L'ex boss del clan Santapaola, arrestato recentemente, ha deciso di collaborare con la giustizia

Umberto Di Fazio, condannato a morte da Provenzano, ora collabora con la procura di Catania

29 dicembre 2005

Il destino di Umberto Di Fazio, boss latitante della famiglia mafiosa catanese dei Santapaola, era ormai segnato: su uno dei ''pizzini'' di Bernardo Provenzano era scritta la sua condanna a morte.
Ma Di Fazio ha scampato a lungo le pistole dei clan e le manette della giustizia latitando per 5 anni. Poi, due mesi fa, i carabinieri lo hanno scovato in una casa-rifugio nella campagna alle spalle di Enna (leggi). Spaventato dalla vendetta della mafia e dal timore di una condanna all'ergastolo, l'ex boss del clan Santapaola ha iniziato adesso a collaborare.
Il sostituto procuratore distrettuale di Catania Amedeo Bertone non nasconde soddisfazione: ''Di Fazio è certamente stato una persona di rilievo del clan catanese di Cosa nostra. Riteniamo che sia attendibile anche se dobbiamo verificare ancora le sue dichiarazioni''.

In questi ultimi cinque anni di latitanza, l'ex boss ha continuato a gestire il racket delle estorsioni proprio dalla casa in campagna in cui l'hanno arrestato i carabinieri a fine ottobre. Per il ministero dell'Interno Pisanu, Di Fazio era considerato uno dei malavitosi di ''massima pericolosità'', ricercato per associazione mafiosa, estorsione e omicidio. Un personaggio di spicco nel cartello criminale dei Santapaola già nel 2000. Sfuggì anche ad un agguato mortale nel febbraio del 2001. In un ''pizzino'' vergato dalla mano del superlatitante Bernardo Provenzano e trovato nelle mani del pentito Antonino Giuffrè, il gruppo ''La Rocca'' di Caltagirone (CT) chiedeva l'autorizzazione ad uccidere il rivale Di Fazio per sanare certi contrasti sugli appalti pubblici nel catanese.

Che il pentimento di Di Fazio sia nato per paura della vendetta dei clan e per ottenere degli sconti sulle pene è convinzione comune. Il suo avvocato, Enzo Guarnera, non ha detto perché l'ex boss ha iniziato a collaborare con la giustizia. Ha detto però che il suo assistito è stato sentito dai giudici di Catania già una decina di volte: niente di più sul contenuto delle deposizioni.
Una certezza comunque esiste: la procura distrettuale di Catania, alcune settimane fa, ha depositato presso l'ufficio del gip di Catania le dichiarazioni del pentito che riguardano le posizioni di alcuni personaggi del suo ex gruppo criminale che avevano fatto richiesta di scarcerazione.

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29 dicembre 2005

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