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La Chason de l'Orland

La Sicilia rimane la roccaforte della Casa delle Libertà, nonostante la denuncia di brogli snocciolata da chi non ha vinto

15 maggio 2007

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto...

... no, non è vero, non canteremo nulla di tutto ciò. Nessuna donna (nessuna), nessun cavaliere (solo di uno aleggia l'ombra e l'entusiasmo), qualche arma sì (sotto forma di promesse e ''fotofonini''), nessun amore (se non quello nei confronti di Palermo, detto a bocca larga da entrambi i protagonisti della nostra storia), nessuna cortesia né tanto meno imprese audaci. Di queste ultime proprio nemmeno l'ombra. Tutto come previsto, tutto vecchio... La Sicilia resta la roccaforte delle destre; il vincitore ostenta modestia ricordando che la popolazione non ha fatto altro che rinnovare la fiducia ad un governo che ha dato risposte concrete (ma quante volte l'abbiamo sentito nominare quel Giardino della Zisa??), il perdente che grida allo scandalo denunciando brogli, malefatte e scorrettezze.
Niente di epico... tutto da manuale...

Potremmo pure fermarci qui, ma il bisogno di analizzare la situazione per vedere a che punto si trova la Sicilia politicamente ci costringe a raccogliere il resoconto di quelle che sono state le elezioni amministrative siciliane (per l'opposizione di governo ''la cartina al tornasole'' della Nazione, per il governo ''niente più che la rappresentazione di una circostanza ''locale''), che hanno visto la maggiore vittoria delle destre e per quel che riguarda il capoluogo il tramonto di quella ''Primavera Palermitana'' che negli anni '90 diede nuova linfa alla politica in generale. Certo, il centrosinistra ha guadagnato qualche cosa in più rispetto a prima, merito o demerito - dicono gli uni e gli altri - del sistema elettorale, ma in fondo in fondo nemmeno questa è ''la Notizia''. Come non c'è notizia sul fatto che la campagna elettorale della Casa delle Libertà sia stata più aggressiva, pregnante e funzionale alla vittoria. Anche questa ''roba vecchia''.
Insomma, le previsioni dei molti sono state rispettate e il risultato di Palermo ne è stato l'emblema: Diego Cammarata avrebbe dovuto lottare con un avversario forte, ma siccome i simboli non funzionano più bene come una volta, la vittoria sarebbe stata comunque sua, ma di poco.   

E fu così che Diego Cammarata si confermò sindaco di Palermo battendo Leoluca Orlando, che dall'85 al 2000 aveva guidato quasi ininterrottamente il capoluogo siciliano.
Cammarata ha vinto con il 54 per cento dei voti mentre l'avversario e candidato dell'Unione si è fermato al 45 per cento. Il restante 2% è stato distribuito ad Andrea Piraino (Italia di Mezzo), all'autonomista Massimo Costa e a Giovanni Zampardi (Forza nuova). Una conferma ancora più ''forte'' del successo del centrodestra è arrivata dallo spoglio delle schede per il consiglio comunale dove la vittoria del Polo è stata schiacciante con il 60,1 per cento dei voti.
Sul successo tributato dalla Sicilia alla Cdl, Cammarata ha commentato: ''I siciliani sono stanchi di un governo che ha pensato a tutto, tranne che alla Sicilia e alla sua capitale; stanchi di tutto quello che la sinistra ha fatto nei confronti di Berlusconi e del centrodestra''.
Insomma, proprio niente di nuovo, compreso le accuse di brogli formulate da Orlando. Ieri, a metà pomeriggio, Leoluca Orlando ha telefonato al ministro dell'Interno Giuliano Amato. ''Commenterò i dati solo se e quando diventeranno definitivi'' ha detto in una conferenza stampa convocata apposta per denunciare ''una sequela di intimidazioni e illiceità''. Orlando ha denunciato ''fatti di enorme gravità: abbiamo assistito a centinaia di annullamenti di schede e i nostri rappresentanti di lista sono stati minacciati anche fisicamente''. Orlando ha quindi chiesto al Viminale l'annullamento delle elezioni, parlando di ''risultato inficiato'' dalle irregolarità. Lo staff del candidato dell'Unione ha riferito, davanti alle telecamere, che in una sezione della periferia, nel quartiere Cruillas, sarebbero state trovate 200 schede votate con la stessa grafia e una matita copiativa non in dotazione al seggio, poi si è riservata di elencare altre irregolarità nel voto.
Le accuse però sono state tranquillamente respinte al mittente da Cammarata: ''E' patetico parlare di brogli, ma ognuno faccia quello che crede''.
Già la campagna elettorale era stata caratterizzata da denunce di parlamentari dell'Unione, che avevano segnalato alla Procura la compravendita di voti da parte della Cdl, segnalando persino le tariffe: da 20 a 70 euro.

