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La disoccupazione reale

Dall’annuale Rapporto Svimez: nel Sud il tasso di disoccupazione "reale" è del 25%

27 settembre 2012

Nel 2012 il Pil italiano dovrebbe far registrare una contrazione del 2,5%, quale risultato tra il -2,2% del Centro-Nord e il -3,5% del Sud. A stimarlo è lo Svimez che nel suo rapporto sull'economia del Mezzogiorno lancia un vero e proprio allarme per il Sud.
A causare la contrazione dell'attività produttiva il forte calo dei consumi (-2,4% al Centro- Nord, che diventa -3,8% al Sud) e il vero e proprio crollo degli investimenti: - 5,7% al Centro-Nord, più del doppio al Sud, -13,5%, soprattutto nelle costruzioni (- 15,5% al Sud).
Continua anche nel 2013 il crollo del consumi, che scendono al Sud più del doppio che nell'altra ripartizione: -1,6% contro -0,7%. Anche in questo caso restano decisamente negativi i consumi di beni (-2,9% al Sud a fronte di -0,1% al Centro-Nord).
Nel suo rapporto, lo Svimez segnala che dal 2007 al 2012 il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%, tornando ai livelli di quindici anni fa, del 1997. Nel 2011 il Mezzogiorno, in termini di Pil pro capite, ha confermato lo stesso livello del 57,7% del valore del centro Nord del 2010. In un decennio il recupero del gap è stato soltanto di un punto e mezzo percentuale, dal 56,1% al 57,7%. Continuando così ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio che separa il Sud dal Nord.

Secondo i dati del rapporto, nel 2011 la regione più ricca è stata la Valle d'Aosta, con 32.602 euro, seguita da Lombardia (32.538), Trentino Alto Adige (32.288), Emilia Romagna (31.524 euro) e Lazio (30.884 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l'Abruzzo (21.980 euro). Seguono la Sardegna (20.080), il Molise (19.748), la Basilicata (18.639 euro), la Sicilia (17.671), la Puglia (17.102) e la Calabria (16.603). La regione più povera è la Campania, con 16.448 euro.
Il divario tra la regione più ricca e la più povera è stato nel 2011 di oltre 16mila euro: in altri termini, un valdostano ha prodotto nel 2011 oltre 16mila euro in più di un campano.

Non migliora la situazione sul fronte del lavoro. Il tasso di disoccupazione 'reale' al Sud è del 25%, per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l'indagine. Nel Centro-Nord infatti la perdita di posti di lavoro tende a trasformarsi quasi interamente in ricerca di nuovi posti di lavoro; nel Mezzogiorno solo in minima parte diventa effettivamente ricerca di nuova occupazione.
Rispetto all'anno precedente, i disoccupati sono aumentati al Sud (+2%, pari a 19.600 unità), con una crescita addirittura del 18% in Molise (1.900 disoccupati in più) e della Campania (+11,5%, pari a 29.800 nuovi disoccupati). Scendono invece al Centro-Nord di 14.200 unità, pari all'1,2%. In testa alla non invidiabile classifica, la Campania, con un tasso di disoccupazione del 15,5%, seguita dalla Sicilia (14,4%) e dalla Sardegna (13,5%).
Nel Sud, il tasso di occupazione giovanile per la classe 25-34 anni è giunto nel 2011 ad appena il 47,6%, pari cioè a meno di un giovane su due, a fronte del 75% del Centro-Nord, cioè di 3 impiegati su 4. Situazione drammatica per le giovani donne meridionali, ferme nel 2011, al 24%, pari a mano di una su quattro in età lavorativa, che spinge le stesse di fatto a una segregazione occupazionale rispetto sia ai maschi che alle altre donne italiane.

Nel Sud cresce la domanda di lavoro in agricoltura (+2,7%), a fronte di un calo del 6% nel Centro-Nord. Se Sardegna e Sicilia aumentano gli occupati nel settore di oltre l'8%, la Campania perde il 6,7%.
In calo l'industria, che segna al Sud -2,3%. Se l'industria in senso stretto è in ripresa (+0,6%), sono le costruzioni a crollare del -6,2%. La dinamica dell'occupazione industriale è abbastanza negativa in tutte le regioni del Sud, particolarmente in Campania (17.600 posti di lavoro in meno) e Sicilia (10.000 in meno). Fa eccezione l'Abruzzo, che vede invece una crescita di 11.000 posti di lavoro nel settore.
Tengono invece i servizi, +0,8%, ben più contenuto che nell'altra ripartizione (+0,7%). In valori assoluti, il Sud ha perso nel 2011 32mila unità nel settore industriale. Gli occupati in agricoltura sono cresciuti invece di 10.900 unità, a fronte della perdita di 27mila unità al Centro-Nord.

Nel 2011 secondo stime Svimez gli irregolari in Italia arrivano a 2 milioni 900mila unità, di cui 1 milione e 200mila al Sud. Se al Centro-Nord il lavoro nero interessa prevalentemente secondi lavori e stranieri non regolarizzati, al Sud vede invece protagonisti irregolari residenti.
A livello di settore, nel 2011 al Sud è irregolare un lavoratore su 4 in agricoltura (25%), il 22% nelle costruzioni, il 14% nell'industria. A livello regionale in valori assoluti si stimano 296mila lavoratori in nero in Sicilia, 253mila in Campania, 227mila in Puglia, 185mila in Calabria, 131mila in Sardegna, 62mila in Abruzzo, 46mila in Basilicata e 23mila in Molise. [Adnkronos/Ign]

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27 settembre 2012
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