La facoltà cancerogena

Continuano le indagini della procura catanese sulle morti sospette alla Facoltà di Farmacia di Catania

13 dicembre 2008

L'ultima vittima è stata una ragazza di 24 anni, della provincia di Ragusa. Anche lei ha studiato da ricercatrice in quello che ormai tutti chiamano il "laboratorio dei veleni" nella facoltà di Farmacia dell'Università di Catania.
Diventa, quindi, ancora più numeroso il già lungo elenco di vittime fatto di studenti, ricercatori, professori, tecnici e personale amministrativo che per anni hanno respirato fumi e maneggiato sostanze altamente tossiche, "in valori superiori di decine e anche di centinaia di volte ai limiti fissati per i siti industriali", come scrivono i pm che si stanno occupando della vicenda: le vittime sono diventate 15, gli ammalati oltre venti.
Tra gli ultimi ammalati anche un dipendente dell'università, che si sarebbe ammalato di leucemia dopo avere frequentato il "laboratorio dei veleni". Il tecnicio, che è di Acireale, nei giorni scorsi si è presentato ai carabinieri che stanno svolgendo l'indagine su delega della Procura, e ha raccontato la sua storia. Ha riferito che da oltre un anno lotta contro la malattia che gli ha aggredito un polmone, e ha parlato di odori sgradevoli che si respiravano nei corridoi del secondo padiglione della cittadella universitaria.

Dunque un altro caso che si aggiunge alle tante persone colpite e che via via si fanno coraggio e si aggregano a quella sorta di comitato di familiari di vittime del laboratorio di farmacia dell'Università di Catania, che si è radunato attorno all'avvocato Santi Terranova, o che si rivolgono direttamente alla Procura della Repubblica di Catania. Carla Santocono e Lucio Setola, sono i due sostituti incaricati della delicata inchiesta dal procuratore Vincenzo D'Agata, che si sono ritrovati a parlare con persone ammalate, in stadi più o meno avanzati, che si sono dette disponibili ad aggiungere altri elementi all'inchiesta e a raccontare le loro storie. Storie del tutto simili a quella di Emanuele Patanè, il 29enne ricercatore che prima di morire per un tumore al polmone ha affidato al suo diario il drammatico racconto di quei suoi anni di lavoro in un ambiente killer e dell'ultimo stadio della sua malattia vissuta nell'assoluta indifferenza di quanti, vertici dell'Università e responsabili della Facoltà, ben sapevano non solo del mancato rispetto delle più elementari norme a tutela della salute ma anche della già lunga lista di vittime e di ammalati (LEGGI). Come dicono gli stessi magistrati negli atti dell'indagine che ha già portato al sequestro del laboratorio, e all'invio di otto avvisi di garanzia per disastro ambientale nel troncone d'inchiesta che presto verrà unificato con quello per omicidio colposo plurimo.

La Procura di Catania ha inoltre deciso di avviare uno screening a tutti i dipendenti tra professori, tecnici, laureandi e studenti che hanno frequentato il laboratorio della facoltà di Farmacia dal 2000 al 2007. Saranno comparati i dati forniti dall'università con quelli sanitari in possesso dell'Ausl. A condurre tutti gli accertamenti sarà una speciale commissione.
I carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria della Procura ascolteranno tutti gli interessati come persone informate sui fatti e non come parti lese visto che allo stato non è ancora ufficialmente accertato uno stato di causa ed effetto tra l'inquinamento del sito e le malattie diagnosticate a chi lo frequentava.
Le patologie fin'ora maggiormente riscontrate sono tumori ai polmoni e al cervello e l'interruzione di gravidanze nelle donne.

Il procuratore della Repubblica Vincenzo D'Agata, ha chiesto il massimo riserbo attorno all'indagine che, ha detto, "è stata promossa d'iniziativa dall'autorità giudiziaria ed è pervenuta a concreti risultati sul piano investigativo grazie al riserbo che ne ha accompagnato la sua origine e sviluppo. Può essere utile se non addirittura indispensabile - ha aggiunto il magistrato - per un migliore approfondimento dei fatti il contributo degli interessati e di tutti coloro c he hanno avuto un qualsiasi ruolo nei fatti investigati, che hanno pertanto il dovere di immediatamente e direttamente riferire all'autorità giudiziaria senza la necessità di mediazioni o interferenze di soggetti non istituzionali allo scopo di evitare dannose strumentalizzazioni che potrebbero solo nuocere al corretto sviluppo delle indagini, perché provocate da finalità estranee agli obiettivi effettivamente perseguiti nel procedimento: e cioè, l'individuazione degli effettivi responsabili e dei reati commessi". D'Agata si è detto "ben consapevole del dovere di informazione" e per questo, ha sottolineato, "si assume l'onere, come per il passato, di fornire, compatibilmente con il rispetto del segreto investigativo, tutte le notizie di interesse per l'opinione pubblica e ciò anche allo scopo di evitare la diffusione di notizie incontrollate ed inesatte attinte da fonti non ufficiali che sarebbero certamente di pregiudizio".

Per il procuratore, però, "fughe in avanti" potrebbero recare danni "alla privacy, con l'indebito coinvolgimento di persone estranee ai fatti, inopportunamente chiamate in causa con la diffusione di notizie attinenti anche alla salute individuale".
Il procuratore D'Agata ha inoltre informato che non esiste "alcuna inchiesta su presunti casi di inquinamento nella facoltà di Scienze matematiche e fisica" dell'ateneo del capoluogo etneo, e ha sottolineato che "sulla vicenda non risulta neppure alcuna denuncia".
Il prossimo 19 dicembre si terrà l'incidente probatorio sullo stato di inquinamento della facoltà di Farmacia, ma non la nomina di medici legali che avverrà successivamente. La Procura ha disposto, ma soltanto a scopo precauzione, dei carotaggi negli scarichi delle altre facoltà presenti nella Cittadella del Policlinico universitario.

[Informazioni tratte da La Siciliaweb.it, Repubblica.it, AGI]

- "Io, avvelenata in ateneo, voglio giustizia" F. Viviano e A. Ziniti

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13 dicembre 2008

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