sembra un quadro di De Chirico.''
Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio'

''(...) In complesso, la sua opera terza sembra marcare una fase di passaggio. Lo stile è il film, senza dubbio; ma per guardare a maestri come Buñuel (e Sorrentino lo fa), occorre sorvegliare meglio la compattezza drammaturgica e abbracciare con più decisione la dimensione surreale.''
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

''(...) chiaro omaggio a Federico Fellini. (...) L'amico di famiglia è prima di tutto un'immersione nel genere umano e nella sua degenerazione, raccontata con umorismo e accompagnata da una musica che esalta i momenti drammatici e rafforza le situazioni comiche.''
Maria Luz Climent Mascarrel, 'El Mundo'

''A cavallo tra l'estetica del videoclip, il surrealismo e il puro e semplice assurdo, Sorrentino firma un'opera difficilmente classificabile, in cui la storia è un pretesto per costruire un poderoso impianto visivo. Un film del genere attira pochi spettatori - e però è chiamato film cult - e lascia presagire che Sorrentino possa essere un degno erede di David Lynch o un onesto regista di videoclip o spot pubblicitari.''
El Pais

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10 novembre 2006

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