La Camera ha approvato la "riforma Gelmini"

307 sì contro 252 no, mentre fuori dal palazzo gli studenti bloccavano tutto...

01 dicembre 2010

Alla fine, ieri, la "riforma Gelmini" è stata approvata alla Camera con 307 sì, 252 no e 7 astenuti. "L'approvazione della riforma dell'Università - ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - è un altro obiettivo raggiunto dal governo del fare. E' la dimostrazione che l'esecutivo prosegue nella sua azione riformatrice, mantenendo gli impegni presi con gli italiani". "Con la riforma – ha spiegato - si dà un colpo mortale a parentopoli. Non potranno infatti partecipare ai concorsi i parenti fino al quarto grado. I rettori non saranno più a vita, ma solo per sei anni. Le Università saranno costrette a non sprecare più le risorse pubbliche. La riforma dell'università è il sesto punto del programma – ha ricordato il premier - che il governo ha già realizzato".
Ovviamente soddisfatta anche il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini che vede l'ok al ddl come "uno dei fatti più importanti della legislatura, spiace solo – ha affermato - averlo fatto in un clima di tensione sociale. Ma la riforma era indispensabile e urgente".
La legge, ha spiegato, porta "cambiamenti importanti di cui il Paese ha bisogno per valorizzare le sue eccellenze. Ho il massimo rispetto per chi protesta, ma i toni utilizzati oggi sono stati eccessivi alla luce dei contenuti veri della riforma: sfido chiunque a trovare un solo articolo che non metta al centro gli studenti, la buona ricerca e la buona università".

Decisivo per l'approvazione del testo è stato l'appoggio dei finiani. Futuro e Libertà ha infatti votato sì al testo presentato dal governo "perché ne ha condiviso e in gran misura ispirato le linee di fondo", ha affermato Benedetto Della Vedova durante le dichiarazioni di voto in aula alla Camera. Il vice presidente vicario del gruppo ha sottolineato che grazie all'azione di Fli "sono state inserite delle risorse senza le quali la riforma sarebbe stata una scatola vuota". Infine, il preannuncio di sfiducia: "Abbiamo fatto tutto questo - ha aggiunto - anche se il governo non ha più la nostra fiducia".
Appoggio scontato quello di Pdl e Lega, mentre si è astenuto l'Api di Francesco Rutelli perché, ha chiarito Marco Calgaro, "l'atteggiamento di fondo di questo governo è un macigno non rimosso" che di fatto "penalizza il diritto allo studio".
Riforma bocciata dall'Idv di Antonio Di Pietro ("Una truffa colossale"), e dall'Udc ("Una riforma sbagliata"). Voto contrario anche dal Pd con Dario Franceschini che al termine del suo intervento ha incassato un lungo applauso. "Le migliaia di studenti che stanno manifestando in tutta Italia – ha osservato il capogruppo Pd - non hanno alle spalle nessun partito e nessun sindacato, hanno fatto tutto spontaneamente. Le riforme vere si fanno sempre con l'ascolto e la concertazione e le proteste si cerca di capirle e non le si liquida con slogan sprezzanti. E' solo uno slogan parlare di lotta contro baroni e di merito. Pretendete di chiamare riforma - ha attaccato il capogruppo - quello che è solo un elenco di tagli col risultato che l'università pubblica va in degrado e chi ha soldi va in quelle private".

Ma non tutti gli studenti italiani sono contrari alla riforma passata alla Camera. Ad esempio, ieri a Palermo erano oltre ventimila in piazza contro la riforma dell'università, ma a protestare sono quasi tutti studenti delle superiori. Pochi gli universitari che si sono accodati ai cortei dei loro "compagni" più piccoli. In città, infatti, sembra siano in tanti gli studenti favorevoli alla riforma o comunque non in accordo con la protesta e che quindi restano a casa o continuano a studiare nelle facoltà. A Palermo solo Lettere, Scienze Politiche e Matematica sono state occupate. Più sentita la protesta dei ricercatori e dei docenti che hanno presidiato nei giorni scorsi il rettorato.
"Molti universitari non partecipano ai cortei - ha spiegato Gaetano Sciortino, studente della facoltà di Giurisprudenza, di Azione universitaria - E spesso chi lo fa è indirizzato da professori che non vogliono perdere i loro privilegi. Io sono a favore della riforma perchè l'università ne aveva bisogno. Le linee guida sono giuste, si può discutere su qualche articolo, ma la sostanza è positiva. Anche oggi, per esempio, quasi tutti i miei colleghi sono rimasti a casa o in facoltà a studiare. Solo mille, su sessantamila iscritti all'università di Palermo, hanno aderito alla manifestazione". D'accordo anche Alberto Di Benedetto, di Scienze Politiche. "La mia facoltà - ha raccontato - è stata occupata da una decina di persone strumentalizzate dalla politica e dai sindacati. Non sanno nemmeno di cosa parli la riforma che è profondamente giusta. Finora c'è stata una gestione clientelare. A Lettere per esempio il professore Carapezza ha portato quattro parenti. A Medicina 50 docenti sono imparentati. È una situazione dalla quale vogliamo uscire, ma evidentemente questi cambiamenti ledono gli interessi di pochi".

