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La caduta

''Se la guerra è persa non mi importa che il popolo muoia. Non verserò una sola lacrima per loro''

29 aprile 2005


 



Noi vi segnaliamo...
LA CADUTA - GLI ULTIMI GIORNI DI HITLER
di Oliver Hirschbiegel

Gli ultimi dodici giorni nella vita di Adolf Hitler. Dal 20 aprile 1945 - l'ultimo compleanno di Hitler - al 2 maggio del 1945 - giorno della resa tedesca.
Un Hitler inedito, che cerca di resistere alla disfatta totale, al chiuso del bunker della Cancelleria, prima di darsi la morte e di sparire dalla Storia nel più fitto mistero…
'La caduta' è tratto dal libro dello storico tedesco Joachim Fest ''Dentro il bunker di Hitler'' e da quello scritto dalla segretaria del Fuehrer, Traudl Junge, ''Fino all'ultima ora''.
Proprio dal punto di vista di questa giovane donna, il regista e lo sceneggiatore Bernd Eichinger hanno scelto di raccontare quegli ultimi giorni nel bunker.
Hitler è interpretato da un magistrale Bruno Ganz che ha realizzato una vera e propria metamorfosi fisica. Hitler è circondato nel bunker dai suoi generali, dalle attenzioni della sua amante Eva Braun (che sposerà prima di suicidarsi), dal Ministro Goebbels e dalla moglie (che ucciderà i figli prima di togliersi la vita) e dalla stessa Junge.
Accusato da alcune riviste come 'Bild' e anche dal regista Wim Wenders di aver ritratto Hitler in modo troppo umano, mostrandolo mentre mangia, mentre ascolta i canti dei figli di Goebbels, perché mostra tenerezza verso la segretaria e gratitudine per la cuoca che gli prepara l'ultimo piatto, il film in realtà mostra il dittatore come un uomo senza compassione. Non ne prova per il popolo tedesco, "che ha scelto la sua fine", non ne prova per i suoi soldati, che reputa tutti "vigliacchi", nè per i suoi generali, "tutti traditori".
In Germania, il film ha diviso pubblico e critica. Motivo? Lo spiega Fest: ''La cosa peggiore non è che Hitler fosse un mostro, ma che fosse un uomo''.


Distribuzione 01 Distribution
Durata 156'
Regia Oliver Hirschbiegel
Con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes
Genere Biografico


Intervista a Joachim Fest
di Arianna Finos per Kataweb Cinema

Perché ha sentito l'esigenza di scrivere questo libro?
Lei deve sapere che mio figlio è editore ed è lui che mi spinge a scrivere questi libri. Lui e io abbiamo visto che questo è un capitolo della storia particolarmente affascinante e stimolante, non c'è mai stato nulla di simile e nessuno ha mai voluto scrivere nulla in merito.

Questo film ha diviso la Germania, in molti hanno considerato il ritratto dell'Hitler quotidiano troppo umano.
Non credo che le cose siano così, penso che la spiegazione sia molto più banale: ci sono state delle critiche da parte di certi registi tipo Wim Wenders e altri dei quali non conosco neanche il nome, dato che non frequento il cinema. Questi registi hanno girato dei film sulla stessa tematica, però senza un successo simile. Questo film in pochissime settimane è stato visto da più di cinque milioni di spettatori. Ma, si sa, la scena cinematografica è caratterizzata da invidia. Qui si tratta di rivali che hanno trovato un pretesto per criticare, io non credo però che sia la figura quotidiana di Hitler il fattore scatenante di questa critica.

Su quale documentazione si è basato per ricostruire gli ultimi dodici giorni nel bunker di Hitler?
Mi sono servito di diari, rapporti di vita vissuta, documenti ufficiali, testimoni oculari nel bunker stesso, e poi naturalmente i mille rapporti dell'uomo della strada che ha vissuto la propria tragedia. Per esempio sono rimasto colpito dal destino di un medico che non aveva più abbastanza veleno per uccidere tutti i suoi figli, ha cercato di affogarli di propria mano nella vasca da bagno, i bambini si sono ribellati e difesi. Alla fine è riuscito a uccidere i propri figli e con le ultime due dosi di veleno, dopo aver scritto una lettere d'addio, ha ucciso se stesso e la moglie. Molti amici, parenti, che hanno vissuto quelle tragiche circostanze a Berlino mi hanno raccontato le loro esperienze. Ho tenuto presente tutto questo.

Cosa pensa dell'interpretazione che Bruno Ganz dà di Hitler e come risponde alle accuse di revisionismo fatte al suo libro?
Penso che Bruno Ganz sia veramente un Hitler come io l'ho immaginato, un Hitler che ci impressiona, pienamente credibile. Poi se il mio libro sia revisionista o no non saprei dire, perché tutta la storiografia che viene scritta a posteriori ha un carattere revisionista.

Candidato all'Oscar 2005 come ''Miglior Film Straniero''
Bruno Ganz per prepararsi al ruolo di Hitler, ha studiato i comportamenti dei malati di Parkinson in un ospedale svizzero

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29 aprile 2005
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