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L'Assemblea regionale siciliana approverà la legge-omnibus presentata dalla Giunta di centro destra?

Elezioni in Sicilia. ''Omnibus: Destinazione Catania'' di Agostino Spataro

04 maggio 2005

''OMNIBUS: DESTINAZIONE CATANIA''
di Agostino Spataro

L'Assemblea regionale siciliana approverà la legge-omnibus presentata dalla Giunta di centro destra? Lo sapremo domani o dopodomani. L'obiettivo è approvarla in ''tempi utili'', ovvero prima della chiusura dell'Assemblea per le elezioni del 15 maggio. Scadenza, a quanto pare, imperativa vista la perseveranza del governo nel perseguirla. Evidentemente, la maggioranza non se la sente d'andare al voto senza l'approvazione di questo provvedimento-calderone. Si spiega così anche il concetto di ''utilità'' dei tempi che si definisce non in armonia con l'interesse generale della Sicilia, ma con la convenienza politica dei suoi sostenitori i quali mirano a trarne evidenti vantaggi elettorali.
Alla fine, forse, voteranno anche i deputati più recalcitranti e i molti assenti severamente redarguiti dal presidente della Regione. Per disciplina di partito o per buona creanza.

E così questa Sicilia, dalla quale si emigra per le più disparate ragioni (per lavoro, per studio, per cure mediche, ecc), che continua a perdere pezzi della sua traballante economia, avrà una nuova legge che brucerà una barca di milioni per accontentare questo o quell'altro, e per di più sotto elezioni.
Cosa non si fa per un pugno di voti!
Certo, si tratta di una scadenza importante nella quale si concentrano l'elezioni amministrative a Catania e in altre decine di comuni e il referendum confermativo per l'abrogazione della nuova legge elettorale regionale.
E' il primo test importante, dopo il terremoto delle regionali d'aprile, che dovrà verificare la capacità di tenuta dell'unica roccaforte polista rimasta nel meridione, in vista delle doppie elezioni del 2006.  
Mai città del Mezzogiorno ha così, emblematicamente, rappresentato l'interesse politico nazionale quanto Catania in questa campagna elettorale comunale. Sul voto dei catanesi s'appuntano, infatti, le attenzioni dei due poli, al massimo livello, poiché, qui, entrambi cercano chi una conferma e chi una smentita.
Il centrosinistra cerca la conferma delle regionali d'aprile, il centrodestra una loro smentita per potere sperare nel recupero, nel 2006.
Non è un'esagerazione: la vittoria di Enzo Bianco potrebbe dare un colpo durissimo alla strategia di Berlusconi (il quale, non a caso, molto si è speso per ''aggiustare'' le cose a Catania) e al robusto, anche se incrinato, asse siciliano del centro destra che ruota sull'accordo fra Forza Italia e la componente maggioritaria dell'Udc guidata dagli onorevoli Cuffaro e Lombardo.

Se l'Ars non è un ''Club del mercoledì''
Il voto di Catania, dunque, deciderà - in primo luogo- del futuro di questa città dinamica che merita una guida politica più autorevole e soprattutto più dimensionata alla sua proiezione euromediterranea ed destinato ad influire sulle prospettive elettorali della Sicilia e dell'Italia.
Ecco perché serve, a tutti i costi e prima del 15 maggio, incassare la caterva di benefici clientelari inseriti nell'omnibus, poiché -  è notorio - che un buon negozio non si può concludere senza aver prima versato una caparra. E, in questo caso, la caparra è costituita dall'approvazione della suddetta legge.
Se queste scarne considerazioni hanno un senso, allora non si può affidare - come spesso è accaduto - al signor Commissario dello Stato la lotta di ''resistenza'' al dilagare del clientelismo sprecone; magari sperando nell'impugnativa totale o parziale della legge. Siamo certi che il commissario eserciterà, legittimamente, le sue delicate funzioni anche in questo caso, tuttavia nessuno potrà attendersi che egli assolva un ruolo di supplenza dei gruppi parlamentari dell'Ars e prima di tutto di quelli che rappresentano l'opposizione.
Il centrosinistra dovrebbe rifiutare, per principio giuridico e per coerenza politica e morale, provvedimenti di questo tipo e non lasciarsi tentare dall'accoglimento di qualche suo emendamento consolatorio.
Se l'Ars è un Parlamento, e non una sorta di ''club del mercoledì'', si dovranno ripristinare e rispettare la sua dignità istituzionale e costituzionale e le regole procedurali che, certo, non possono essere forzate o interpretate alla bisogna.
A cominciare da questa legge-calderone che va bloccata ricorrendo all'uso, sapiente e determinato, di tutte le garanzie regolamentari e ricercando le alleanze possibili con quanti, anche nella Cdl, desiderano un serio cambiamento all'Ars e alla Regione.

* Pubblicato in ''La Repubblica/Pa'' del 3 maggio 2005

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04 maggio 2005
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