L'Italia delle autonomie

All'Assemblea nazionale delle Province italiane: l'unica soluzione è nel federalismo, a patto che questo...

20 ottobre 2010

"Il Governo ha operato al fine di portare l'Italia fuori dalla crisi, ha tenuto i conti pubblici in sicurezza senza mettere le mani nelle tasche degli italiani, ha garantito la coesione sociale e ha agito con il consenso unanime di tutti gli organismi di controllo europei e internazionali, preservando la stabilità". E' quanto affermato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato all'Assemblea nazionale delle Province italiane che si è tenuta ieri a Catania, e affidato al presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione. "Nei prossimi due anni - ha sottolineato il premier nel messaggio all'Upi - ci si dovrà impegnare per lo sviluppo, nell'interesse delle famiglie e delle imprese contando sulla collaborazione di tutte le istituzioni, a cominciare dalle istituzioni locali".

"Il federalismo fiscale non dovrà comportare maggiori costi per lo Stato e dovrà essere attuato senza alcun aggravio della pressione fiscale complessiva - ha detto Berlusconi -, che sarà anzi destinata a diminuire progressivamente, in ragione sia della diminuzione degli sprechi, sia del restringersi dell'area dell'evasione fiscale". "Il Federalismo fiscale - ha aggiunto il premier - punta a far sì che gli italiani possano finalmente usufruire di servizi pubblici di uguale livello e qualità in tutto il territorio nazionale, nel Nord come nel Sud".
"Dall'attuazione del federalismo dovrà derivare una nuova Italia delle autonomie più attenta e vicina alle reali esigenze dei cittadini. La realizzazione del nuovo assetto dovrà avvenire - ha aggiunto ancora il premier - attraverso la valorizzazione di tutte le autonomie ordinarie e degli enti locali nel rispetto della autonomie speciali con l'impegno di salvaguardare la peculiarità"
"La Carta delle autonomie, già approvata dalla Camera e ora all'esame del Senato - ha osservato il presidente Berlusconi - è condivisa dal governo che ne auspica la definitiva approvazione: la sua applicazione contribuirà alla semplificazione burocratica e alla riduzione dei costi della politica".

"I Comuni saranno coinvolti nell'accertamento dei redditi dei contribuenti - ha spiegato Berlusconi - per combattere l'evasione fiscale. Gli Enti locali godranno di una maggiore autonomia nelle entrate, in linea con gli impegni sottoscritti da Governo, Anci e Upi il 9 luglio scorso. Gli amministratori dovranno operare con la massima trasparenza e dare conto ai loro amministratori di come vengono impegnati i soldi delle imposte".
"Il federalismo fiscale - ha concluso il presidente del Consiglio nel messaggio - è la prima delle cinque grandi riforme a cui il governo ha dato il via e sottoposto all'esame del Parlamento, in attuazione del programma di legislatura approvato dagli italiani. Le prossime riforme - aggiunge il premier - riguarderanno la sicurezza, la giustizia, il rilancio del Sud e il fisco, e saranno approvate con cadenze ravvicinate, con l'obiettivo di rendere l'Italia più moderna, più efficiente, più giusta e più sicura".

L'assessore all'economia, Gaetano Armao, chiamato a portare il saluto del governo regionale all'annuale assemblea dell'Upi ha esordito dicendo che: "Nel paese, a livello politico e sociale, l'idea dell'introduzione del federalismo fiscale è certamente fortemente condivisa. Anche perche', fino a questo momento, è stata prospettata agli italiani un'idea di federalismo equo e solidale". "Una convinzione - ha continuato Armao - che tuttavia è fortemente messa in discussione dal decreto attuativo varato dal governo nazionale due settimane fa', che si discosta dalle linee guida tracciate dalla legge delega approvata dal Parlamento. La legge 42 del 2009 prevede, infatti, che l'introduzione del federalismo fiscale debba essere accompagnata da due imprescindibili misure senza le quali si spaccherebbe il Paese: la perequazione fiscale e quella infrastrutturale. Senza un riequilibrio delle risorse raccolte e del divario dei sistemi di infrastrutture, le due gambe del federalismo, questo rischia di essere un corpo incapace di andare avanti, di muovere i suoi primi passi".
Chiamato dal presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, l'assessore Armao ha anche fornito la chiave di lettura alla proposta della Regione Siciliana di riforma del sistema degli enti locali nell'isola. "La Sicilia è l'unica regione d'Italia interessata da tre aree metropolitane, che raccolgono oltre il 50 per cento della popolazione regionale, ma anche le principali università, attività economiche e culturali. Dinanzi al rafforzamento della loro funzione prevista dalla stessa legge sul federalismo, diventa necessario ridisegnare gli equilibri territoriali, per evitare sperequazioni tra le stesse province (le tre metropolitane rischierebbero di essere fortemente avvantaggiate rispetto alle altre). Ma soprattutto - ha concluso Armao - per dare senso compiuto, fino in fondo, allo statuto siciliano ed alla legge regionale che ha istituito le province regionali, puntando sul principio della libera associazione dei comuni. Dinanzi a queste novità epocali, pensiamo di avere il dovere di presentare delle proposte innovative, che saranno valutate, come prevedono le regole della democrazia, dal parlamento regionale".

