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L'Anm scrive alla vedova Borsellino

"Capisco lo sfogo nel proclamare la sua vergogna di essere italiana, ma bisogna servire lo Stato"

20 marzo 2012

Il presidente della sezione nissena dell'Associazione nazionale magistrati, Giovanbattista Tona, ha scritto una lettera alla vedova del giudice, Agnese Borsellino. Nell'inchiesta sulla strage di via D'Amelio del 1992, in cui morirono Paolo Borsellino e la sua scorta, i magistrati di Caltanissetta "lavorano" con "un impegno che richiede sobrietà ed equilibrio, ma anche schiena dritta e passione per la verità".
"Per cercare la verità - sottolinea il magistrato - bisogna certamente rispettare le regole; ma le regole si possono rispettare anche senza voler cercare la verità. È per questo che mi sento di chiederle di rinnovare la sua speranza per dare forza a chi vuole servire questo Stato, applicando le regole e cercando la verità; anche sapendo che se questa verità sarà difficile da accettare, qualcuno esprimerà tutta la sua inquietudine chiedendo di verificare se siano state rispettate le regole".

"Sono tanti i modi con i quali il suo dolore e quello della sua famiglia è stato insultato in questi anni; e ad ognuna di queste offese corrisponde una vergogna per il nostro Paese". Nella missiva Tona ricorda alcuni passaggi "difficili" sull'inchiesta aperta dalla Procura di Caltanissetta, come "quando, dinanzi alla possibilità di capire davvero come erano andate le cose, ci fu chi si scandalizzò perché i magistrati continuavano ad indagare su fatti tanto vecchi e sui quali non vi sarebbe stato più nulla da scoprire. E adesso non sembra che sia finita, carissima signora Agnese".
"Ora pare - aggiunge Tona, parlando della richiesta di documenti dalla Procura generale della Cassazione - che sui magistrati che hanno lavorato ancora sulla strage di via D'Amelio ci sia bisogno di vigilanza; a cosa serva questa vigilanza in realtà ancora non lo possiamo sapere. Forse per verificare che siano state rispettate le regole e che non si sia usciti dal seminato. Ma chi ha tracciato il seminato? Si vedrà".

"Ripensando a tutte queste cose - scrive Tona alla vedova Borsellino - io capisco il suo sfogo, quel grido che tanto mi ha inquietato e che proclamava la sua vergogna di essere italiana. Lo capisco meglio, però, se lo unisco alle parole di speranza che Le ho sentito pronunciare in questi giorni; e le confesso che mi riempie di orgoglio il fatto che lei ha associato questa sua speranza all'operato dei magistrati di Caltanissetta, sui quali evidentemente lei prima di altri ha vigilato, formandosene una rassicurante opinione".
"Perchè lei possa essere orgogliosa di essere italiana - conclude Tona - bisogna che veda davanti a sé uomini dello Stato che non la offendano o che non la facciano vergognare. In passato evidentemente non le sarà capitato spesso".


Polemica tra Manfredi Borsellino e Vittorio Sgarbi - Lunedì 19 marzo Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, oggi Dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Cefalù, ha inviato suoi uomini nella sede dell'emittente radiofonica "Radio Cammarata Cefalù" pretendendo copia della registrazione di una intervista tra i candidati sindaci andata in onda domenica mattina, nel corso della quale Vittorio Sgarbi ha ricordato le parole di stima che sua madre, Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, espresse nei confronti del critico d'arte durante la sua visita a Salemi nel dicembre del 2008, città di cui Sgarbi era sindaco da pochi mesi.
"Con modalità che costituiscono certamente un abuso - spiega Vittorio Sgarbi - Manfredi Borsellino ha preteso che su una bacheca pubblica della radio collocata nel principale corso della città, così come sul sito internet della stessa, fosse pubblicata quella che lui definisce una «smentita», e che qui riporto integralmente: «Il dottor Manfredi Borsellino smentisce il professore Vittorio Sgarbi. Miei uomini mi riferiscono che il candidato sindaco Vittorio Sgarbi, intervenendo nella vostra emittente radiofonica, oltre a lanciare i soliti attacchi a magistratura e forze dell'ordine, avrebbe millantato un'amicizia con mia madre. Si tratta di un'affermazione molto grave, che ovviamente mia madre smentisce con forza. La conoscenza occasionale è cosa ben diversa dall'amicizia, che non potrebbe mai instaurarsi tra un soggetto con il vissuto di Sgarbi e la vedova di Paolo Borsellino. Firmato: Dott. Manfredi Borsellino - Dirigente Commissariato»".
"Sono letteralmente sorpreso – osserva Sgarbi - dalla nota di Manfredi Borsellino che compie abusi di ufficio inviando, senza mandato giudiziario, uomini della Polizia a chiedere copia di registrazioni radiofoniche che rappresentano espressioni di libertà di pensiero. Una evidente forma di intimidazione, più che nei miei confronti, nei confronti della emittente. Una «messa in scena» cercata, visto che la registrazione della trasmissione era disponibile sul sito internet della radio".

"Sua madre, Agnese, vedova di Paolo Borsellino - ricorda Sgarbi - è stata in visita a Salemi nel dicembre del 2008, ed è stata da me ricevuta, assieme ai suoi parenti e anche suoi familiari, nell'auditorium San Giovanni, di fronte ad almeno 80 persone. Quello del dicembre 2008 - ricorda ancora Sgarbi - è stato un incontro cordiale, di reciproche attestazioni di stima. Riporto qui di seguito la trascrizione del suo intervento, in modo che si possa giudicare quanto abnorme e viziata da malanimo sia la «smentita» del figlio: «Sono commossa da questa accoglienza. Come siciliana sono felicissima della scelta di Sgarbi che da Nord ha scelto di fare il sindaco in una cittadina siciliana… Vedo nel lavoro di Sgarbi un'azione missionaria. Sono convinta che, grazie anche lui, comincerà una nuova stagione… E’ stata scelta una persona che viene da lontano, per far sì che, non con le chiacchiere ma l’azione, e soprattutto il linguaggio eterno dell’arte, si possano trasmettere valori positivi... ». Ecco, questo io ho ricordato domenica 18 marzo a Cefalù durante la trasmissione radiofonica a Radio Cammarata. La sola cosa grave, in questa vicenda – denuncia Sgarbi - è semmai l’inaudita reazione di Manfredi Borsellino, il quale mostra il suo pregiudizio, incapace di valutare con serenità e distacco".
"Chiedo comunque di sapere a che titolo e per quali ragioni di servizio Manfredi Borsellino ha mandato i «suoi uomini» della Polizia di Stato a pretendere copia della registrazione della trasmissione e la pubblicazione della smentita. Smentire le mie dichiarazioni per vicende che comunque riguardano un suo familiare, e dunque la sfera privata, rientra forse tra i compiti della Polizia di Stato? Non ritiene, il giovane Manfredi Borsellino, di avere abusato del suo ruolo e di intervenire, peraltro, a gamba tesa, nella campagna elettorale, forse con l’obiettivo, mal celato, di alzare polveroni?"

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20 marzo 2012
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