La famiglia del marito di Sakineh verso il perdono

Una possibilità che potrebbe fare ritornare libera la donna iraniana

18 novembre 2010

La famiglia del marito di Sakineh sarebbe orientata verso il perdono della donna, che potrebbe così tornare libera. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in una intervista a Uno Mattina, di Rai 1, riferendo il contenuto di un colloquio con il vice presidente iraniano, nei giorni scorsi a Roma. "L'impegno di tutti noi, il mio almeno, è chiarissimo, è quello di salvare la vita di Sakineh, attraverso un'azione diplomatica internazionale che riesca a convincere le autorità dell'Iran per la clemenza", ha dichiarato Frattini. "Loro rispondono, come noto, che ci sono i giudici, che un processo è in corso. Noi sappiamo che, alla fine, vi sarà una decisione del governo e delle autorità se eventualmente eseguire la condanna a morte o se, invece, come noi desideriamo fortemente, addirittura lasciare libera questa donna, non solo non condannarla a morte ma liberarla", ha quindi aggiunto il titolare della Farnesina.

"Io ho parlato della questione con il vice presidente dell'Iran, in visita qualche giorno fa a Roma. Abbiamo discusso di un fatto importantissimo della legge iraniana: e cioè che se c'è il perdono della famiglia della persona uccisa, che in questo caso è marito di Sakineh (come è noto lei è accusata non solo di adulterio ma anche di aver ucciso il coniuge), potrebbe esserci proprio la liberazione dell'imputata. E pare che questo perdono ci sia o stia arrivando, in modo pieno". "E' chiaro - ha concluso Frattini - che sono momenti molto delicati. Evidentemente la pressione diplomatica è importante, ma dobbiamo ricordare che l'Iran è uno stato sovrano e che dunque i gesti di forza possono essere molto dannosi per la sorte di Sakineh. Noi stiamo cercando di lavorare davvero come si deve per cercare di salvarle la vita".

Intanto dal canto suo il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha affermato sul caso di Sakineh c'è un'inchiesta "ancora in corso". "Gli inquirenti iraniani sono molto competenti - ha detto - e prenderanno la giusta decisione". Rispondendo poi a una domanda sulla mobilitazione internazionale per evitare che la donna venga condannata alla lapidazione per adulterio, Ahmadinejad ha risposto con il "suo appello". "Negli Stati Uniti - ha affermato - ci sono 53 donne condannate a morte. Perché il mondo intero non chiede loro di graziarle?". [Adnkronos/Ing]

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18 novembre 2010

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