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L'elezioni a Catania e in Sicilia: Bianco avanza ma non vince, Scapagnini vince ma arretra

Cos'è successo in Sicilia

19 maggio 2005




L'elezioni a Catania e in Sicilia

BIANCO AVANZA MA NON VINCE
SCAPAGNINI VINCE MA ARRETRA *

di Agostino Spataro

Com'era prevedibile, il voto siciliano ha innescato un effluvio d'interpretazioni, più o meno stiracchiate, che non spiegano i dati reali e contribuiscono molto ad ingarbugliare le cose, senza far intravedere gli effetti concreti che si potranno determinare.
Ne sentiamo di cotte e di crude. C'è chi sostiene che l'onda antiberlusconiana si è fermata al di là dello Stretto o che abbia solo lambito la Sicilia, che Catania abbia salvato la poltrona del Cavaliere e rafforzato, chissà perché, il governo di Cuffaro alla Regione.
In realtà, siamo in presenza di un risultato quantomeno controverso. Soprattutto se si guarda a Catania dove Bianco avanza ma non vince, mentre Scapagnini vince ma arretra e si consegna nelle mani del neo-autonomista 0n. Lombardo, autoproclamatosi vero vincitore nella città etnea.
A ben vedere, il saldo elettorale complessivo (confrontato coi dati delle comunali del 2000) è sfavorevole al centro-destra che, per altro, perde importanti amministrazioni (Enna, Palma Montechiaro, ecc) a favore del centro-sinistra.
A Catania il centro-destra arretra di quasi tre punti e Scapagnini viene rieletto con una percentuale inferiore di 4,5 punti. Tuttavia, il fatto più clamoroso e carico di molteplici implicazioni è costituito dal vero e proprio sconvolgimento interno (al polo) che certo peserà sui futuri assetti politici e di potere, non solo locali. Forza Italia, il partito del sindaco, subisce una vera debacle: perde circa 10 punti (addirittura 23 rispetto alle politiche) a favore delle quattro liste ''autonomiste'' di Lombardo che insieme raccolgono circa il 20% dei consensi che, sommato al 4,5% dei ''quarantenni'', portano al 25% la forza dei due rami dell'Udc. Anche Alleanza nazionale e Nuova Sicilia (accorse sommessamente in aiuto di Scapagnini) hanno perduto voti in favore delle liste autonomiste.

NEOAUTONOMISMO, UN NUOVO LABORATORIO POLITICO
Insomma, Scapagnini è stato rieletto sindaco di Catania, ma il vero vincitore appare il presidente della Provincia che, sull'onda dei risultati, ha abbandonato l'Udc di Follini e dichiarato di voler portare la vittoria fino all'estreme conseguenze ''autonomistiche'', in vista degli appuntamenti elettorali del 2006. Tutti si chiedono: l'on. Cuffaro lo seguirà, medierà o semplicemente attenderà gli esiti dello scontro. Vedremo.
Una cosa è chiara: in Sicilia sta nascendo un altro ''laboratorio politico'' che dovrebbe preoccupare un po' tutti, alleati ed avversari dell'on. Lombardo, poiché l'esperienza insegna che ogni qual volta si è aperto un ''laboratorio'' per l'Isola sono stati giorni oscuri e tormentati.
Dovrebbero riflettere soprattutto, gli esponenti del centro-sinistra i quali - forse confidando nei sondaggi (che in Sicilia non hanno mai avuto fortuna) - ritenevano di avere la vittoria in tasca grazie all'onda lunga delle regionali d'aprile e a qualche buona candidatura.
Come quella, appunto, di Enzo Bianco che certo ha recuperato fette importanti di elettorato (+ 5 punti rispetto al precedente candidato dell'Ulivo) collocandosi a + 7 punti rispetto al dato complessivo della coalizione, che pure s'incrementa del 2%.
Perciò, il risultato di Bianco è da considerare comunque positivo. Anche se le prime analisi del voto per quartieri evidenziano come egli abbia recuperato soprattutto nel ceto medio, meno nei ceti popolari.
Anche a Catania si sconta l'assurda contraddizione che da tempo si vive a Palermo: il centro-sinistra sembra più radicato nei quartieri bene (via della Libertà, via Etnea) e meno nei quartieri di periferie; conquista voti nel ceto medio-alto, ma non riesce ad attirare gli strati più deboli, emarginati delle periferie urbane e perfino i tradizionali settori di classe operaia. Un fenomeno strano che forse si spiega con la mancanza di una politica verso questi ceti cui si vorrebbe supplire ricorrendo alle virtù messianiche di un candidato, più o meno illustre.
A Catania un po' questo è accaduto. La stessa cosa rischia di ripetersi, su scala isolana, alle prossime elezioni regionali. S'impone un ritorno alla politica fra la gente, organizzando la lotta per i diritti e per la legalità; riconquistando politicamente il territorio, a partire dalle immense periferie delle città e della società. Dove, a suo modo, la CdL è presente.

CENTRO-SINISTRA: OPPOSIZIONE E PROGETTI PER IL GOVERNO DI DOMANI
Anche sul piano della iniziativa politica c'è molto da correggere e soprattutto da fare. Prendiamo, ad esempio, la spaccatura interna all'Udc. Una crisi tutta siciliana che però sembra si stia svolgendo in Australia. Per altro, non è solo una lite per la spartizione del potere, ma emergono interessanti spunti per intraprendere un'azione politica. Non tutti, ma la parte più qualificata dei cosiddetti ''quarantenni'' hanno posto, a tutti, problemi di rinnovamento e di etica della politica. Purtroppo, nessuno si è mostrato interessato a raccogliere la sfida, magari per andare a verificare le loro reali intenzioni.
Tutto ciò ed altro, fa si che l'opinione pubblica stenta a capire quello che avviene all'interno delle istanze
rappresentative. Osservando il corso delle cose all'Assemblea regionale, molti non vedono all'opera una seria opposizione al governo Cuffaro, capace di prefigurare un futuro governo alternativo.
Infine, nel voto dei giorni scorsi si è visto che quasi sempre vincono i candidati con più liste collegate che a  Catania ed altrove hanno raggiunto un numero paradossale.
Com'era prevedibile, gli elettori hanno usato poco il voto disgiunto, concentrandosi sui candidati e quindi, automaticamente, scelto il sindaco collegato. In un contesto di crisi della politica si amplifica il ruolo dei candidati divenuti veicoli principali di raccolta del consenso, perché capaci di un contatto diretto con l'elettorato.
Da qui la loro proliferazione, anche perché allettati dai lauti compensi elargiti agli eletti.
Appare chiaro che tale tendenza rischia di andare fuori controllo e di snaturare il carattere politico delle
consultazioni. Il centro-sinistra, anche alla luce della conferma referendaria della legge elettorale regionale, sembra trovarsi di fronte ad un bivio: o pensare ad una modifica del meccanismo elettorale per gli enti locali capace di bloccare il fenomeno oppure attrezzarsi per sfruttare tutte le ''possibilità'' insite nella vigente legge. Anche se ciò dovesse scontrarsi con la filosofia della lista unica, tenacemente propugnata da Prodi e Fassino.


* pubblicato in ''La Repubblica'' del 18 maggio 2005

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19 maggio 2005
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