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L'ultimo giorno da governatore

Raffaele Lombardo traccia un bilancio della sua attività: "Ho fatto l'impossibile per la Sicilia”

30 luglio 2012

"Non ho rimpianti. In questi anni ho trascurato interessi, rapporti familiari per la Sicilia e per i siciliani. Su questo non ci sono dubbi". Il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, facendo un bilancio della sua attività da governatore, in vista delle annunciate dimissioni di domani (martedì 31 luglio), sabato ha incontrato la stampa a Catania.
"Non ho seguito né interessi di partito, non ho una lira in tasca che sia di provenienza poco lecita - ha aggiunto - e ho combattuto tutti gli interessi che hanno nociuto alla Sicilia e soprattutto quelli mafiosi. È un cammino che si è iniziato e mi auguro che i frutti li raccolgano altri".

Sulle modalità delle dimissioni però, ancora non c'è certezza: "Non abbiamo fissato l'ora precisa e neppure il conto alla rovescia. Sarà una nota che scriverò a chi di competenza. Mi chiedono di passare dall'Assemblea regionale Siciliana - ha osservato il governatore - ma se l'Ars si dedicasse a questa benedetta spending review, senza perder tempo con dimissioni e quant'altro, sarebbe meglio. Non mi va di aprire di dibattiti che fanno perdere sette-otto ore di tempo. Credo non servano ai siciliani...".
"La spending review - ha aggiunto - va approvata dall'Assemblea regionale Siciliana, anche nei prossimi giorni e anche modificata in aula, purché gli emendamenti rientrino nella logica del risparmio".

"Si è parlato di default della Regione Siciliana, ma non si capisce chi ha sollevato il problema. Anche la Corte dei conti ha negato il commissariamento e ha parlato invece del lavoro strepitoso che si è fatto in questi anni. Sono riconoscimenti straordinari - ha ribadito Lombardo - per un lavoro che nessuno avrebbe fatto, come lo abbiamo fatto noi che abbiamo avviato una rivoluzione per salvare la Sicilia. Certo gli ostacoli sono ancora moltissimi, ma guai se si dovesse tornare indietro ai decenni di mala amministrazione".
Il presidente ha infine ribadito che "non sono previsti licenziamenti, ma sono fissati dei tetti all'organico". "Se la legge prevede che in un Comune la pianta organica deve essere di cento persone, ma l'Ente ha 300 dipendenti - ha spiegato - non vuol dire che 200 saranno licenziati, ma che si cercherà di favorire la loro uscita con pensionamenti o incentivazioni. Le assunzioni si torneranno a fare quando l'organico scende sotto i 100 dipendenti". Il "rispetto dei vincoli di legge", ha concluso il governatore sarà applicato a tutte le categorie.

"Il mio umore? È meraviglioso, lo devo dire", ha replicato infine ai giornalisti che gli hanno chiesto del suo stato d'animo alla vigilia delle dimissioni. "Non vi dico che le aspetto con ansia - ha aggiunto il governatore - perché è una scelta importante, ma è una scelta giusta che ho meditato di prendere mesi fa. Ma credo di avere fatto l'impossibile per la Sicilia e continuerò a farlo da cittadino".

Ma non tutti sono d’accordo con le dimissioni di Lombardo, e in particolare non è d’accordo Giovanni Barbagallo, deputato regionale del Pd. "Il presidente Lombardo - ha osservato Barbagallo - anzichè dimettersi per poter approfittare dei ritardi di molti partiti nella scelta delle alleanze e dei candidati alla presidenza della regione, potrebbe dare un senso alla sua esperienza istituzionale operando per l'approvazione di una manovra di revisione della spesa più incisiva di quella proposta dall'assessore Armao, per accelerare la dismissione degli enti regionali inutili, per ridurre le consulenze, per adottare un piano di vendita del patrimonio regionale non utilizzabile a fini istituzionali".
"Lombardo - ha aggiunto Barbagallo - così avrebbe anche la possibilità di applicare la riforma di riduzione dei deputati regionali da 90 a 70 e di eliminare le indennità aggiuntive percepite dai parlamentari per incarichi connessi alle loro funzioni istituzionali. Votare prima perchè il proprio partito può ottenere più consensi è una furbizia che potrebbe non pagare. I cittadini sapranno valutare chi cerca di ottenere voti senza impegnarsi per il risanamento finanziario e per lo sviluppo".
"La Sicilia - ha concluso il deputato democratico - è sull'orlo del precipizio. La situazione finanziaria della regione non è stata mai così grave. Si rischia la bancarotta. Le elezioni regionali ad ottobre rispondono ad un calcolo politico, ma le conseguenze sul piano finanziario saranno devastanti. Il rischio paralisi è concreto. Sarebbe molto più responsabile se il presidente Lombardo concordasse, con tutte le forze politiche, un'agenda di fine legislatura per votare alla scadenza naturale (primavera 2013)".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Corriere del Mezzogiorno]

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30 luglio 2012
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