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La ''blocca processi'' è irrazionale

Tra polemiche e strumetalizzazioni, il parere del Csm ha bocciato la cosiddetta ''salva-premier''

02 luglio 2008

Formulare pareri su progetti di legge "di assai notevole incidenza su materie di suo diretto interesse" (nello specifico sulla legge "blocca-processi" ribattezzata dall'opposizione "salva-premier", ndr) rientra "nella facoltà attribuita espressamente dalla legge n. 194 del 1958, il cui esercizio si è consolidato in una costante prassi istituzionale'', e "non può suscitare sorpresa o scandalo". Ma "non spetta in alcun modo al Consiglio quel vaglio di costituzionalità cui sono legittimate altre istituzioni".
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha vergato il suo parere in una lettera inviata al vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che l'ha letta al plenum riunito ieri per votare un parere sul discusso provvedimento all'esame del Parlamento. Una seduta convocata nel fuoco di accese polemiche tra centrodestra e centrosinistra, che in queste settimane hanno attirato su di se tutto l'interesse politico.
"Non può esservi dubbio o equivoco - ha sottolineato Napolitano, che del Consiglio superiore della Magistratura è il presidente - sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, come è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni". In quanto "la distinzione dei ruoli e il reciproco rispetto, il senso del limite e un costante sforzo di leale cooperazione, sono condizioni essenziali ai fini della tutela e della valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà".

La lettera del presidente della Repubblica inviata al Csm ha soddisfatto il premier Silvio Berlusconi, che durante la conferenza stampa nel cantiere del termovalorizzatore di Acerra, è tornato sul tema giustizia dopo aver affrontato la questione rifiuti. Il Cavaliere, in particolare, si è detto d'accordo con la posizione del presidente della Repubblica. "Non credo di dover aggiungere niente a ciò che ha dichiarato in forma pubblica il capo dello Stato su questo argomento - ha spiegato -. I presidenti di Camera e Senato si erano recati da lui per sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo della nostra Costituzione. Il presidente della Repubblica ha accolto gli argomenti dei presidenti delle Camere e ha prodotto una dichiarazione che mi sembra assolutamente completa". "Ogni istituto - ha sottolineato Berlusconi - deve fare ciò che la Costituzione gli assegna e non deve andare a prevalere e a prevaricare i compiti e le competenze di altre Istituzioni".
Il suo commento però ha urtato la suscettibilità del Capo dello Stato e ha innescato un inedito botta e risposta fra i due presidenti. Poco dopo le affermazioni di Berlusconi, infatti, ambienti del Colle hanno reagito con una nota ufficiosa: "Il presidente della Repubblica ha indirizzato la lettera al vice presidente del Csm, di sua autonoma iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta". Parole amare che esprimono irritazione per una valutazione che sembra sminuire un gesto studiato per raffreddare le tensioni e indicare a tutti, e non solo ad alcuni, un terreno di maggior equilibrio, precisando e difendendo le rispettive prerogative.

Numerosi esponenti del Popolo della Libertà, nei giorni scorsi, avevano affermato che il Consiglio Superiore della Magistratura eserciterebbe una interferenza con i lavori del Parlamento per il fatto stesso di esprimere un parere sul discusso decreto legge sulla sicurezza che contiene la norma blocca processi approvata dal Senato e ora al vaglio di Montecitorio. Tanto più, secondo alcuni, se ciò avverrebbe senza una esplicita richiesta del ministro della Giustizia. Su questo punto, come si è ben capito, il capo dello Stato non concorda. Altri, a quanto pare anche i presidenti delle Camere durante il colloquio di ieri al Quirinale, secondo le parole di Berlusconi, invece hanno ravvisato nella bozza di parere elaborata un giudizio di costituzionalità improprio in quanto non compete al Csm: sarebbe l'invasione di un campo che è proprio di altri organi istituzionali: Quirinale, Camere, Consulta.
Ma il Capo dello Stato puntava a stemperare polemiche e tensioni e far emergere anche all'interno del CSM posizioni serene e largamente condivise. Perciò aveva respinto gli inviti a presiedere personalmente la riunione di ieri a Palazzo dei Marescialli e a fare da "pompiere". La scelta è stata invece di riconoscere pienamente il ruolo del vicepresidente Mancino, di concordare con lui, fin dall'inizio, la decisione di elaborare un parere e anche l'iter da seguire e la paziente opera volta a superare estremismi e posizioni strumentali.

Per il vicepresidente del Csm Nicola Mancino "il Capo dello Stato ha fatto bene a inviare la lettera, in cui usa parole di appoggio al Consiglio, ma se ne sono subito appropriati ed è stato costretto a dire 'guardate, io non rispondo di alcuna iniziativa' [...] Perché tanta acredine nei confronti della magistratura? Questa aggressione al Csm è perché un parere autonomo dà fastidio al potere costituito. La magistratura non è una classe malata". "Io mi lamento del trattamento che ha ricevuto il CSM sul quale sono piovute tante critiche - ha detto ancora Mancino - e ritengo che Palazzo dei Marescialli non debba oscillare a seconda della coloritura della maggioranza del governo: altrimenti sarà necessario riformarlo, anzi io credo che una parte dei componenti debba essere eletta dal Capo dello Stato". "La crisi della giustizia - ha concluso - non si risolve con le dichiarazioni dei fanatici ma con l'assunzione di responsabilità".

Al di la da tutto, il Consiglio Superiore della Magistratura, nella serata di ieri ha infine espresso la sua decisione, e nel corso del plenum ha bocciato la norma 'blocca processi'. I voti a favore sono stati 21, gli unici a votare contro sono i laici del Pdl Michele Saponara e Gianfranco Anedda. Il laico dell'Udc Ugo Bergamo ha invece espresso il suo voto per una seconda proposta che prevedeva degli emendamenti al parere originale.
Nel testo approvato si sottolinea che la norma 'blocca processi' "presenta profili di grave irragionevolezza, in particolare riguardo lo spartiacque temporale tra processi che devono essere sospesi e processi che devono proseguire, coincidente con la commissione del reato entro il 30 giugno 2002; uno spartiacque che è svincolato da ogni parametro di riferimento rinvenibile nel sistema normativo ed è conseguentemente casuale e arbitrario".
Il parere rileva profili di irragionevolezza anche nella scelta dei reati per cui va disposta la sospensione dei processi, "una scelta che appare ugualmente non ragionevole essendo tra tali reati compresi i numerosi delitti che determinano particolare allarme sociale".

Questa sospensione, inoltre, "riguarderà un numero ingente di dibattimenti (secondo alcune stime più della metà di quelli in corso) e provocherà nel medio, ma anche nel breve termine l'effetto di una ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia complessivamente intesa. Dal mancato rispetto del principio della ragionevole durata del processo (art. 111 della Costituzione) discenderanno crescenti richieste risarcitorie ai sensi della cosiddetta legge Pinto".
Successivamente si evidenzia che questa sospensione appare come una sorta di "amnistia occulta, applicata al di fuori della procedura prevista dall'art. 79 della Carta costituzionale. Per essa infatti - si spiega - sembra non operare la sospensione della prescrizione". Infine l'attribuzione al presidente del Tribunale del potere discrezionale di sospendere i processi "è del tutto anomala nel sistema ordinamentale e processuale".

[Informazioni tratte da Adnkronos.com]

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02 luglio 2008
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