La British Petroleum trivellerà vicino le coste siciliane

La compagnia Bp, responsabile della "marea nera" nel Golfo del Messico, pronta a perforare il Mediterraneo

26 luglio 2010

La compagnia petrolifera britannica British Petroleum (Bp) prepara una serie di perforazioni al largo delle coste libiche, a poche centinaia di chilometri dalle coste della Sicilia, di Lampedusa e di Pallenteria.
A riferirlo sabato scorso è stato il 'Financial Times' che ha ricordato come Bp abbia ottenuto i diritti di esplorazione dei possibili giacimenti nel Golfo della Sirte tre anni fa per 900 milioni di dollari. Noi vogliamo ricordare, per i più distratti, che la British Petroleum è la compagnia responsabile della "marea nera" che sta devastando il Golfo del Messico.
Le operazioni off-shore della compagnia petrolifera avverranno a una profondità di 1700 metri, circa 200 metri superiore a quella del giacimento Macondo nel Golfo del Messico, che ha dato origine alla marea nera. Un portavoce della compagnia ha confermato che "le perforazioni inizieranno nelle prossime settimane".

"L'annuncio da parte della BP di aprire una esplorazione petrolifera al largo del Golfo della Sirte in Libia è una notizia che desta grande preoccupazione. Il governo italiano deve intervenire con urgenza e promuovere, a livello internazionale, la richiesta di una moratoria per lo stop a nuove trivellazioni nel Mediterraneo''. E' quanto ha affermato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd annunciando un'interrogazione parlamentare ai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente. La nuova trivellazione prevista dalla British Petroleum, ha aggiunto in una nota Realacci ribadendo quanto affermato su FT, "è particolarmente critica perché si dovrebbe effettuare a grandi profondità e questo è un elemento di ulteriore insicurezza in caso di incidente. Se quello che sta accadendo in Messico accadesse nel Mediterraneo, un mare chiuso e con un ricambio lentissimo, sarebbe una sciagura senza eguali. Il nostro paese, per la posizione geografica e politica che ha nel bacino del Mediterraneo, ha il dovere di essere capofila in un'azione internazionale di tutela dei nostri mari e fare pressione presso il governo libico per fermare questa nuova trivellazione".

"Assurdo: il Mediterraneo non è un mare qualsiasi; pur rappresentando solo l'1% della superficie dei mari del mondo, presenta un concentrato di biodiversità, di ambienti e di paesaggi introvabili altrove". Così il presidente onorario del Wwf Italia Fulco Pratesi ha commentato l'annuncio della Bp. "La minaccia che incombe su questo gioiello non solo naturalistico - ha osservato ancora Pratesi -, con la previsione di trivellazioni petrolifere nel Golfo della Sirte a ben 1700 metri di profondità (superiore a quelli del Golfo del Messico), potrebbe rappresentare un colpo gravissimo alle numerosissime specie. Molte delle quali uniche al mondo, come la posidonia, una pianta marina che solo in Mediterraneo vegeta, il corallo rosso, la foca monaca, il gabbiano corso, una sottospecie endemica di balenottera, e, dal punto di vista della loro riproduzione, alcune specie di tartarughe marine. Ci preoccupa moltissimo - ha sottolineato il presidente Wwf - la mancanza a oggi di regole e norme, trattati internazionali e convenzioni globali che mettano al riparo questo piccolo e prezioso mare dalle minacce petrolifere che stanno assassinando le coste meridionali degli Usa. E anche la saggia decisione del nostro governo di impedire queste perforazioni a meno di 10 miglia dal litorale non basta a tranquillizzarci. Le precauzioni già adottate in Norvegia per le piattaforme nel Mare del Nord e la moratoria imposta dal presidente Obama alle trivellazioni marine possono rappresentare un primo passo. Ma per il Mediterraneo, un mare chiuso su cui si affacciano centinaia di milioni di abitanti, di pescatori e di turisti, - ha concluso - occorre molto di più".

Le nuove trivellazioni nel golfo della Sirte da parte della BP e sulle coste siciliane da parte della Shell "devono essere immediatamente sventate con un intervento da parte dell'Unione Europea e dell'Italia, che sarebbe direttamente interessata dagli effetti di un eventuale incidente". Questa l'affermazione del responsabile del dipartimento Ambiente e Territorio dell'Italia dei Valori Paolo Brutti, secondo il quale "è molto grave che sia stato proprio il ministro Prestigiacomo ad autorizzare le perforazioni in Sicilia da parte della Shell. Un'autorizzazione che non ha tenuto in alcun conto delle crescenti preoccupazioni per le perforazioni sottomarine rivolte da moltissimi ambienti europei all'Italia, che consente vaste concessioni estrattive nell'Adriatico, nello Jonio e in Sardegna". "Tutto questo - ha aggiunto l'esponente dell'IdV - dimostra che il ministro Prestigiacomo, invece di garantire la difesa dell'ambiente italiano, non solo è al servizio del potentato industriale militare che ruota intorno al nucleare, ma è anche il ministro delle società petrolifere". E ricordando l'amicizia tra il premier Berlusconi e Gheddafi, ha chiesto infine: "Forse le decisioni del presidente libico sulla Bp e quelle del governo italiano sulla Shell fanno parte di un'intesa volta a trasformare il Mediterraneo in un immenso campo petrolifero sottomarino?"

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

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26 luglio 2010

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