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L'ultimo saluto

Milioni di persone a Roma, la Città Santa, per assistere ai funerali di Papa Giovanni Paolo II

08 aprile 2005

Tre milioni di persone a Roma, da tutto il mondo. Ci sono i potenti della Terra e gli uomini comuni, ci sono quelli che credono ad altre divinità e quelli che non credono. Ci sono proprio tutti a dare l'ultimo saluto a Papa Giovanni Paolo II.

Sarà letta in tre lingue l'omelia del cardinale Joseph Ratzinger: italiano, francese e inglese.
Il Rogito, cioè il documento che sarà sigillato in un tubo di piombo e quindi posto nella bara definitiva accanto al corpo di Wojtyla, sarà invece diffuso alla stampa in latino ed italiano.
A Piazza San Pietro un palco ospita le autorità.
Stamane tra i primi ad arrivare nello spazio che si trova sul sagrato della Basilica l'ex rabbino capo Eli Toaff, uno dei due viventi nominati dal Papa nel suo testamento. Sono arrivati il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, il cancelliere tedesco Gerard Schoreder, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accompagnato da quasi tutti i componenti del governo italiano, Re Alberto del Belgio, in compagnia della moglie Paola, il presidente dell'Ucraina Viktor Yushenko, che era in lacrime, il presidente dell'Afghanistan, Kharzai, il presidente siriano, Bachar Assad, il presidente polacco, Aleksander Kwasniewski. C'è anche il Metropolita Kirill, in rappresentanza del Patriarca di Mosca Alessio II.

La cassa è stata chiusa alla presenza del camerlengo card. Edoardo Martinez Somalo, dell'ex segretario di Stato Angelo Sodano, dell'arciprete della basilica vaticana Francesco Marchisano, del vicario di Roma Camillo Ruini, del decano Joseph Ratzinger, del prefetto della casa pontificia mons. James Harvey e di una rappresentanza dei canonici della basilica di San Pietro. Era presente anche il segretario del Papa mons. Stanislao.
Prima che il corpo del Papa fosse chiuso nella cassa, è stato posto sul suo viso un velo di seta bianca.

Prima della chiusura della bara il cardinale camerlengo, Edoardo Martinez Somalo, ha pronunciato una preghiera, una novità nel rito delle esequie di un papa.
La preghiera dice: ''Dio onnipotente ed eterno, Signore della vita e della morte, noi speriamo e crediamo che la vita del Santo Padre Giovanni Paolo II è ora nascosta in te. Il suo volto a cui è venuta meno la luce di questo mondo sia illuminato per sempre dalla vera luce che ha in te la sorgente inesauribile. Il suo volto che ha scrutato le tue vie per mostrale alla Chiesa, veda ora il Tuo volto paterno. Il suo volto, che viene ora sottratto alla nostra vista, contempli la tua bellezza e raccomandi il suo gregge a te, eterno Pastore, che vivi e regni nei secoli dei secoli''.

Nella bara sono state poste anche le monete del pontificato, in oro e argento, e un tubo di metallo contenente il Rogito, redatto dal maestro delle cerimonie, nel quale si racconta la vita del Papa.

Ieri, giovedì 7 aprile, è stato reso pubblico il testamento spirituale di Giovanni Paolo II.
Un documento che il Papa scrisse a partire da marzo del 1979 arricchito nel corso degli anni, da note ed aggiunte nei momenti più significativi o drammatici del suo Pontificato, come i mesi dopo l'attentato alla sua vita nel 1981, o i vari momenti di preparazione e celebrazione del Giubileo del 2000. Un testamento in cui il Papa parla del suo magistero, ringrazia la Divina Provvidenza che l'ha salvato dalla morte donandogli nuova vita, parla della sua malattia e della possibilità di dimettersi qualora non fosse più riuscito a servire la Famiglia di Cristo, la Chiesa.
Per quanto riguarda beni materiali, scriveva il Papa: ''non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno''. Il fedele don Stanislao ''che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo'' deve poi vigilare affinché ''gli appunti personali siano bruciati''.

''L'ultima chiamata avverrà nel momento in cui il Signore vorrà'' scriveva già nel 1979 il Papa.
''Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne - aggiungeva Giovanni Paolo II da sempre devoto a Maria - lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l'umanità''.

- Il testamento di Giovanni Paolo II

- Il sito del Vaticano

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08 aprile 2005
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