L'economia del Mezzogiorno d'Italia cresce ma in maniera inferiore rispetto ai Paesi europei più svantaggiati

14 luglio 2007

Dal recente Rapporto annuale della Svimez, l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, emerge che l'economia del Sud Italia è in crescita. L'anno scorso al Sud il Pil è cresciuto dell'1,5%, dopo il calo dello 0,3% registrato l'anno precedente. Nonostante tutto, resta (anche se in leggero calo) il divario con il Nord e con il Centro.
Una ripresa che comunque non ha nulla di entusiasmante, perché minore rispetto a quella registrate dalla altre aree deboli dell'Europa. La crescita dell'economia del Mezzogiorno, infatti, è stata inferiore di tre volte a quella della Spagna, e di cinque volte a quella della Grecia.
La regione che ha fatto registrare il maggior tasso di crescita è il Molise (2,2%), seguito a pari merito da Basilicata e Sardegna (1,8%). Tutte le regioni del Mezzogiorno, tuttavia, hanno presentato nel 2006 livelli di prodotto pro capite nettamente inferiori a quello medio italiano, mentre nel centro-nord questo avviene solo per l'Umbria.

Le esportazioni di aziende del Sud, ancora, sono cresciute del 6,8 per cento: positivi i settori siderurgico e petrolchimico, segno negativo per i beni del ''made in Italy'' (abbigliamento, cuoio, calzature). Cresce anche l'occupazione (+0,7 per cento), anche se meno che al Nord, ma resta alto il numero di lavoratori irregolari, che tocca quota 1 milione 391mila.
A proposito della quota di spesa pubblica per il Mezzogiorno, Svimez ha rilevato come sia passata dal 40,6 per cento del 2001 al 36,3 percento nel 2006. Una spesa, spiega l'associazione, non solo ben lontana dall'obiettivo del 45 per cento fissato in fase di programmazione, ma inferiore anche al peso naturale del Mezzogiorno (la media tra la sua quota di popolazione e di territorio) che è del 38 per cento circa. In calo anche la quota per investimenti pubblici per il Meridione, scesa dal 35-36 per cento del 2000-2001 al 31,3 per cento del 2006.

Come dicevamo prima, la riconquista di segnali positivi da parte di quasi tutti i settori produttivi del Mezzogiorno sono però annullati dal divario che il Meridione sta accumulando con le altre aree deboli dell'Unione europea e dei Paesi nuovi entrati. Nell'ultimo arco di tempo disponibile per il confronto, tra il 2000 e il 2004, i nuovi Stati membri, sottolinea lo studio della Svimez, hanno mostrato tassi di crescita del Pil di oltre il 5%, le Regioni Obiettivo 1 della Ue a 15 del 4,1 per cento, quelle della Ue a 25 del 4,5per cento, mentre il Mezzogiorno si è fermato allo 0,5.
Anche altri indicatori strategici confermano la tendenza. Tra il 2001 e il 2006, per esempio, il flusso annuo di investimenti esteri per abitante è stato di 13 euro nelle regioni del sud Italia, contro i 500 euro di Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia. Fatta 100 la media Ue, inoltre, l'indice di potenzialità competitiva del sistema produttivo elaborato da Svimez (sintesi di infrastrutture, ricerca, risorse umane e tessuto produttivo) vede il Sud a quota 65,9, ancora una volta sotto il livello di Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.

Dati interessanti emergono danche sul fronte della criminalità. Salgono nel 2006 i tentati omicidi (+8,7% contro il +0,1% del Centro-Nord) e le estorsioni (+5,9% contro il -53,7%). In calo gli omicidi volontari (-50 in Campania, la regione più colpita con 128 delitti), mentre su 150mila commerciati in Italia stretti nella morsa degli usurai, la metà si concentra tra Lazio, Sicilia e Campania.

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14 luglio 2007

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