L'insegnante che ha fatto scrivere ''sono un deficiente'' all'alunno bullo? Per il pm è una pericolosa maoista

10 luglio 2007

Dopo l'assoluzione concessa dal tribunale di Palermo all'insegnante che per punire un proprio alunno ''bullo'' gli aveva fatto scrivere per 100 volte ''sono un deficiente'' nel quaderno (LEGGI), sembrava che in questa curiosa e paradossale storia si fosse scritto la parola fine. Invece non è così. Infatti, il pm di Palermo Ambrogio Cartosio ha presentato appello contro la sentenza di assoluzione.
''Il sistema adottato dalla docente per correggere lo studente - ha scritto il magistrato - è consistito nel costringerlo a insultarsi e rendere pubblica la propria autocritica: un metodo da rivoluzione culturale cinese del 1966''.
La professoressa, che insegna nelle scuole medie da più di trent'anni, denunciata dal padre dell'alunno, era stata imputata di abuso di mezzi di correzione e lesioni.

Il sostituto procuratore, nelle 37 pagine dell'impugnazione, fa riferimento anche all'articolo 3 della Convenzione di Ginevra ''che tra l'altro dice che nessuno può essere sottoposto a trattamenti degradanti''. ''La Convenzione - scrive Cartosio - non si applica solo ai comportamenti sui detenuti dovendosi interpretare il termine nessuno come riferito a qualunque essere umano sottoposto al potere o all'autorità di qualcuno''. ''L'alunno indisciplinato o violento - continua il pm Ambrogio Cartosio che aveva chiesto la condanna dell'insegnante a due mesi di carcere - è spesso portatore di gravi problemi familiari o personali e non possiede strumenti culturali adeguati per sollevare il proprio problema. La trasgressione sovente costituisce l'unico canale attraverso il quale lancia il proprio Sos e purtroppo, di solito, i suoi atteggiamenti trasgressivi si traducono in violenze verso i coetanei''.
Alla luce di ciò, secondo il magistrato la docente avrebbe tenuto un comportamento, che il ragazzo avvertiva come ''vessatorio'', già in tempi precedenti alla punizione causando disturbi psichici nel ragazzo ''acuiti dalla punizione''. Per il pm, poi, l'idea dell'insegnante di fare scrivere agli altri alunni pensierini sulla vicenda smaschera ''la volontà di procurarsi testimonianze favorevoli a buon mercato'' e non di ''trasformare gli incresciosi episodi di quei giorni in occasioni di crescita per i ragazzi''.
Cartosio conclude: ''La sacrosanta esigenza di combattere il bullismo non può essere trasformata in una caccia alle streghe''.

Secondo alcuni parlamentari dell'Unione (Riccardo Villari della Margherita, Loredana De Petris dei Verdi e Tommaso Sodano del Prc), ''decisioni come l'impugnazione dell'assoluzione della professoressa di Palermo danneggiano l'immagine della magistratura''. ''Con la giusta assoluzione - aggiungono i parlamentari - questa vicenda decisamente poco edificante sembrava aver raggiunto l'opportuna conclusione. Invece dal magistrato arriva addirittura l'impugnazione della sentenza con tanto di 37 pagine di motivazioni. In un territorio complicato come quello di Palermo, i cittadini si attendono che i giudici si occupino di cose ben più importanti, mentre questa vicenda poteva tranquillamente chiudersi con l'archiviazione. Sono decisioni come queste che creano disaffezione nei confronti di un'istituzione come la magistratura. Con il doppio danno di danneggiare anche un'altra istituzione, la scuola, dove gli insegnanti sono spesso lasciati soli a fronteggiare il bullismo''.

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10 luglio 2007

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