L'università della vergogna

Concorsi truccati, commissioni d'esame pressate, fondi pubblici sperperati. L'ateneo di Messina è di nuovo nella bufera

21 luglio 2007

Nei dati dell'indagine denominata ''Excelsior'', presentati nei giorni scorsi da Unioncamere e Ministero del Lavoro, c'è motivo di grande speranza per i laureati italiani visto che nel 2007 sono ben 75 mila i ''dottori'' che le imprese vogliono assumere entro l'anno (pari al 9% dei posti di lavoro messi a disposizione). Le preferenza tra le imprese va ai laureati in economia e in ingegneria elettronica, ma va forte anche il settore sanitario.
Il mondo del lavoro, dunque, finalmente si avvicina ai giovani che tanto hanno studiato nella prospettiva di dare un futuro migliore a se stessi e all'Italia, anche perché - è fatto risaputo - le università italiane hanno sempre saputo forgiare eccellenze di grandissimo rispetto, che purtroppo, per colpa della miopia politica e dell'intrinseca illiceità del costume cultural-burocratico delle ''caste universitarie'', si sono trovate costrette ad arricchire le compagini scientifiche e di ricerca degli altri Paesi.

Troppo spesso, infatti, quelle che dovrebbero essere cattedrali di saggezza si rivelano in realtà ''covi di ingiustizie ed illegalità'', dove raccomandazioni e nepotismo la fanno da padrona sconquassando letteralmente i normali meccanismi che devono sussistere affinché possano realizzarsi i ''naturali'' presupposti per una crescita reale dell'intera Nazione.
A macchiarsi nuovamente di vergognose colpe è stato l'Ateneo di Messina, dove ieri la Guardia di Finanza e la Dda peloritana hanno scoperto un giro di concorsi per dottorati truccati, pressioni su componenti delle commissioni d'esame per favorire parenti e amici di docenti, fondi pubblici assegnati per progetti di ricerca utilizzati per finte trasferte e serviti in realtà per comprare autovetture. C'è questo ed altro nell'inchiesta che ha portato all'arresto di cinque persone, tra cui il preside della facoltà di Veterinaria Battesimo Macrì.
Dopo le indagini sulla compravendita di esami, sugli appalti pilotati e sull'assassinio del professore Matteo Bottari, la nuova inchiesta apre nuovi scenari attorno all'Ateneo e al Policlinico, col rettore Francesco Tomasello indagato.

Nel mirino degli inquirenti sono finiti due concorsi alla facoltà di Veterinaria e la gestione del progetto 'Lipin' con contributi della Regione Sicilia. Battesimo Macrì, da poco preside di Veterinaria, è finito agli arresti domiciliari accusato di tentata concussione ai danni di un docente, per condizionare l'esito di un concorso per professore associato di chirurgia veterinaria e favorire il figlio Francesco. Macrì è stato anche accusato di avere spinto un altro giovane nell'assegnazione di un dottorato di ricerca. Il preside della facoltà, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato di condizionare alcuni colleghi, componenti della commissione universitaria, per raggiungere il suo obiettivo.
Nel registro degli indagati, a seguito dei ricorsi al Tar e al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) presentati dagli aspiranti docenti esclusi, sono finiti anche il rettore Francesco Tomasello, il consulente dell'area legale Raffaele Tommasini, l'ex preside di Clinica medica Signorino Germanà e il docente Pietro Niutta. Secondo i pm Antonino Nastasi e Adriana Sciglio, gli indagati avrebbero avvalorato la regolarità dei due concorsi.
I magistrati hanno chiesto la sospensione dalla funzioni del rettore, del suo consulente legale, di Germanà e Niutta, ma la richiesta non è stata accolta dal gip, Antonino Genovese, che intende prima chiarire la vicenda interrogando gli indagati.

Nell'ambito del secondo troncone d'indagine, che riguarda il progetto 'Lipin', in carcere sono finiti invece il professore Giuseppe Piedimonte, responsabile dell'area progettazione dell'Università, e il suo segretario Stefano Augliera. Ai domiciliari Eugenio Capodicasa, funzionario del Rettorato, già indagato in un procedimento connesso all'omicidio del docente Matteo Bottari (conclusosi con l'assoluzione) e la moglie Ivana Saccà, dipendente applicata ai progetti 'Lipin'. L'accusa nei loro confronti è di peculato: ingenti somme di denaro provenienti dalla Regione e dalla stessa Università, secondo gli inquirenti, sarebbero state manipolate dagli indagati. La guardia di finanza, che ha eseguito gli arresti, ha perquisito gli uffici del Rettorato e le abitazioni degli indagati per acquisire documentazioni collegate alle due inchieste.

Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, ha annunciato l'invio degli ispettori, chiedendo al Consiglio di Stato ''quali sono i poteri che il ministro può esercitare e i provvedimenti che può adottare di fronte a episodi gravi e diffusi, ivi compresa l'ipotesi di commissariamento dell'Università in quanto ente pubblico''.

Un ateneo continuamente sotto inchiesta - L'inchiesta della Dda di Messina sull'università che ha portato all'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare e che vede indagato anche il rettore Franceso Tomasello, è solo l'ultima, in ordine di tempo, sull'ateneo peloritano, che Nichi Vendola, attuale presidente della Regione Puglia (Prc), quando era componente dell'Antimafia, definì un 'verminaio'. In passato numerose indagini si sono concentrate su presunti rapporti tra docenti dell'università e la cosca Morabito di Africo Nuovo, uno dei clan più potenti della 'ndrangheta calabrese.
L'ateneo, del quale si è più volte occupata anche la Commisione antimafia, è stato al centro di varie inchieste: da quelle sulla compravendita di esami, agli appalti truccati, fino all'assassinio di un docente. La vittima è il professor Matteo Bottari, genero dell'ex rettore Guglielmo Stagno D'Alcontres e titolare della cattedra di endoscopia, ucciso la sera del 15 gennaio 1988 mentre faceva ritorno a casa.

Nell'ambito di questa inchiesta sono emersi gli interessi dei Morabito sugli appalti del Policlinico, definito dagli investigatori una "colonia" del clan calabrese. Il referente della cosca all'interno dell'ateneo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un collega di Bottari, il professor Giuseppe Longo, gastroenterologo del Policlinico, arrestato nel giugno del 1998 per associazione di stampo mafioso.
La posizione del docente, sospettato anche di essere il mandante dell'omicidio Bottari, fu però archiviata. Longo è stato assolto anche nel processo ''Panta Rei'' riguardante proprio le infiltrazioni della 'ndrangheta nella vita dell'ateneo. Numerosi i reati contestati agli imputati: dall'associazione mafiosa alle vendita degli esami, dalle intimidazioni ai docenti (uno dei quali, il professore Giancarlo Devero, fu pure 'gambizzato' perché si era rifiutato di promuovere una studentessa) allo spaccio di droga. Il processo si è concluso un anno fa con 33 condanne e 33 assoluzioni. Tra gli assolti anche il boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito, noto con il soprannome di ''U tiradritto'', che avrebbe tenuto sotto controllo per anni l'ateneo messinese attraverso alcuni studenti calabresi fuori corso.
Oltre all'attuale rettore, Francesco Tomasello, anche altri due suoi predecessori, Guglielmo Stagno d'Alcontres e Diego Cuzzocrea, sono stati indagati in passato per vari reati. Anche in questo caso, tuttavia, i procedimenti sono stati archiviati. [La Sicilia]

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21 luglio 2007

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