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L'Italia va alla guerra!

Silvio Berlusconi ha dato il via libera al bombardamenti della Libia da parte degli aerei italiani

26 aprile 2011

E' arrivata la svolta! Silvio Berlusconi ha dato il via libera al bombardamento della Libia da parte degli aerei italiani. Il presidente del Consiglio lo ha annunciato in una telefonata al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale ha espresso "grande apprezzamento dopo la decisione dell'Italia di autorizzare missioni aria-terra contro obiettivi del regime libico". I due leader si sono trovati d'accordo sul fatto che "una pressione supplementare è necessaria per rafforzare la missione di protezione dei civili" in Libia.
Si tratta comunque di una modifica della posizione italiana, in quanto il 15 aprile in Consiglio dei ministri Berlusconi era invece orientato a escludere il coinvolgimento italiano nei bombardamenti della Libia. Ma negli ultimi giorni, come ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è maturata in seno al governo la considerazione di cambiare la natura della missione "perché la situazione a Misurata è diventata terribile". Dopo il vertice a Berlino e una serie di incontri, ha aggiunto La Russa, "Berlusconi ha avviato una riflessione che è sfociata nella decisione comunicata a Obama". Il ministro ha riferito inoltre che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, era stato avvertito prima che fosse diffusa la nota ufficiale.
"Le azioni descritte - ha spiegato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riferendosi all'azione italiana - si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi".
"Non si tratterà di bombardamenti indiscriminati ma di missioni con missili di precisione su obiettivi specifici" si è affrettato ad aggiungere il ministro della Difesa, aggiungendo
che l'obiettivo è quello di "evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile". Il rischio per l'Italia non aumenterà, ha detto ancora La Russa. Una nota di Palazzo Chigi ha poi riferito che il governo informerà il Parlamento sulle azioni mirate e i ministri degli Esteri e della Difesa sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa. L'Italia, informa sempre la nota, "ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell'intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica. Con ciò, nel partecipare su un piano di parità alle operazioni alleate, l'Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell'operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".
L'Italia accoglie così l'appello della Nato agli alleati. Di fronte a una missione sempre più impegnativa e dalla durata incerta, le pressioni di Francia e Gran Bretagna insieme agli Usa hanno alla fine sortito il loro effetto sul governo italiano. "Diamo il benvenuto all'annuncio che l'Italia ha deciso di fare un passo in più", ha detto il responsabile dell'Alleanza atlantica Anders Fogh Rasmussen, commentando la svolta.

Per il ministro degli Esteri Franco Frattini è la "naturale prosecuzione di una missione che non cambia". "E' un'azione ormai resa inevitabile dal ripetersi dei massacri a Misurata e in altre città libiche", ha affermato il responsabile della Farnesina in una intervista al 'Mattino'. Una decisione, ha spiegato Frattini, che non necessita di un passaggio parlamentare: "Abbiamo già avuto un mandato pieno dal parlamento per l'attuazione della risoluzione Onu 1973. C'è evidentemente da parte mia - ha aggiunto - una chiara disponibilità a riferire alle Camere quando sarà richiesto". Una decisione che, ha detto Frattini intervistato poi da 'La Stampa', "è stata comunicata da Berlusconi a Obama col quale era in agenda una telefonata, e poi al premier britannico Cameron e al segretario della Nato Rasmussen, ma è maturata nel colloquio di quasi due ore, la settimana scorsa, col presidente del Consiglio di transizione di Bengasi". "Bombarderemo obiettivi mirati - ha spiegato ancora Frattini - per esempio batterie anticarro, carri armati, depositi di munizioni. Obiettivi pianificati dalla Nato che ce li indicherà di volta in volta. Prima a bombardare erano 12 Paesi, adesso sono 13".

