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La dolce morte... amara da accettare. Cosa sappiamo su eutanasia, accanimento terapeutico e ''diritto alla morte''

Dopo la morte di Terri Schiavo...

26 aprile 2005

Dopo il tragico caso di Terri Schiavo, temi quali l'eutanasia, l'accanimento terapeutico e il ''diritto alla morte'' sono diventati di indiscutibile attualità.
Prima di Terri Schiavo tutto ciò sembrava una realtà tanto lontana da non sembrare nemmeno tanto importante. La maggior parte di noi non conosceva quali fossero le posizioni politiche, in Europa o altrove, nei confronti di tali temi e dall'America, attraverso i media siamo stati investiti da questo problema completamente impreparati.
All'improvviso ci è stato chiesto come vogliamo che i nostri governi si comportino di fronte a drammi del genere, come pensiamo sia questa o quella legge, cosa vogliamo sia fatto di noi, o dei nostri cari, nella disgraziata eventualità cadiamo in uno stato vegetativo permanente.

Dall'oggi al domani, veniamo a scoprire che in Inghilterra i genitori di Charlotte, una bimba britannica di 18 mesi malata terminale, hanno perso la battaglia giudiziaria per ottenere che la figlia sia rianimata in caso avesse un nuovo blocco respiratorio, come è già accaduto tre volte. Infatti, il 7 ottobre 2004 un giudice aveva autorizzato i medici dell'ospedale di Portsmouth (sud Inghilterra) dove la piccola è ricoverata fin dalla nascita, a non praticarle la rianimazione. I genitori di Charlotte,  avevano presentato appello contro quella decisione, ma l'Alta Corte ha respinto il loro ricorso. Charlotte, che alla nascita pesava 450 grammi, ha una malattia respiratoria cronica ed una condizione neurologica gravemente compromessa.
 
Dall'oggi al domani veniamo a sapere che da diversi anni il signor Beppino Englaro, padre di Eluana  una ragazza di Lecco in coma da tredici anni dopo un incidente stradale, chiede il distacco del sondino nasogastrico che tiene in vita la ragazza in stato neurovegetativo irreversibile, e che la Corte Suprema ha dichiarato inammissibile l'ennesimo ricorso del padre della ragazza.
Da sempre il signor Englaro ha dichiarato che prima del fatale incidente la figlia, Eluana, aveva esplicitamente richiesto ai genitori, nel caso si fosse presentata nella sua vita una situazione come quella avvenutagli, di impedire qualsiasi accanimento terapeutico di sorta.
Beppino Englaro non è però mai riuscito ad esaudire la volontà della figlia, e la risposta ricevuta dalla Cassazione all'ultimo ricorso, ha sottolineato che il padre della ragazza non può, in quanto semplice tutore e non ''curatore speciale'' dell'interesse di sua figlia Eluana, chiedere la sospensione delle cure che tengono in vita la giovane anche perché mancano ''specifiche risultanze'' sulle reali volontà espresse da Eluana riguardo la vita e la morte.

E sempre alla stessa maniera, tutto in una volta, mentre non riusciamo a prendere una posizione nei confronti dei medici inglesi, e interdetti proviamo compassione - ma lo condanniamo - per il papà di Eluana, da Bruxelles, dalla nostra grande capitale europea, da un posto sempre più vicino a noi, arriva la notizia che i medici di base possono comprare in farmacia, a soli 60 euro, un kit completo per l'eutanasia.
Già perché, per chi non lo sapesse, nei Paesi Bassi, dove da due anni l'eutanasia è ammessa per legge, questa è stata praticata già su 259 malati. 
La vendita nelle farmacie del ''kit dell'eutanasia'' (una scatolina che contiene cinque fiale, qualche siringa usa e getta e un foglietto per le istruzioni), è stata annunciata da stampa e televisioni come un informazione ''di servizio'', come se fosse insomma semplicemente un fatto ''tecnico''.
Come detto, in Belgio ''la dolce morte'', cioè il decesso assistito e pilotato dai medici su richiesta esplicita del paziente, è ammessa da una legge approvata il 28 maggio del 2002. Da allora il Paese si trova, insieme con l'Olanda, alla frontiera dei delicati equilibri tra convinzioni etico-religiose, diritti dell'individuo (in questo caso il malato) e responsabilità sociali (dottori e ospedali).
Del resto, sebbene l'88% della popolazione si professi di religione cattolica, dai sondaggi risulta che il 72% dell'opinione pubblica accetta la legge sulla ''buona morte'', naturalmente circoscritta ai casi di malati terminali, persone in condizioni irreversibili, e preda di grandi sofferenze ''fisiche o psichiche''.

Insomma, una realtà molto più vicina a noi di quanto ci si aspettasse. Una realtà importante e che ci coinvolge di cui ignoravamo tanti, troppi aspetti, e che la televisione ci ha porto su di un piatto dicendoci: o ti mangi la minestra o...

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Qualcosa di più sul kit dell'eutanasia
La scatolina contiene cinque fiale, qualche siringa usa e getta e un foglietto per le istruzioni. A prima vista sembra una confezione di un banale vaccino contro l'influenza. Invece è un prodotto micidiale, ''il kit dell'eutanasia'', in vendita dal 15 aprile in 250 farmacie del Belgio, tutte quelle della catena ''Multipharma''. Lo possono acquistare solo i medici di base, al prezzo di 60 euro, ''non rimborsabili dalla mutua''. O meglio, il dottore dovrà prima presentare una prescrizione dettagliata, simile a quella utilizzata per la somministrazione di sostanze stupefacenti, e poi passare a ritirare il ''kit'', comunque entro le 24 ore successive.
La legge non prevede prescrizioni particolari sull'approvvigionamento delle sostanze letali da utilizzare per la ''morte assistita''. Finora le medicine sono state distribuite dalle farmacie degli ospedali: canali con accesso spesso complicato per i dottori ''generalisti'', esterni alle strutture. Nei giorni scorsi, dunque, la commissione del Parlamento federale, incaricata di valutare l'applicazione della legge, ha sollecitato i medici di base a diffondere informazioni più dettagliate ai pazienti e, nello stesso tempo, ha chiesto ai farmacisti di agevolare la vendita dei prodotti necessari. Così l'invito è stato accolto, per il momento, dalla Multipharma che da una decina di giorni propone il cofanetto: tre ampolle da 20 millilitri di ''Pentothal'', un potente barbiturico da somministrare; due fiale da 10 milligrammi di ''Norcuron'', un paralizzante da tenere come farmaco di riserva, e infine qualche dose di sonnifero.

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26 aprile 2005
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