L'invasione delle baguette rumene!

Preimpastato nell'Est Europa e surgelato: così un filoncino dura anche due anni. Ecco uno dei motivi per cui il pane al supermarket costa poco

02 novembre 2011

Precotto, surgelato, riscaldato. E mangiato. Dagli italiani. Uno su quattro dei panini confezionati che troviamo nei supermercati e che mettiamo sotto i denti nelle mense e nelle tavole calde dei self service, è "Made in Romania". Baguette, filoni, pane a fette, pagnotte. Lo cuociono nei forni di Bucarest, di Timisoara, di Costanza, di Cluj-Napoca. Lo esportano e ha solo bisogno di ultimare la cottura in forno. Costa meno della metà del nostro e dura due anni. La denuncia arriva dai panificatori del Veneto, ma interessa gran parte delle regiorni del Centro-Nord.
"Nella sola Romania si producono ogni anno 4 milioni di chili di pane surgelato a lunghissima conservazione (24 mesi). Il fabbisogno nazionale è basso (in confronto all'Italia che è al quarto posto in Europa dietro a Germania, Danimarca e Austria), e quindi più della metà viene esportato. Dove? Soprattutto in Italia" scrive L’Espresso.
Le importazioni dalla Romania di prodotti a base di cereali sono più che raddoppiate nell'ultimo anno. Ben 1,3 milioni di chili, con un più 136 per cento. Un'impennata se si pensa ai 6.733 miseri chili di dieci anni fa.
"Sono gli effetti della mancanza di trasparenza sul pane in vendita - spiega Sergio Marini, presidente Coldiretti - che impediscono al consumatore di conoscere il paese dove sono stati coltivati i cereali dai quali è ottenuto il pane, perché non è obbligatorio indicare l'origine in etichetta. All'inizio si delocalizza la provenienza delle materie prime. Subito dopo l'impianto di trasformazione e il laboratorio artigianale".

"La filiera delle baguette rumene si basa su un abbattimento dei costi di produzione e manodopera che l'Italia non può e non potrà permettersi. Fino al 60 per cento e anche oltre. Cluj Napoca, a 440 chilometri da Bucarest, è la vecchia capitale della Transilvania. Alle porte della città sorge uno dei più grandi panifici della Romania. Da lì e da altri stabilimenti come quello proviene gran parte del pane che invade supermercati e mense del Nord e Centro Italia. Così fa anche la Slovenia, che esporta ogni giorno quintali di pane diretto a Trieste e Gorizia". Nell'inchiesta non c'è alcun riferimento al Sud, "anche se non c'è l'obbligo di esplicitare la provenienza sull'etichetta". Il pane dell'Est, per ora, è un giro di affari da 500 milioni di euro. Sembra nulla se paragonato ai 7,2 miliardi di fatturato dei fornai italiani. Ma è un business in crescita. [Lasiciliaweb.it]

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02 novembre 2011

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