L'Isola dei casellanti

Le autostrade siciliane sono fra le peggiori d'Italia ma per ogni chilometro c'è un casellante

18 dicembre 2008

L'articolo di Emanuele Lauria che di seguito andiamo a proporvi parla di una storia tipicamente siciliana ma, permetteteci di dirlo, potremmo benissimo dire tipicamente italiana. Parla del numero spopositato di casellanti che fanno servizio in una delle rete autostradali più fetecchiose della Nazione, quella siciliana, appunto. Una storia che da' la sensazione, siamo sicuri, che hanno provato molti italiani in queste ultime settimane vedendo la pubblicità sull'alta velocità delle Ferrovie dello Stato, mentre migliaia di pendolari quotidianamente devono fare i conti con treni soppressi, ritardi mai spiegati, pulci-zecche-cimici e fetenzie di vario genere. “Italiani, prendete la Freccia Rossa invece dell'aereo. Risparmierete tempo. E poi oggi in Italia, vallo a trovare un aereo che ti faccia arrivare dove vuoi andare”. Ecco, le autostrade siciliane (come le ferrovie) sono un monumento alla vergogna, però quanti casellanti...


Foto di "lorca65" (www.flickr.com)

SULLE AUTOSTRADE SICILIANE DUE CASELLANTI PER OGNI CHILOMETRO

di Emanuele Lauria (Repubblica.it, 14 dicembre 2008)

Un esercito di casellanti. Schierati ovunque, nelle cabine per il pedaggio come negli uffici amministrativi del Cas, il consorzio monstre che gestisce la più disastrata rete autostradale d'Italia. Sono tanti, tantissimi, gli «agenti tecnici esattori» siciliani: esattamente 348, ai quali vanno aggiunti 150 addetti stagionali.
Una folla di cinquecento dipendenti, in un ente che gestisce circa 268 chilometri di autostrada (la Palermo-Messina, la Messina-Catania e 9 chilometri della Siracusa-Gela) lungo i quali si contano in tutto 24 porte d'uscita. Sulla carta, venti casellanti ogni casello.
Eccolo, il paradosso del Cas. Il consorzio su cui si è abbattuta la censura di Pietro Ciucci, il presidente dell'Anas che ha minacciato la revoca della concessione, è diventato soprattutto uno stipendificio. A denunciarlo, indirettamente, è stata la stessa Anas che ha rilevato come, fra le società italiane che gestiscono le autostrade, il Cas sia quello con il rapporto più alto fra personale e introiti.

Il 45 per cento degli incassi di pedaggi e royalties versate dai gestori delle stazioni di servizio (ovvero quasi 80 milioni di euro ogni anno) se ne va per pagare i dipendenti. Nessuna delle altre 23 concessionarie dell'Anas supera il tetto del 35 per cento. Patrizia Valenti, la dirigente regionale che siede da aprile alla guida del Cas, punta il dito su questo dato: «C'è stata una politica del personale, in questi anni, che ha sopperito alle carenze d'organico negli uffici con l'assunzione o la promozione di tecnici esattori. E oggi ci ritroviamo con appena due ingegneri e un numero insufficiente di geometri. Al punto che, per alcuni progetti, dobbiamo chiedere il supporto dell'università. Non disponiamo neppure di un ufficio legale, pur avendo un contenzioso da due milioni 760 mila euro»

Proprio il contenzioso è stato, in questi anni, il leit motiv della vita del consorzio. Una miriade di cause intentate, da un lato, dagli stessi tecnici esattori che dopo essere stati inquadrati negli uffici chiedono il riconoscimento di mansioni superiori o, al contrario di indennità suppletive come quella per il «maneggio denaro», che possono far lievitare un compenso base di 1.500 euro fino a una cifra doppia.
Al punto che anche la Corte dei conti, a fine giugno, ha chiesto lumi sulle indennità dei casellanti finiti dietro una scrivania nella sede di Messina o di Palermo. Ma, soprattutto, a caratterizzare la vita recente del Cas è stata la defatigante battaglia giudiziaria per il posto di direttore generale fra il capo dell'area tecnica, Felice Siracusa, e quella amministrativa, Olivia Pintabona.
Quest'ultima è stata dichiarata vincitrice del concorso interno per assumere quel ruolo dopo 11 (leggasi undici) ricorsi al Tar ma non si è ancora insediata perché - in contrapposizione con la Valenti - ritiene che il contratto che gli è stato sottoposto contenga clausole capestro. Fra le quali proprio quella che assegnerebbe termini troppo stretti per risolvere il contenzioso.

