L'Età Barbarica

Il ritorno dei ''secoli buoi'' secondo Denys Arcand. Una pellicola divertente da retrogusto molto amaro

27 dicembre 2007


 







Noi vi consigliamo...
L'ETA' BARBARICA
di Denys Arcand

Nei suoi sogni, Jean-Marc è un cavaliere dall'armatura scintillante, una star del palcoscenico e dello schermo, e un autore di successo: le donne cadono ai suoi piedi e finiscono regolarmente nel suo letto... In realtà è un uomo qualsiasi - impiegato statale, marito insignificante, padre fallito e fumatore clandestino. Ma Jean-Marc resiste alle tentazioni del suo mondo di sogno e decide di darsi ancora una chance nel mondo reale...

Tit. Orig. L'âge des ténèbres
Anno 2007
Nazione Canada/Francia
Produzione CINÉMAGINAIRE INC.
Distribuzione BIM
Durata 115'
Regia e sceneggiatura Denys Arcand
Con Marc Labrèche, Diane Kruger, Rufus Wainwright, Emma de Caunes, Caroline Néron
Genere Commedia

Intervista con Denys Arcand
Denys Arcand, (Le Invasioni Barbariche, Il Declino dell'Impero Americano), vincitore di un Oscar e quattro volte candidato agli Academy Awards, parla del suo nuovo film.

Da dove le è venuta l'idea per L'Età Barbarica?
“Grazie al successo de Le Invasioni Barbariche ho trascorso un anno in giro per il mondo a rilasciare interviste. Proprio un anno intero, fra Cannes e gli Oscar l'anno successivo. Dopo tre mesi di questa vita ho pensato: 'C'è qualcuno al mondo che vorrebbe stare al mio posto?' E così ho cominciato ad immaginare un individuo che non è mai apparso in TV, a cui nessuno ha mai messo un microfono davanti alla bocca, che sogna di essere intervistato, di incontrare star del cinema e di dire la sua sulla società”.

E così è nato Jean-Marie Leblanc. Ha scritto il ruolo per Marc Labrèche?
“Non conoscevo Marc personalmente, ma è un comico famosissimo in Quebec. Abbiamo passato un giorno insieme per parlare di un altro progetto, proprio prima che io cominciassi a scrivere L'Età Barbarica, e mi sono reso conto che ridevamo delle stesse cose. Aveva anche l'età giusta e un aspetto da uomo della strada, ma la cosa principale è che eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d'onda. La sfida per me era quella di capire come questo individuo ordinario potesse riuscire a fare qualcosa della sua vita. Che soluzioni potevo trovare per lui?”

Come regista, il cinema è un modo per prendere posizione rispetto alla società?
“C'è un bellissimo modo di dire a Hollywood: 'Se ti preme mandare un messaggio, chiama la Western Union'. Non è che io non abbia niente da dire sul mondo in cui viviamo, è che posso dirlo solo sotto forma di una storia. Ma è una storia con aspetti simbolici, questo sì. Non potrei mai fare un dramma a tutto tondo, così come non potrei mai realizzare 90 minuti di pura commedia. I miei film oscillano sempre tra commedia, tragedia, farsa, melodramma... E' per questo che faccio il regista e non l'attivista politico, perché tendo a vedere sempre i due lati di ogni problema”.

La vita di Jean-Marc è opaca e senza amore, ma i suoi sogni sono pieni di donne che lo adorano...
“Colmano un grosso vuoto sia sul piano affettivo sia sul piano sessuale. Comincia tutto quando Jean-Marc dice a sua moglie, a letto: 'Sono preoccupato per mia madre'. E lei replica: 'Ah, si?' e continua a giocare con il suo Gameboy. Jean-Marc va nel capanno in giardino e lì incontra Diane Kruger che gli domanda: 'Come sta tua madre?' E' questo che vuole sentirsi chiedere, e che nessuno gli chiede mai. Se devi avere un'amante immaginaria, tanto vale che sia Diane Kruger, con un bicchiere di champagne in mano e il fuoco sotto la pelle. Quando si sogna non ci sono limiti”.

Il film introduce nuovi personaggi, ma è animato dallo stesso spirito de Il Declino dell'Impero Americano e de Le Invasioni Barbariche...
“E' la conclusione della mia trilogia. Dopo Il Declino dell'Impero Americano e Le Invasioni Barbariche che altro? I secoli bui. Io ho l'impressione che ci incamminiamo verso un nuovo Medio Evo. E' un tema che voglio sviluppare perché in fondo che cosa rappresenta il Medio Evo? La guerra contro l'Islam, gli infedeli, le crociate... Tutte cose che stiamo vivendo adesso. E rappresenta anche l'improvviso desiderio delle donne di rendersi inaccessibili e di farsi recitare poesie dagli uomini”.

