L'Italia in Afghanistan

Una strategia più estrema per i fondamentalisti, non cambia invece la posizione del governo italiano

26 novembre 2007

E' arrivata nella notte in Italia la salma di Daniele Paladini, il maresciallo capo ucciso nell'attentato rivendicato dai talebani a Pagman, 15 chilometri da Kabul, dove sono morti anche nove civili afghani tra cui sei bambini e sono rimasti feriti altri tre soldati italiani (leggi).
Ieri, i tre militari feriti (il capitano Salvatore Di Bartolo dell'11° reparto Infrastrutture di Messina, il capitano Stefano Ferrari del 2° reggimento Pontieri di Piacenza, e del caporalmaggiore scelto Andrea Bariani del 5° reggimento Alpini di Vipiteno), ieri hanno incontrato il premier Romano Prodi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, dove il loro aereo ha fatto uno scalo tecnico e dove si trovava in visita il presidente del Consiglio. Arrivati in Italia, i tre sono stati ricoverati all'ospedale del Celio a Roma.
Il capitano Di Bartolo, il capitano Ferrari e il caporalmaggiore Bariani, verranno ascoltati oggi dal magistrato, il procuratore aggiunto Franco Ionta, mentre sul corpo del maresciallo Paladini è ora in corso l'autopsia. I funerali di Daniele Paladini verranno celebrati mercoledì prossimo a Novi Ligure.

Il maresciallo capo Daniele Paladini aveva trentacinque anni, era sposato, aveva una figlia di sei anni, e in Afghanistn era in in missione di pace.
Era arruolato nel secondo reggimento Pontieri di Piacenza e nel suo curriculum c'erano già due missioni all'estero: una nel maggio 2005 e l'altra nel novembre 2005 nel Kosovo, entrambe di sei mesi. Era partito per il teatro operativo dell'Afghanistan lo scorso luglio. Sarebbe dovuto tornare in Italia a gennaio.
Il compito di portare la notizia alla moglie è toccato al generale di brigata Piercorrado Meano, comandante della regione militare Liguria: ''Ho trovato una famiglia forte nel dolore, stretta intorno alla bimba'', ha detto l'ufficiale. ''La mamma - ha spiegato Meano - ha informato la figlia di quello che era successo. Lo abbiamo fatto insieme in modo giocoso per avere meno disagio possibile dal punto di vista affettivo ed emotivo. C'è una grande vicinanza nei confronti della bimba. Siamo inoltre in attesa - ha aggiunto - dell'arrivo anche di una psicologa dello Stato Maggiore dell'Esercito''. Parlando del militare ucciso, il generale Meano ha ribadito che ''era in un normale turno di servizio''. ''E' stata una giornata tragica - ha aggiunto - purtroppo non è la prima vittima, ma si spera sempre che sia l'ultima''.

Ma viene difficile, purtroppo, stare con la speranza che la tragedia di sabato scorso a Kabul sia l'ultima... Tra una decina di giorni il comando Isaf passerà all'Italia e secondo gli analisti dei servizi segreti il rischio di nuovi attacchi potrebbe intensificarsi. Sembra che i terroristi in Afghanistan stiano elaborando una nuova strategia ben precisa che presuppone di colpire insieme militari e civili, così da rompere quel legame che può portare alla ricostruzione del Paese. Insomma, i gruppi fondamentalisti vogliono che la collaborazione dei locali con gli occidentali non si instauri, ed impedendo tale vicinanza indebolire anche il governo afghano.
Secondo gli analisti dell'intelligence la scelta dell'obiettivo di sabato scorso non è casuale. La cerimonia per l'inaugurazione del ponte di Paghman che ha visto tra i progettisti alcuni ingegneri italiani aveva riunito moltissime persone, tanti bambini. E numerosi militari che, come sempre accade in queste occasioni, hanno il compito di garantire la ''cornice di sicurezza''. E il loro intervento ha effettivamente impedito che la strage avesse conseguenze più gravi perché sono riusciti a bloccare il kamikaze prima che si mescolasse tra la folla. Ma il bilancio è comunque pesante.

Il 6 dicembre il contingente italiano assumerà il comando Isaf per la regione di Kabul. Un ruolo di vertice che espone i soldati a rischi maggiori. Già nella relazione inviata nel giugno scorso al Parlamento, il Sismi sottolineava come ''il fronte antigovernativo ha mostrato di accordare crescente preferenza all'opzione terroristica, con un ampio ricorso agli Ied (dispositivi esplosivi improvvisati, ndr) e alle azioni suicide''. Con il trascorrere dei mesi le micidiali bombe che vengono piazzate ai bordi della strada, sono state sempre più spesso sostituite dai kamikaze. E questo, secondo gli esperti, evidenzia come a modificarsi siano state le scelte tattiche. Sino ad ora i talebani e le altre fazioni fondamentaliste avevano comunque cercato il consenso e il supporto della popolazione, evitando di colpire nel mucchio. Adesso sembrano invece entrati nella fase stragista, proprio come avvenne in Iraq. E dunque gli attentati hanno un duplice obiettivo: fare pressioni sui governi occidentali affinché ritirino le truppe e creare un clima di paura nella popolazione per evitare che subisca l'influenza occidentale.

Se sta via via cambiando la strategia dei fondamentalisti afghani, non cambierà invece la ''natura'' della missione italiana in Afghanistan dal punto di vista politico, anche se, ha precisato il presidente del Consiglio Romano Prodi, ''si dovrà ragionare su una strategia politica di lungo periodo''.
Romano Prodi a margine della missione negli Emirati Arabi, rispondendo alle domande dei giornalisti, che gli chiedevano un commento alle parole di Fausto Bertinotti (il presidente della Camera sabato ha detto che occorre ripensare la natura della missione italiana), ha detto: ''Noi restiamo, ma serve una riflessione per impostare la futura presenza in Afghanistan con una strategia di lungo periodo con forte contenuto politico''. ''Tutti i Paesi che restano - ha ribadito poi il premier - hanno bisogno di riflettere sulla strategia di lungo periodo nel Paese. Non è un problema di ieri, è un problema sul quale stiamo ragionando da molto tempo''. ''In ogni caso - ha concluso - la solidarietà alla missione è fuori discussione''.

E se con la missione in Afghanistan, e quindi con Prodi, si è schierata subito l'Udc - il segretario Lorenzo Cesa ha detto: ''A gennaio - faremo quel che abbiamo fatto l'anno scorso, noi metteremo a disposizione i voti dell'Udc per sostenere non questa maggioranza ma la missione italiana'' -, Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, è ritornato a chiedere con forza il ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan: ''Il cordoglio alla famiglia è il primo nostro pensiero. Per questa ennesima vittima di una missione che è sempre meno umanitaria. Vorrei che qualcuno mi spiegasse però perché continuiamo a stare in Afghanistan. Per quanto tempo ancora dovremo piangere le nostre vittime innocenti, per quanto tempo ancora dovremo esprimere cordoglio a famiglie che sacrificano i loro figli?''. Anche Rifondazione comunista ha ribadito la sua posizione di sempre. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, ha scritto in una nota: ''I gravi rischi a cui sono sottoposti quotidianamente i militari italiani e il perdurare di un contesto di guerra civile credo ci invitino a riflettere con molta attenzione sul senso e le modalità della nostra presenza in quel Paese''.

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26 novembre 2007

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