La poltrona del direttore generale dell'ente rimane così vuota, a tre anni dal pensionamento di Eraldo Luxi. Una situazione di impasse alla quale l'ex governatore Salvatore Cuffaro aveva pensato bene di porre rimedio affidando una consulenza da 100 mila euro annui all'ex capo dell'Anas Vincenzo Pozzi, finito però anche lui nel mirino della giustizia amministrativa che, sollecitata sempre dalla Pintabona, ha sentenziato che non ci fossero le ragioni per affidare all´esterno funzioni proprie del direttore generale.
Secondo la Valenti «l'accesa conflittualità negli uffici ha rallentato l'azione amministrativa: la decisione di mettere a concorso il posto per direttore generale solo per interni ha creato un clima di non collaborazione. E molti, nel consorzio, anziché pensare a far funzionare le autostrade, hanno badato alla carriera». Ora, il problema è che il sindacato più rappresentativo nel consorzio, la Cgil, ritiene che sia proprio il neo-presidente ad accendere questa conflittualità e, contestando una serie di trasferimenti di dipendenti e il ricorso a professionalità esterne per l´ufficio pensioni ed appalti, ha proclamato assieme ad un paio di sigle autonome una raffica di scioperi.
Filippo Panarello, ex segretario (messinese) della Cgil siciliana e oggi deputato regionale del Pd, parla senza indugio di «irresponsabilità dei vertici attuali che anziché sollecitare uno sforzo straordinario all'intera struttura, hanno proposto una distruttiva contrapposizione con gran parte dei dipendenti. Non v'è dubbio che vi sia stata una politica del personale discutibile, in questi anni, ed è innegabile che siano tanti gli esattori in organico, anche se il dato complessivo deve tener conto di contratti part-time e trimestrali. Ma il problema è di approccio: la Valenti non conosce la struttura, si fida solo di pochi consiglieri d'amministrazione ed essendo pure capo di gabinetto dell'assessorato all'Agricoltura dedica poche ore del suo tempo a un ente che è in condizioni drammatiche. Serve un commissario».

Il problema, a questo punto, più che il passato è il futuro di un ente che pure ha i bilanci in attivo ed è l'unico, nel macrocosmo regionale, ad autofinanziarsi grazie alle entrate cash dei pedaggi. Un futuro su cui gravano le ombre di una eventuale revoca della concessione da parte dell'Anas. I sindacati chiedono che si completi la pianta organica con altre duecento assunzioni, ma se arrivasse la revoca dove finirebbero i 512 attuali dipendenti del glorioso consorzio? «Ora spetta al ministro delle infrastrutture la valutazione politica sul ritiro della concessione», ha spiegato Ciucci.
E sul tavolo di Altero Matteoli è finita anche la diffida dell'Anas inviata al consorzio nel febbraio scorso in cui si citava il numero record di 473 «non conformità nelle infrastrutture autostradali siciliane»: buche, avvallamenti, gallerie non illuminate, guardrail da sostituire. «Il consorzio - dice la Valenti - avrebbe dovuto destinare il 35 per cento delle proprie risorse a interventi di manutenzione, cosa che non è avvenuta. In sostanza, fra il 2000 e il 2008 non sono stati eseguiti lavori circa per ottanta milioni. Dove sono andati quei soldi? Sono stati destinati soprattutto alla gestione corrente».
Nel 2005, mentre finivano altrove i fondi per le manutenzioni, l'autostrada Palermo-Messina è stata completata e inaugurata da Berlusconi con un'accelerazione che fu oggetto anche di un'inchiesta giudiziaria (poi archiviata) della Procura di Mistretta. E sono stati introdotti nuovi pedaggi per gli automobilisti. Ora, la presidentessa dice di aver trovato altre beghe contabili: 12 milioni di debiti fuori bilancio, fra cui la somma di 1,2 milioni per una società privata che, attraverso propri dipendenti forniti di bandiere, segnalava la situazione di pericolo fuori dalla galleria Langenia, rimasta chiusa per 27 mesi in seguito a un incendio.
E poi quei dodici milioni spariti nel nulla, a sentir ancora la Valenti, ovvero erogati dalla banca ma mai trasferiti nel conto del consorzio. Sulla vicenda l'amministrazione ha già presentato un esposto in procura. Ma per rispondere in modo definitivo alle contestazioni dell'Anas e per dare uno standard europeo alle autostrade siciliane servirebbero interventi strutturali - fra cui il rifacimento dell'intera pavimentazione - inseriti in un piano da 114 milioni. «L'Anas - dice la Valenti - ha fatto sapere di non avere le risorse, io ho inviato l'elenco delle opere necessarie al presidente della Regione e all'assessore ai Lavori pubblici».

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18 dicembre 2008

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