Ma, la decisione del governo si preannuncia già controversa. Fredda la prima reazione della Lega: "Se flessibilità è sinonimo di bombardare, non se ne parla proprio. Il mio voto non l'avranno mai". Così il ministro per la Semplificazione normativa, e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli, in merito al cambio della natura della missione italiana in Libia decisa dal Governo. "Resto contrario a qualunque intervento in Libia. Abbiamo già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi, l'appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar. Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso degli alleati al respingimento dei clandestini e alla condivisione dei profughi". Sulla stessa posizione di Calderoli il collega leghista Roberto Castelli. Calderoli ha poi detto che "riproporrà in Consiglio dei ministri" la questione dell'intensificazione dell'intervento italiano in Libia.
Di parere simile a Calderoli e ai leghisti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi: "L'intervento in Libia è completamente sbagliato, i presupposti sono e restano del tutto infondati. Secondo questa logica assurda avremmo più motivi per bombardare la Siria dove Assad massacra i manifestanti e rappresenta una parte di popolazione molto inferiore a Gheddafi".
Secondo Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, il commento di Calderoli "apre di fatto la crisi di governo". E' un bene "che l'Italia faccia il suo dovere fino in fondo, ma sarebbe stato bene farlo in autonomia e non facendosi tirare la giacchetta da Obama", ha aggiunto Bocchino.
"Più che le bombe, serve un ritorno ad una politica estera seria. Mi auguro che il ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio vengano presto a riferire in Parlamento, perché è lì che le decisioni si assumono", ha detto l'ex ministro ed esponente del Pd, Giuseppe Fioroni, mentre per Leoluca Orlando dell'Idv Berlusconi sta stravolgendo la Costituzione, poiché "sta assumendo la responsabilità politica, morale e istituzionale di trasformare una missione unitaria, deliberata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in una vera e propria dichiarazione di guerra".
Per Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd, "il nostro riferimento continua a essere la risoluzione dell'Onu. Se verranno confermati i confini di quella risoluzione il Pd non farà mancare il suo assenso. Quello che troviamo gravi sono le divisioni irresponsabili che continuano a manifestarsi dentro il governo con la Lega che continua a prendere le distanze dalle decisioni di Berlusconi".

Naturalmente, la scelta di cominciare a sferrare pugni, non limitandosi ad allacciare i guantoni ai picchiatori altrui, riguarda soprattutto la Sicilia, anche se nessuno lo dice. Adesso, l'Italia non sarà più "serva" delle forze che in Libia sparano e bombardano, ma sparerà anche essa. Farà differenza per quel popolo? Sarà più urticante una posizione dell’ex colonizzatrice potenza italiana non di semplice sostegno logistico? I raid dei Tornado che partiranno da Trapani Birgi incendieranno ulteriormente non solo le case, ma il cuore della gente? (giacchè è davvero improponibile l’ipocrisia dell’attenzione: le vittime civili ci sono e ci saranno).
Sono domande cui sarà bene fornire risposte non evasive. E' probabile che tutto ciò che verrà fatto di conseguenza all’Italia sarà soprattutto un problema della Sicilia. Non pensiamo a improponibili repliche sul campo militare. C’è il terrorismo come formidabile arma di combattimento irregolare dei più deboli. Ci sono gli sbarchi dei disperati, frutto terribile di ogni guerra, soprattutto se i signori della guerra seminano morte e distruzione nel nome del bene, evitando di accollarsi le conseguenze pratiche di una crociata. E c’è il rapporto col mondo arabo. Siamo certi che tutti i nostri corrispettivi oltremare saluteranno lo sforzo raddoppiato delle armate occidentali e dell’Italia con grida di giubilo per i liberatori?

