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La Corte dei Conti bacchetta le Regioni: aumento della spesa sanitaria nonostante il rispetto del Patto di stabilità

Oltre il 58% delle perdite riconducibili a Campania, Lazio e Sicilia

02 agosto 2005

''Le politiche di contenimento delle spese e dell'indebitamento delle Regioni a statuto ordinario sono state insoddisfacenti''. Il giudizio è della Corte dei Conti, che ieri mattina ha pubblicato la relazione della Sezione delle Autonomie sull'andamento della finanza locale nel 2003 e nel 2004.
Per la Corte dei Conti c'è stato pertanto un peggioramento del contributo ai saldi di finanza pubblica delle Regioni e degli Enti territoriali, con le Regioni e le Aziende sanitarie che passano dall'accreditamento netto di 3.252 milioni nel 2003 ad un indebitamento di oltre 650 milioni di euro nel 2004. Le stesse Regioni sono però in qualche misura le vittime dell'indeterminatezza del quadro istituzionale e del mancato riconoscimento della responsabilità fiscale, fa notare la Corte, che rileva infatti che se da un lato è migliorato il contributo delle Regioni stesse al rispetto del 'Patto di stabilità interno', è pur vero che è peggiorato il saldo di spesa per tutte le altre voci.
Infatti tutte le Regioni rientrerebbero nei limiti, sia in termini di impegni che di pagamenti. Gli sforamenti dei saldi riguardano però - secondo la relazione - tutte le categorie di spesa non soggette al Patto.

Nel complesso la spesa corrente tra il 2000 e il 2004 è cresciuta di oltre il 24% in impegni (+21% in termini di pagamenti). Nell'ultimo anno tali valori sono risultati in crescita anche se contenuta (rispettivamente +3% e +3,2%).
L'andamento è da ricondurre in primo luogo ai trasferimenti alle aziende sanitarie cresciuti del 26,8% (del 28,6% i pagamenti). La spesa corrente non sanitaria è cresciuta nel periodo del 16% come impegni, mentre si è ridotta del 3,6% in termini di pagamenti. I risultati del Patto indicano, quindi, che le Regioni sono riuscite a contenere questa limitata quota di spesa mostrando margini per un recupero di efficienza, ma anche sfruttando gli spazi di gestione della spesa, con ciò rendendo accettabile il vincolo.

Più che raddoppiato l'indebitamento delle aziende sanitarie che ha raggiunto i 5.700 milioni. Le uscite complessive delle aziende sono aumentate di circa il 9% contro il 3% del 2003. Su questo aumento pesano le spese per redditi da lavoro dipendente (+10%), per consumi intermedi (+10,4%) e agli acquisti di beni e servizi da produttori market cresciuti nell'anno del 7,4%.
La Corte segnala per le Regioni "forti differenze nell'efficacia delle politiche di razionalizzazione della spesa". Infatti "a tre regioni (Campania, Lazio e Sicilia) sono riconducibili nel 2004 quasi 2.100 milioni di perdita (oltre il 58% dell'importo complessivo); positivi i risultati esposti dalle aziende di Puglia e Lombardia; accusano un deficit solo nell'ultimo anno l'Emilia Romagna e la Toscana, soprattutto per i rinnovi contrattuali".
Male anche i conti della Consip, la società che fa capo al ministero dell'Economia e che ha l'obiettivo di stipulare contratti di fornitura vantaggiosi per conto delle pubbliche amministrazioni. Nel 2004 "il sistema delle convenzioni" Consip, si legge nella relazione della Corte dei Conti, "non ha consentito il conseguimento degli obiettivi di risparmio, attesi e scontati nella manovra di finanza pubblica concernente l'esercizio".
La Corte dei Conti segnala inoltre che "durante l'intero esercizio 2004 ed i primi mesi del 2005 la gestione della Consip è stata negativamente influenzata, per quanto riguarda il programma di razionalizzazione degli acquisti, dagli effetti derivanti dalla sospensione delle gare". E che "tutti gli indici relativi all'attività in questione (spesa affrontata, risparmio diretto e da benchmark) hanno segnato un deciso peggioramento".

Su province e comuni, infine, la Corte dei Conti rileva un sostanziale rispetto "dell'obiettivo del saldo programmatico fissato dal patto di stabilità interno". "Il diffuso adempimento del patto non è di per sé indice di pieno controllo della dinamica della spesa in quanto alcune categorie ne risultano escluse", rileva però ancora la Corte, facendo notare come nell'esercizio 2004, permane l'evoluzione positiva degli incassi correnti delle province, ma cresce meno rispetto all esercizio precedente. E nei comuni, l'aumento deriva dal buon andamento delle entrate proprie.
Nel complesso, gli enti in disavanzo nel 2003 e 2004 restano di numero limitato (da 20 a 30) e l'ammontare del disavanzo oscilla intorno al 10% del bilancio.
Il fenomeno non appare nel complesso preoccupante anche se, per alcuni enti, mostra un elevato grado di allarme. Il dissesto è circoscritto rispetto agli esercizi precedenti.

Fonte: la Repubblica

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02 agosto 2005
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