Anche nelle scuole superiori c'è chi non è d'accordo con l'occupazione. "Voglio tornare a scuola - ha detto uno studente del liceo classico Garibaldi che non vuole sia reso noto il nome - Non posso perdere altri giorni. Dopo cinquanta assenze rischio la bocciatura e non ci penso proprio".
Allo scientifico Galilei c'è chi avrebbe preferito l'autogestione. "La nostra è stata un'occupazione anomala - ha spiegato Andrea Sciacca, 16 anni della quarta D - La maggioranza aveva votato per l'autogestione, che ci avrebbe permesso di non fare assenze e farci interrogare, ma il preside non ce l'ha concessa e allora abbiamo occupato. I rappresentanti non sapevano di cosa parlasse la riforma e molti studenti pensano che questa legge che è in parlamento riguardi la scuola, mentre parla dell'università. L'unico motivo per cui si occupa è non andare a scuola". Gli studenti del Galilei, però, oggi tornano a scuola.

ECCO LE PRINCIPALI NOVITÀ PER STUDENTI, DOCENTI E ATENEI
Accesso di giovani studiosi - Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica. Disco verde alla revisione e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani e alla revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele, con aumento degli importi. Il ddl sancisce poi l'abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza diritti e introduce una nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per figure professionali di alto livello. Sì alla riforma del reclutamento, con l'introduzione di un sistema di tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto con l'università maturando, però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Questo provvedimento si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito. Inoltre, il provvedimento abbassa l'età in cui si entra di ruolo in università, da 36 a 30 anni, con uno stipendio che passa da 1300 euro a 2100. Sì anche alla chiarificazione delle norme sul collocamento a riposo dei docenti e alla valutazione complessiva delle politiche di reclutamento degli atenei ai fini della distribuzione del fondo di finanziamento ordinario.

Arriva il codice etico - Ogni ateneo dovrà adottare un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti del ministero dell'Istruzione.
Arriva un direttore generale - Che sostituirà l'attuale direttore amministrativo. Il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come un vero e proprio manager dell'ateneo.
Distinzione netta di funzioni tra Senato accademico e consiglio d'amministrazione - Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il cda ad avere la responsabilità chiara delle assunzioni e delle spese, anche delle sedi distaccate. Il cda non sarà elettivo, ma responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il presidente del cda potrà essere esterno.
Diritto allo studio e aiuti agli studenti meritevoli - Delega al governo per riformare organicamente la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi universitari e mobilità. Inoltre sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d'onore.
Docenti in classe - I docenti avranno l'obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Questo per evitare che si riproponga senza una soluzione il problema delle assenze dei professori negli atenei. Viene per la prima volta stabilito inoltre un riferimento uniforme per l'impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.
Gestione finanziaria - Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra viale Trastevere e Tesoro. Oggi i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei. Con le nuove norme, i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio. Scatta poi il commissariamento e la tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario.

Gli studenti valutano i professori - Gli studenti valuteranno i professori e questa valutazione sarà determinante per l'attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero dell'Istruzione.
Mobilità del personale - Sarà favorita la mobilità all'interno degli atenei, perché un sistema senza mobilità interna non è un sistema moderno e dinamico.Possibilità per chi lavora in università di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.
Nucelo di valutazione d'ateneo a maggioranza esterna. Oggi molti nuclei di valutazione sono in maggioranza composti da docenti interni. Con le nuove norme, il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.
Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili - Oggi università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi. Con le nuove norme invece ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.

Reclutamento di giovani studiosi - Il ddl introduce l'abilitazione nazionale come condizione per l'accesso all'associazione e all'ordinariato. L'abilitazione è attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati. Le commissioni di abilitazione nazionale saranno autorevoli con membri italiani e, per la prima volta, anche stranieri. Ci sarà poi un cadenza regolare annuale dell'abilitazione a professore, al fine di evitare lunghe attese e incertezze e l'attribuzione dell'abilitazione, a numero aperto, sulla base di rigorosi criteri di qualità stabiliti con decreto ministeriale, sulla base di pareri dell'Anvur e del Cun.
Arriva poi la distinzione tra reclutamento e progressione di carriera: basta con i concorsi banditi per finta solo per promuovere un interno. Entro una quota prefissata (1/3), i migliori docenti interni all'ateneo che conseguono la necessaria abilitazione nazionale al ruolo superiore potranno essere promossi alla luce del sole con meccanismi chiari e meritocratici. Messa a bando pubblico per la selezione esterna di una quota importante (2/3) delle posizioni di ordinario e associato per ricreare una vera mobilità tra sedi, oggi quasi azzerata. Procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

Riduzione dei settori scientifico-disciplinari - Dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore). Oggi ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico-disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti. Con il ddl, saranno ridotti per evitare che si formino micro-settori che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.
Riorganizzazione interna degli atenei - Riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo. Questo per evitare la moltiplicazione di facoltà inutili o non richieste dal mondo del lavoro.
Scatti stipendiali solo ai professori migliori - Si rafforzano le misure annunciate nel DM 180 in tema di valutazione dell'attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.
Sì al passaggio ad associato di 4.500 ricercatori in tre anni - Arriva il disco verde anche alla norma che prevede il passaggio ad associato di 1.500 ricercatori in tre anni.
Stop ai rettori a vita - Un "magnifico" potrà rimanere in carica un solo mandato, per un massimo di sei anni.
Stop a parentopoli - Si prevede che nelle assunzioni per ordinario e associato siano esclusi i consangunei dei professori appartenenti al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata, ma anche di rettori, direttori generale, consiglieri di amministrazione.
Valutazione degli atenei - Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Fine della distribuzione dei fondi a pioggia. Obbligo di accreditamento, quindi di verifica da parte del ministero, di tutti i corsi di laurea e di tutte le sedi distaccate per evitare che si creino insegnamenti e strutture non necessarie. Valutazione dell'efficienza dei risultati conseguiti da parte dell'Anvur.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it, il Sole24ORE]

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01 dicembre 2010

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