La boss donna di Catenanuova

Il capo cosca avrebbe affidato alla moglie il compito di riorganizzare il clan e annientare i rivali catanesi

27 maggio 2011

Una forte contrapposizione tra clan, tra il 2007 e il 2008, rischiò di sfociare in una guerra di mafia per la definizione dei nuovi assetti mafiosi a Catenanuova. È quanto emerge dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Enna che ieri hanno arrestato dieci persone (LEGGI), compresa una donna, Agata Cicero, moglie del presunto boss Leonardi, per associazione mafiosa.
L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip di Caltanissetta su richiesta della Dda della Procura Nissena. Secondo l'accusa, del clan avrebbero fatto parte l'imprenditore agricolo Giuseppe Pecorino, di 69 anni; Salvatore Leonardi, di 45, già detenuto, Prospero Riccombeni, di 39, disoccupato, residente a Milano; Agata Cicero, di 45, agli arresti domiciliari; Filippo Passalacqua, di 31; l'allevatore Maurizio Prestifilippo Cirimbolo, di 32; Antonino Mavica, di 46, gia detenuto; il meccanico Giuseppe Girasole, di 51; l'operaio Massimo Grasso, di 31.
Arrestato anche un consigliere comunale di Maniace (Ct), Salvatore Galati Muccilla, 49 anni, allevatore, che deve rispondere solo di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco.

Le indagini dei carabinieri hanno riguardato anche due agguati: quello del 20 febbraio 2007 in cui rimase gravemente ferito il pregiudicato Prospero Riccombeni, e l'uccisione a colpi di kalashnikov di Salvatore Prestifilippo Cirimbolo, 47 anni, fratello dell'arrestato Maurizio, in quella che e stata definita la strage di Catenanuova, del 15 luglio 2008, in cui rimasero ferite altre cinque persone.
Riorganizzare la cosca e annientare i clan dei "catanesi" e dei loro alleati, in particolare quelli del clan Cappello. Era il compito che, secondo gli investigatori, il boss Leonardi avrebbe affidato alla moglie, Agata Cicero. Il ruolo della donna è stato sottolineato dal procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, e dal procuratore aggiunto Amedeo Bertone, che hanno condotto l'inchiesta che ha svelato l'assetto mafioso a Catenanuova, dopo il periodo di reggenza da parte della famiglia di Enna, che faceva capo a Gaetano Leonardo, conosciuto come "u Liuni", e che aveva affidato il controllo del territorio prima a Salvatore Leonardi, e poi ad Antonino Mavica e Prospero Riccombeni, arrestati nel 2002 per associazione mafiosa e condannati con sentenza definitiva.
Secondo gli inquirenti Riccombeni, tornato in libertà, avrebbe ripreso il controllo del territorio ma, malgrado fosse un uomo d'onore di Cosa nostra ennese, avrebbe chiesto l'appoggio al clan Cappello di Catania per gestire le attività illecite. Riccombeni, accusato di una cattiva gestione degli affari e per questo vittima nel 2007 di un tentativo di omicidio, fu sostituito, per imposizione del clan catanese, da Salvatore Prestifilippo Cirimbolo. Quest'ultimo però si sarebbe rivelato poco affidabile, quindi eliminato nel corso della cosiddetta "strage di Catenanuova" e sostituito da Filippo Passalacqua, legato alla figlia di Giuseppe Salvo, ergastolano, considerato esponente di spicco del clan Cappello.

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27 maggio 2011

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