Chiaramente irregolare, invece, è stato il comportamento dei sette elettori beccati a fotografare con i loro telefonini la scheda elettorale votata. I ''fotografi votanti'' sono stati scoperti: due nel seggio di Terrasini (PA), dove uno dei cittadini coinvolti era un pregiudicato, uno a Balestrate (PA), uno a Castelvetrano (TP), uno a Brolo (ME), uno ad Aragona (AG) e un altro a Palermo. Le sette persone, che hanno fotografato il proprio voto certo non come souvenir, sono state denunciate e il loro telefonini sequestrati.
Nei giorni precedenti l'apertura dei seggi per il voto alle amministrative siciliane l'europarlamentare del Prc, Giusto Catania, il senatore dell'Idv, Fabio Giambrone, il deputato della Margherita, Franco Piro, e il deputato regionale dei Ds, Pino Apprendi, avevano inviato una lettera al ministro dell'Interno, in cui sostenevano che ''nei quartieri popolari di Palermo numerosi candidati dei partiti che sostengono la candidatura del sindaco uscente stanno distribuendo soldi, telefonini, buoni per la benzina, pacchi di pasta, finte lettere di assunzioni con l'obiettivo dichiarato di corrompere la libera espressione del voto democratico''. I parlamentari erano poi stati interrogati da agenti della Digos dopo l'apertura di un'inchiesta giudiziaria.
Altra palese irregolarità è poi successa a Palermo, dove marito e moglie sono stati sorpresi mentre si passavano la scheda elettorale già votata attraverso lo spazio che separa le due cabine elettorali. Il presidente ha annullato la votazione e segnalato alla polizia l'episodio. Agli agenti l'uomo ha detto di aver voluto aiutare la moglie analfabeta che, solo indirizzata, avrebbe potuto esprimere la sua preferenza di voto. I due sono stati denunciati.

Nel resto della Sicilia - Ma le amministrative non hanno riguardato soltanto Palermo. In Sicilia tra domenica e lunedì hanno infatti votato circa un milione e ottocentomila elettori, il 72 per cento degli aventi diritto. Il voto è servito a rinnovare le cariche amministrative di 156 comuni, e quelle provinciale di Ragusa. Qui ci occuperemo solo dei comuni più grandi e che ricoprono significati che vanno al di là dell'importanza locale.
GELA - Dal profondo della provincia di Caltanissetta è arrivata una di quella notizie che hanno regalato un pizzico di buon umore all'Unione. Rosario Crocetta, sindaco antimafia in quota al Pdci, uno che blinda le gare d'appalto, ed è - anche - dichiaratamente gay, è volato verso la conferma del suo secondo mandato. Crocetta, già a metà delle sezioni scrutinate, era stabile oltre il 60 per cento delle preferenze, e ha vinto con quasi il 65%.
TRAPANI - Grande vittoria della CdL anche a Trapani dove è stato riconfermato Mimmo Fazio (Cdl) con il 65,48 per cento dei voti, che ha stracciato l'avversario del centrosinistra Mario Buscaino.
AGRIGENTO - Nonostante le coalizioni frantumate e un territorio feudo incontrastato del governatore Totò Cuffaro, il candidato sindaco di Agrigento Enzo Camilleri (Cdl) con il 43,97% dei voti, dovrà andare al ballottaggio con il candidato di centrosinistra Marco Zambuto, cha ha raccolto il 35,21%. Il candidato dei Verdi Calogero Miccichè si è attestato intorno all'11%, mentre Nello Hamel della Margherita si è fermato al 5,58%. Percentuali importanti perché se l'Unione si riunisse nel secondo turno, il centrosinistra potrebbe strappare la poltrona del primo cittadino.
RAGUSA - Conferma importante per il centro destra arriva anche dalla provincia di Ragusa dove il candidato alla presidenza del centrodestra Franco Antoci si è imposto con il 65,50% dei voti.

La Sicilia vista da Roma... - Se per il premier Romano Prodi i risultati delle amministrative siciliane non sono un test nazionale (''È sempre un test locale, ma con un esito che sembra non negativo, rispetto alla volta precedente, per il centrosinistra''), per Silvio Berlusconi invece è ''Un messaggio inequivocabile: è un'intimazione di fine al governo Prodi''.
Orgoglioso dei risultati, il Cavaliere ieri da Milano ha elencato i dati in suo possesso: ''A Trapani siamo al 65%, a Palermo al 56% e la coalizione è al 60%. Possiamo dire che la regione Sicilia si conferma la Lombardia del Sud''.
''E' andato tutto secondo le previsioni: l'esito delle elezioni in Sicilia conferma l'umore attuale del Paese. Il voto ha premiato la buona amministrazione, sia a Palermo che a Ragusa, e si prefigura un ottimo risultato per l'Udc''. Questa la valutazione di Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, sull'esito delle elezioni in Sicilia.
''Quando godo molto non parlo'',  ha detto il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè (FI), commentando le prime proiezioni delle comunali a Palermo.
Diversa l'opinione di Massimo D'Alema. Secondo il vicepremier e ministro degli Esteri, il centrodestra ''non sembra stia sfondando in Sicilia, dove i rapporti di forza tra i due schieramenti restano immutati. Anzi, rispetto alle elezioni amministrative precedenti, per il centrosinistra il risultato è molto positivo''. [F.M.]

- ''Ecco tutte le irregolarità'' (Espresso.it)

- ''Leoluca-Pokemon, il grande ritorno mancato'' di G. A. Stella (Corriere.it)

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15 maggio 2007
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