Ci sono ancora speranze per Jean-Marc?
“Ci sono molte speranze, ma non so che cosa davvero augurargli. Introduco un riferimento autobiografico alla fine del film, mostrando delle mele in una ciotola che si trasformano nelle mele di Cézanne. L'Arte è la mia salvezza. La mia soluzione è quella di fare cinema. Non è necessariamente la soluzione che sceglierà Jean-Marc. Forse tornerà in città, forse resterà in campagna. Non è importante quello che fa ma quello che sa. Non è questione di ambiente. Si può trovare pace nel cuore di una grande città. Questo bisogna trovare - pace e serenità”.

LA CRITICA
"Fedelissimo al festival di Cannes, dal 'Declino dell'impero americano' a 'Le invasioni barbariche', il canadese Denys Arcand quest'anno è di cattivo umore. E ce lo fa sapere portando fuori concorso uno sfacciato remake del vecchio 'Sogni proibiti' con Danny Kaye ironicamente (si spera) intitolato 'L'age des ténèbres', 'L'età delle tenebre'. (...) Si capisce che questo signor Nessuno con lavoro frustrante e moglie e figlie distratte si consoli fantasticando di essere un grande scrittore, un politico di successo o un imperatore romano. Nella fantasia migliore si vede ospite di un talk show culturale francese... soppresso da qualche anno (frustrato pure in sogno!). Ed è molto divertente, perché reale, anche la parentesi in cui lo imbarca un'invasata che vive in un finto medioevo con tornei, dame e cavalli. Ma Arcand si prende sempre troppo sul serio, oltre che divertire vuole ammonire e ricattare (quella madre malata...). E malgrado le molte trovate brillanti lascia il retrogusto amarognolo dell'ovvietà."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"Mancano stavolta la malinconia e la politica di altri film: il soggetto (scritto dallo stesso Arcand) pare al confronto debole, debole."
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

"Sbarazzarsi della routine è facile; accettare che la vita libera sia prossima a mondi non meno folli di quelli dettati dall'immaginazione è più difficile: specie quando in odio agli arabi immigrati i tuoi vicini di casa si travestono da crociati e praticano tornei cavallereschi. Arcand col suo gusto euroamericano, tipico della cultura di Montreal, costruisce un facile apologo dell'uomo mediocre destinato a piacere a mezzo mondo. Infatti anche se gli ingredienti non sono raffinati il piatto è saporoso."
Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale'

"Titolo che funziona non si cambia. Dopo 'Le invasioni barbariche' e 'Il declino dell' impero americano', la trilogia medioevale del 66enne Denys Arcand, canadese più pessimista di Von Trier, chiude con 'L'età barbarica', in originale 'L'età delle tenebre'. Non si scherza col Medioevo che per lo scrittore Roberto Vacca qualche anno fa era prossimo venturo ma in cui ora siamo dentro. (...) Ovvio che si concorda sulle cause della crisi che ci ha portato nel Medioevo, ma i cine-rimedi espressi sono privi di emozioni e il richiamo alla salvezza dell' Arte - alla fine le mele reali diventano quelle di Cézanne - è di comodo. Ai confini della fantascienza sociale e dell'horror quotidiano, quest'uomo è vittima e preda dei peggiori istinti collettivi, la corsa all'auto, la furberia idiota, lo squillo del telefonino, l'incubo dei media. Certo, per fantasticare è meglio Diane Kruger che entra in doccia: nel mondo immaginario è facile diventare pre-potente ma è ancora più doloroso ricadere nella first life dove dominano disinteresse morale, disperazione e un'incomunicabilità che pervade ogni gesto, e pure ogni coito"
Maurizio Porro, 'Corriere della Sera'

"Dal declino dell'impero americano alla caduta del mito canadese. Denys Arcand, signorotto alto borghese della macchina da presa, ama giocare con stereotipi e cliché, sconfinando nel politicamente scorretto con garbo e raffinatezza, ridendo di difetti e pregiudizi di cui di solito ci si vergogna. O meglio, questo è quello che vorrebbe farci credere. 'L'età barbarica' chiude la trilogia cominciata ventun anni fa con 'Il declino dell'impero americano', unica vera perla del tris in mano ad Arcand. Da allora si è pigramente assopito sulla ripetizione di se stesso, in più o meno riusciti esercizi di stile. (...) Arcand si conferma mediocre censore dei suoi tempi, dotato di una certa dose di ironia, ma sempre più appesantita. 'L'età barbarica' diverte (e molto) quando ci svela un Canada razzista e assistenzialista solo a parole, ma che, in ossequio alla sua immagine, vieta il fumo nel raggio di 1 m da ogni edificio governativo e impone ai suoi impiegati frustrati feng shui e sedute di risate motivazionali. Irrita, invece, Jean-Marc, malinconico maschilista che incolpa solo gli altri, soprattutto le donne, dei suoi insuccessi. Per una di esse (Macha Grenon) c'è persino un duello medievale, involontaria (?) metafora della mentalità dell'autore. Arcand rimette in piedi il suo teatrino malin-comico di macchiette, sempre più sbiadite e di maniera. Tanti spunti intelligenti per nulla. O quasi.."
Boris Sollazzo, 'Liberazione'

Film di chiusura, Fuori Concorso, del 60mo Festival di Cannes (2007)

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

27 dicembre 2007

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia