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L'omelia pronunciata dal cardinale Camillo Ruini per celebrare Papa Giovanni Paolo II

''Da dove viene quella sua incredibile forza d'animo che tanto ci stupisce?''

02 aprile 2005

La basilica di San Giovanni in Laterano era pienissima. In chiesa, accanto gli uni agli altri tutti gli esponenti della politica italiana, che ieri si è fermata in segno di profondo rispetto nei confronti delle ultime ore di Giovanni Paolo II.
E tanta gente, dentro e fuori la basilica. Tutta la gente del Papa.
L'omelia pronunciata dal cardinale Camillo Ruini, che di seguito andiamo a pubblicare, è stata incentrata sulla straordinaria forza e tenacia di questo ''Papa venuto da lontano'', il vitale Karol Wojtyla che durante il suo lungo pontificato ha parlato con tutti di Pace, dell'importanza del Dialogo e della sacralità della Dignità della Vita umana. Giovanni Paolo II, il Papa della Pace e dell'Uomo.

Il testo integrale dell'omelia pronunciata dal cardinale Camillo Ruini:
Celebriamo questa Santa Messa per il Papa Giovanni Paolo II, Vescovo di Roma, Primate d'Italia, Pastore universale della Chiesa. Offriamo il sacrificio di Cristo per questo nostro grande Padre, fratello e amico, che ci tiene sempre nel suo cuore e che anche noi portiamo nel cuore. Giovanni Paolo II sta affrontando la prova più difficile della sua lunga e straordinaria vita, e la affronta e la vive con quella stessa intima serenità e abbandono fiducioso nelle mani di Dio con cui ha sempre vissuto, lavorato, sofferto, gioito. In queste ore egli è più che mai il nostro Papa, il Vicario di quel Cristo che ci ha redenti con la sua passione, il servo dei servi di Dio, che è il titolo pontificio da lui tra tutti più amato.

Da dove viene quella sua incredibile forza d'animo che tanto ci stupisce, da dove viene la sua inesauribile capacità di amare e di donarsi, il suo coraggio e la sua incrollabile fiducia?
Cari fratelli e sorelle, tutto ciò viene dal rapporto concreto e vivo che unisce il nostro Papa a Gesù Cristo e a Dio Padre. La liturgia di oggi, come degli altri giorni della settimana di Pasqua, ci parla della risurrezione, di Cristo risorto dai morti che si è fatto vedere e toccare dai suoi discepoli e così li ha condotti alla fede. Ebbene, questa è anche la fede del nostro Papa, una fede così forte e così piena, un'esperienza di Dio così intensamente vissuta, che egli, in queste ore di sofferenza, come prima in tutto il suo instancabile ministero, già vede e già tocca il Signore, già è unito al nostro unico Salvatore.

Perciò quella certezza e quella gioia che danno il tono a tutta la liturgia di questa settimana si addicono, contrariamente alle apparenze, alla sofferenza del Papa e alla nostra preghiera per il Papa. Sono la certezza e la gioia della Pasqua del Signore, della vita che vince la morte, del perdono che cancella il peccato.
Cari fratelli e sorelle, riandando con la memoria a questi quasi 27 anni di Pontificato, siamo afferrati da una gratitudine immensa, verso l'uomo Karol Wojtyla e verso Dio che ce lo ha donato. E ora, mentre preghiamo per lui, ci affidiamo anche noi, come lui, alla volontà del Signore, a quella Divina Misericordia in cui Karol Wojtyla ha sempre confidato, a quella Madre di Gesù a cui egli si è totalmente consacrato.

Così la nostra speranza non sarà delusa e il vincolo di amore che ci unisce al nostro Papa in ogni caso non sarà spezzato
.

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02 aprile 2005
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