Intanto in Libia... - Domenica notte un raid aereo della Nato su Tripoli ha bombardato il complesso di Bab al-Aziziyah, residenza e caserma di Muammar Gheddafi. Raso al suolo un edificio e danneggiato una sala in cui il Colonnello teneva le sue riunioni.
Per l'ufficio stampa governativo si tratta di un attentato alla vita del Colonnello. Almeno 45 persone sarebbero rimaste ferite, 15 delle quali in modo grave, mentre altre risulterebbero disperse.
Per il figlio di Gheddafi, Seif-al-Islam, è stato un attacco "vile". I giornalisti stranieri sono stati accompagnati davanti all'edificio distrutto quando ancora i vigili del fuoco erano impegnati a domare le fiamme. Nella sala riunioni danneggiata dal bombardamento Gheddafi aveva ricevuto due settimane fa una delegazione di leader dell'Unione africana. All'inizio dell'intervento militare era stato distrutto il centro di comando e controllo delle forze armate libiche, sempre all'interno di Bab-al-Azizia.

La missione che la Nato sta conducendo in Libia a capo della coalizione internazionale è "una battaglia persa" e i raid compiuti contro gli obiettivi di Tripoli "spaventano solo i bambini". Così Seif al-Islam Gheddafi ha commentato l'attacco compiuto dalla Nato. "Voi, della Nato, state conducendo una battaglia perdente perché siete sostenuti da traditori e da spie", ha detto il figlio del rais, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Jana. "La storia ha dimostrato che nessuno Stato può contare su di loro per vincere", ha aggiunto. Il governo libico non si farà intimidire da simili attacchi, ha proseguito, specificando che "le bombe che hanno colpito l'ufficio di Muammar Gheddafi oggi spaventano solo i bambini. E' impossibile che ci facciano paura o che ci inducano ad alzare bandiera bianca".
La battaglia per Misurata - E' di almeno 30 morti e di 60 feriti invece il primo bilancio dell'attacco condotto ieri dalle truppe di Gheddafi contro Misurata, da dove sabato l'Armata verde si era ritirata. Lo riferisce un testimone all'emittente satellitare Al Arabiya. C'è stato un "bombardamento molto intenso e casuale sulle zone abitate - ha spiegato Ahmed al-Qadi, un ingegnere che attualmente lavora presso la stazione radiofonica di Misurata come dissidente -. I corpi bruciati sono stati portati nell'ospedale".
E mentre il conflitto peggiora in tutta la Libia, bambini di appena 8 anni hanno subito abusi, anche sessuali. E' l'allarme lanciato dall'organizzazione Save the children che, precisando di non poter confermare le informazioni ricevute, afferma che i racconti dei piccoli sono coerenti e i bambini mostrano segni di stress fisico ed emotivo. In particolare, ha riportato il quotidiano britannico 'Guardian', le accuse arrivano da 200 bambini e 40 adulti che sono fuggiti da Misurata, Ajdabiya e Ras Lanuf e che ora sono ospitati nei campi temporanei di Bengasi.

Emergency lascia la Libia: "Le bombe non proteggono i civili" - Il comunicato è durissimo e drammatico. Il messaggio chiarissimo: "Le bombe non proteggono i civili", fino a far diventare gli stessi malati (e i medici che li curano) "un obiettivo della guerra". E si conclude con l'amara decisione di Emergency di abbandonare la Libia e riparare a Malta, "in attesa di poter tornare". Ma conviene lasciare la parola al comunicato dell'associazione, emanato nella tarda serata del 25 aprile, che fa il punto della situazione umanitaria in Libia.
"Il governo italiano - scrive Emergency - continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza. Le bombe non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, nelle ultime 24 ore ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l'impiego di missili balistici a medio raggio". "Ancora una volta a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato e domenica, sono arrivati all'ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti. Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell'ospedale. L'ospedale, i suoi pazienti e i medici che li curano sono diventati un bersaglio della guerra. Per questa ragione lunedì 25 aprile la direzione sanitaria ci ha dato l'ordine di evacuare. I sette membri del team di Emergency sono in questo momento in viaggio verso Malta in attesa di poter riprendere l'intervento umanitario in Libia". "Misurata dimostra ancora una volta la vera faccia della guerra. I civili e il personale umanitario sono privi di qualunque protezione. Emergency chiede all'Onu di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile".

[Informazzioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Repubblica.it, LiveSicilia.it, Corriere.it]

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26 aprile 2011
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