Il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, ha voluto commentare dal suo blog alcuni temi affrontati nell'Assemblea Upi.  "Superare le Province in applicazione dello Statuto autonomo della Sicilia" e "abolire una Regione incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini". Questa la posizione del governatore che è tornato così ad auspicare la creazione di "liberi consorzi dei Comuni tra loro omogenei". "Al convegno dell’Upi qualche presidente, non avendo altro da dire in un convegno nazionale – ha osservato Lombardo – ha attaccato il governo regionale per tante ragioni di polemica politica ma anche per questo nostro grande progetto di rivoluzione della Sicilia. Abolire le Province? Piuttosto direi che si tratta dell’abolizione di questa Regione incapace di rispondere ai bisogni dei siciliani perché è come un enorme pachiderma che non si muove e che non fa muovere la Sicilia e anzi consente che la Sicilia continui a restare immobile e ad essere, nel frattempo, saccheggiata dai furbi, molto spesso non siciliani". Secondo il governatore siciliano "la Regione deve essere un ente agile con non molto personale che deve essere devoluto ai Comuni" perché questo "è il principio del Federalismo". "E’ bene - ha sostenuto Lombardo - che le competenze, i servizi e il lavoro dei dirigenti e dei funzionari vengano svolti sotto l’occhio vigile dei cittadini, così un dirigente comunale fa meglio il suo lavoro". "Naturalmente – ha rilevato Lombardo – ciò comporterebbe che i Comuni abbiano enormi poteri, una serie dei quali sono di interesse sovracomunale come le strade che collegano le province, l’istruzione e la formazione, le politiche dello sviluppo. Oggi si chiama Provincia l’ente sovracomunale, domani dovrà essere ciò che si prevede già nell’art. 15 dello Statuto Speciale della regione siciliana: i liberi consorzi dei Comuni che hanno una omogeneità nel territorio". Lombardo, infine, ha rassicurato i dipendenti delle Province: "man mano che andranno in pensione non saranno sostituiti, quelli che restano saranno riqualificati". La riforma, se approvata, entrerebbe in vigore con le prossime elezioni amministrative. E non sarebbero annullati i consiglieri di quartieri: "in città come Palermo, Messina e Catania – ha concluso Lombardo – ci saranno le municipalità come già esistono a Roma".

A margine dell'assemblea annuale delle Provincie italiane, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha analizzato il quadro politico attuale. "Prima o poi andremo al voto, ma solo quando dovessimo registrare l'impossibilità di questo governo, legittimato dal voto popolare, di non poter più svolgere a pieno i compiti che i cittadini ci hanno assegnato, altrimenti ci andremo a fine legislatura". "Solo la sinistra - ha polemizzato La Russa - vorrebbe andare al governo senza contare i voti; è una sua caratteristica tipica: cerca ogni scorciatoia anzichè confrontarsi sul terreno elettorale". La Russa commentando le dichiarazioni fatte più volte da Bossi, il quale sostiene che alla prima legge che non passa in Parlamento il Governo andrà a casa, ha detto: "Dipende che cosa vuol dire prima legge. Anche Bossi sa benissimo che per prima legge si intende la prima sfida importante anche perché se è una legge importante è capitato a tutti i governi di mettere la fiducia".
"Le Province - ha poi detto La Russa - devono essere in grado di raccogliere la sfida ed essere protagoniste del rinnovamento e dell'abbattimento degli sprechi, altrimenti si potrebbe riparlare della loro soppressione". Secondo il ministro il governo sta offrendo alle Province tutti gli strumenti necessari perchè diventino un istituto moderno, "non solo perché continuino ad esistere, ma affinchè stabiliscano un rapporto nuovo tra istituzioni e cittadini".

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, LiveSicilia.it]

 

 

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20 ottobre 2010

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