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L'emergenza rifiuti in Campania (per ora) è finita

Venerdì il governo si riunirà nuovamente a Napoli, ma non è ancora il momento di cantar vittoria

16 luglio 2008

Venerdì prossimo il governo tornerà a riunirsi a Napoli. Il primo punto all'ordine del giorno del consiglio dei ministri: la questione rifiuti. Per Berlusconi sarà l'occasione per dimostrare pubblicamente di essere riuscito a mantenere l'impegno di ripulire Napoli. Dirà che l'emergenza è finita, ha confidato ieri ad alcuni parlamentari del Pdl durante una riunione a Montecitorio.
E in effetti la città sembra aver cambiato volto rispetto agli ultimi mesi e anche alle ultime settimane. La situazione di crisi, gestita dal sottosegretario Guido Bertolaso, ha invertito la tendenza. Ma nonostante ciò che dirà venerdì Berlusconi, si potrà ritenere l'emergenza superata davvero soltanto quando il ciclo di smaltimento dei rifiuti a Napoli e in Campania avrà raggiunto un equilibrio tale da scongiurare il rischio che al minimo intoppo la spazzatura torni ad accumularsi per le strade.

Nel frattempo sono entrate in funzione a pieno due discariche, quella di Savignano Irpino e quella di Sant'Arcangelo Trimonte, e questo ha contribuito in maniera determinante a smaltire le giacenze di spazzatura che riempivano le strade di Napoli e soprattutto dell'hinterland. Oltre ai due impianti di Irpinia e Sannio, sta lavorando - anche se parzialmente - la discarica di Ferrandelle, e gli impianti  di tritovagliatura (gli ex cdr) di Santa Maria Capua Vetere, Giugliano, Caivano e Casalduni.
I treni per la Germania hanno poi trasferito mille tonnellate negli ultimi cinque giorni, e altre mille tonnellate sono state smaltite in cave gestite da privati in due regioni del sud, sulle quali viene però mantenuto uno stretto riserbo. Perché il fronte della protesta è sempre attivo, e Bertolaso non intende lasciare che possa allargarsi anche oltre la Campania.

Il trattamento dei rifiuti dall'altra parte del globo...
Kamikatsu: il paese senza spazzatura
di Emanuela Di Pasqua
A Kamikatsu, piccolo paese giapponese di poco più di 2 mila abitanti situato nell'isola di Shikoku, non c'è neanche un cassonetto per le strade, né camion che ritirano la spazzatura, come riferisce la Bbc. I residenti sono obbligati a dividere i rifiuti in 34 diverse categorie e a consegnarli in apposti centri di recupero che si chiamano appunto Zero Waste Centre (Centro per l'azzeramento della spazzatura). Anche il compostaggio dei residui organici va effettuato a monte: ogni cittadino provvede autonomamente a smaltirli e in questo modo ognuno si sente responsabilizzato nel produrre meno spazzatura.
La gente ha anche imparato a utilizzare i cosiddetti avanzi, lanciandosi in fantasiose ricette svuota-frigo.

Per ogni tipo di involucro e di residuo non organico è previsto invece il trasporto a un negozio locale, previa un'operazione domestica di lavatura e asciugatura. Vengono staccate a una ad una le etichette e successivamente i rifiuti vengono suddivisi nelle varie categorie. In cambio dell'onere che viene loro chiesto, gli abitanti di Kamikatsu, ricevono dei biglietti della lotteria.
Chiaramente si tratta di un lavoro non da poco, ma è anche vero che i cittadini dichiarano mediamente di sentirsi molto coinvolti e questo tipo di partecipazione dal basso li aiuta a rendersi conto delle proporzioni del problema, sentendolo di propria pertinenza. Stando ai risultati di un sondaggio, il 60% degli intervistati si dichiara soddisfatto dell'iniziativa, tanto da tollerare il disturbo che questa comporta.

E per risolvere il problema di quel 40% che partecipano svogliatamente e turandosi il naso (è proprio il caso di dirlo), il sindaco Kasamatsu Kasuichi prevede semplicemente di convincerli della bontà dell'iniziativa: un camion dei rifiuti sarebbe più inquinante rispetto ai viaggi brevi dei singoli individui, per non parlare dell'inceneritore. Dunque per amor di patria e con il tempo, sostiene Kasuichi, anche i più indolenti si convinceranno.
Non a caso questo esperimento d'eccellenza, studiato anche in altre parti del mondo, nasce in Giappone, paese notoriamente all'avanguardia quanto a immondizia. Già da tempo, esistono a questo proposito leggi molto severe e vige la regola di lasciare la spazzatura in angoli prestabiliti, in giorni prestabiliti e in sacchi prestabiliti, che devono avere un apposito colore.

[Informazioni tratte dal Corriere.it]

 

 

 

 

 

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16 luglio 2008
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