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La dinamite in casa di Ciancimino jr poteva esplodere...

La posizione di Massimo Cinacimino adesso si aggrava: i magistrati gli contestano anche la detenzione di esplosivo

28 aprile 2011

Oggi, nei locali della Direzione nazionale Antimafia di Roma, si tiene il vertice tra le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze presieduto dal procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso. All'ordine del giorno anche il 'caso Ciancimino', soprattutto dopo le polemiche sorte tra la Procura di Palermo e quella di Caltanissetta in seguito all'arresto di Massimo Ciancimino per calunnia pluriaggravata nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.
"Era una riunione già programmata da tempo - ha spiegato il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo - ma è facile pensare che oggi si parlerà anche di Massimo Ciancimino".
Per la Procura di Palermo sono presenti a Roma, oltre a Messineo, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il pm Antonino Di Matteo. Per la Procura di Caltanissetta il procuratore Sergio Lari e l'aggiunto Domenico Gozzo. Nei giorni scorsi c'è stato un botta e risposta tra le due Procure sulla gestione di Ciancimino per il fermo per calunnia.

Intanto, ieri è stata consegnata alla Procura di Palermo la relazione degli artificieri della polizia che hanno rinvenuto dell'esplosivo nel giardino dell'abitazione palermitana di Massimo Ciancimino. Ebbene, l'esplosivo avrebbe potuto fare saltare in aria l'intero stabile di via Torrearsa nel centro di Palermo. È questa la conclusione a cui sono arrivati gli artificieri dopo avere analizzato i candelotti trovati su indicazione del figlio dell'ex sindaco condannato per mafia.
A questo punto la posizione di Massimo Ciancimino si aggrava perché i magistrati gli contestano anche la detenzione di esplosivo. Per questo reato rischia fino a otto anni di carcere.
L'esplosivo di produzione svizzera riportava la data del 14 agosto 1998, entro la quale per farlo esplodere era necessario un innesco. Una sorta di "termine di garanzia" lo definiscono gli esperti, scaduto il quale la dinamite avrebbe potuto autoinnescarsi. Il potenziale è rimasto intatto nonostante Ciancimino abbia bagnato i candelotti. Anzi, concludono gli esperti, l'acqua avrebbe cristallizzato il tritolo rendendolo ancora più pericoloso.
I 13 candelotti di dinamite e i 21 detonatori erano collocati accanto ai serbatoi dell'acqua del giardino dell'abitazione di Ciancimino jr che si trova non lontano dalla via Libertà. La Dia aveva rinvenuto l'esplosivo alla seconda perquisizione, su indicazione dello stesso figlio di Don Vito. Interrogato sabato scorso nel carcere di Parma, Massimo Ciancimino aveva detto di avere ricevuto i candelotti la settimana prima e di averli sotterrati senza dire nulla per non creare allarme.

Il procuratore Ingroia e Cinacimino jr - "La valutazione su Massimo Ciacimino? Complessivamente non è cambiata. Era già una fonte che noi valutavamo con molta cautela, attenzione e rigore. Non appena si è evidenziato un elemento di falsità delle dichiarazioni che lo riguardavano abbiamo proceduto con un fermo. Ma tutto ciò non inficia di per sé l'attendibilità di tutte le sue dichiarazioni". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonino Ingroia rispondendo ai giornalisti a Catania dove ha presentato il suo libro "Nel Labirinto degli Dei".
Ingroia ha aggiunto ancora: "Non è un mistero che ci sono divergenze di vedute" tra le Procura di Palermo e Caltanissetta sulla posizione di Massimo Ciancimino. "Contrasti forse è una parola grossa, ma è per certi versi fisiologico che si determino situazioni rispetto a indagini collegate rispetto alle quali ci sono posizioni diverse".
Negli ultimi giorni Antonio Ingroia è stato bersaglio di diverse velenose polemiche alzate da politici, giornalisti e quotidiani. Per questo il segretario ed i componenti della giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo hanno voluto esprimere "solidarietà al collega Antonio Ingroia" che ha subito "pesanti attacchi personali, ed agli altri magistrati che con lui coordinano le indagini" su Massimo Ciancimino, e li "esortano a continuare nella loro opera di serena e rigorosa ricerca della verità nel pieno e rispettoso ossequio del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge".
"Da giorni ormai quasi tutti gli organi di informazione italiani - si legge in un documento dell'Anm di Palermo - pubblicano e mandano in onda notizie e commenti inerenti le nuove vicende di Massimo Ciancimino, in relazione alla individuazione di un documento falsificato presentato dal predetto ai magistrati che sono impegnati nella difficile opera di ricerca, attenta e rigorosa, dei riscontri alle predette dichiarazioni. Le prese di posizione di personaggi dell’informazione e della politica rispecchiano le fisiologiche differenze ideologiche nel commentare i fatti, ai quali non può non riconoscersi un rilievo istituzionale di primissimo piano". Il segretario e gli altri componenti della Giunta distrettuale dell’Anm di Palermo denunciano "i tentativi, da più parti pervenuti, di trasformare una delicatissima vicenda giudiziaria in un attacco personale e mirato contro quei magistrati che con meticolosa professionalità, svolgono il loro dovere di ricerca e verifica della verità, con l’evidente scopo di delegittimare il loro lavoro e di indebolire, agli occhi dell’opinione pubblica, l’accertamento giudiziario di importantissime vicende che potrebbero avere coinvolto in passato ampi settori delle istituzioni del nostro paese".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Repubblica/Palermo.it, LiveSicilia.it]

- Ciancimino jr in carcere, il giudice: «Se esce può calunniare ancora» di Giovanni Bianconi (Corriere.it)

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28 aprile 2011
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