Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

L'ombra di Marsili

Tra la Sicilia e la Calabria "dorme" il più grande vulcano sottomarino d'Europa. Ma a preoccupare gli esperti è ancora il Vesuvio

22 agosto 2011

Le immagini del terremoto e del conseguente tsunami che lo scorso mese di marzo ha raso al suolo diverse regioni del Giappone (LEGGI) difficilmente potranno essere dimenticate.
Senza voler sembrare menagrami o ambasciatori al contrario, è bene ricordare che il territorio da noi abitato, quello italiano, ha tra le sue peculiarità l'alta sismicità. Dal Friuli Venezia Giulia, giù verso l'Abruzzo, passando per la campana Irpinia e arrivando alla nostra Sicilia, l'italica nazione ha vissuto eventi sismici di drammatica portata, spesso resi ancora più tragici dalla scelleratezza edilizia protratta negli anni.

Essendo però partiti col ricordo, ancora vicinissimo, del Giappone, vorremmo qui analizzare il rischio tsunami che corre la nostra Italia. Un rischio per nulla remoto. "In Italia ogni anno si registrano circa 2000 terremoti con scosse di piccola entità. Dunque il nostro Paese è a rischio tsunami e 'Messina 1908' dovrebbe ricordarcelo. In quella occasione si ebbero onde addirittura più alte di quelle del maremoto nel Pacifico del 2004, che fece conoscere all'opinione pubblica lo tsunami". Chiarissima l'"illustrazione" fatta dal Presidente dell'Ordine Nazionale dei Geologi Italiani, Gian Vito Graziano.
"In occasione del terremoto di Messina del 1908 - spiega ancora Graziano - la forza dell'acqua giocò un ruolo enorme nella devastazione della città. Ma potremmo andare indietro al maremoto del 1764 che interessò la penisola salentina o ancora più indietro a quello del 1693 che interessò tutto il meridione. L'Italia è un territorio ad alta sismicità ed aperto al mare. Più territorio costiero significa maggiore rischio tsunami. Le zone maggiormente a rischio sono ovviamente quelle a più alto rischio sismico, ovvero quelle che si affacciano davanti ai maggiori sistemi di faglie presenti a mare". "Un Piano di conoscenza e di comunicazione - conclude Graziano, che rappresenta una delle figure scientifiche più importanti per il nostro Paese  - che risponda a tre domande: Come scappo? Dove devo andare? Quale è la via che devo seguire? E' il concetto su cui si basano i Piani di Protezione Civile. Il nostro Istituto di Geofisica e Vulcanologia monitora 24 ore su 24 la situazione e in caso di terremoto da l'allarme in tempo reale. Occorre un certo tempo perché il maremoto arrivi sulle coste. Ma ci vuole la consapevolezza del rischio e l'educazione ad affrontarlo''.

L'ombra del vulcano Marsili - Tra la Sicilia e la Calabria, giù sotto il mare, dorme Marsili. "Il più grande vulcano sottomarino d’Europa che può disintegrare e provocare uno tsunami che potrebbe inghiottire il Sud Italia in qualsiasi momento". Il vulcano Marsili, infatti, ha pareti molto fragili, che potrebbero cedere da un momento all’altro. Il sismologo americano Steven N. Ward ha azzardato recentemente un’ipotesi ipercatastrofica: "Potrebbe accadere anche domani!"
Anche Enzo Boschi, sismologo e geofisico, nonché Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si è espresso in modo molto chiaro sulla questione e, purtroppo, non in modo molto rassicurante: "Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità".
Il vulcano Marsili svetta per 3mila metri dai fondali marini, ed, inoltre, con i suoi 30 chilometri di larghezza e 70 di lunghezza, risulta essere il più grande vulcano d’Europa. Eventuali smottamenti lungo le sue falde, innescati da movimenti sismici, potrebbero causare un maremoto che si abbatterebbe nel giro di pochi minuti (al massimo 25) sulle coste dell’Italia meridionale.

Dunque, stando a quanto detto da Ward e Boschi, l’Italia rischia un fenomeno altrettanto sconvolgente come quello nipponico. Invece, secondo il professor Michael Marani, Primo ricercatore dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Bologna, la circostanza è da escludersi. "Penso che non ci sia in questo momento da preoccuparsi per la Sicilia. Il vulcano Marsili non è in pericolo di tornare in attività. Il fatto di tenerlo sott’occhio rientra nella routine. Attualmente, nonostante non sia estinto, non è in attività; se anche lo fosse gli effetti di una sua eventuale attività sarebbero minimi rispetto a quelli generati, ad esempio, del Vesuvio".
Del resto, continua Marani, perché si verifichi uno tsunami è necessario che ci sia la presenza contemporanea di più fattori scatenanti. "Nel 2004, ad esempio, ci fu il devastante tsunami in Thailandia, provocato da un terremoto di magnitudo 9.1. Dieci giorni dopo ce ne fu un altro, di uguale intensità, sulla stessa faglia, ma non ci fu un’altra onda anomala". Posto che è un evento del tutto improbabile, quindi, non basterebbe un’eruzione. "Il vulcano, tra le altre cose, dovrebbe avere un crollo fuori dalla norma, dovrebbe franare gran parte della montagna; ma i vulcani si sfaldano pezzo per pezzo. Anche laddove dovesse crollare un pezzo enorme del Marsili, l’onda generata non sarebbe registrabile, se non dai mareografi".
In ogni caso, ribadisce l’esperto, "l’Italia, come è noto, è una zona ad alta densità sismica. E se vogliamo parlare di rischi legati ai vulcani, quelli veri riguardano il Vesuvio, che è tutt’ora in piena attività".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Il Sussidiario.net]

 

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

22 agosto 2011
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia