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La Federmeccanica disdice il contratto con i metalmeccanici

La Fiom Cgil: "E' una decisione grave e irresponsabile. Siamo pronti anche ad una battaglia legale"

08 settembre 2010

Il direttivo di Federmeccanica ha deciso di recedere dal contratto dei metalmeccanici siglato nel 2008. Il recesso, ha spiegato il presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, avviene "per ragioni cautelative" e "per garantire la migliore tutela delle aziende - ha continuato - confermiamo la validità e la legittimità dell'accordo del 15 ottobre 2009 a fronte delle minacciate azioni giudiziarie di Fiom".
Ceccardi ha spiegato che "Fiat non ha spinto" per la disdetta, "ma è un'esigenza di tutto il settore metalmeccanico", ha aggiunto. "Auspichiamo che le Confederazioni sindacali attivino al più presto un tavolo di regolamentazione condiviso", continua Ceccardi.
Il presidente ha quindi rimandato alla riunione, definita "ricognitiva e progettuale del 15 settembre, a Roma, solo con chi ha firmato l'accordo del 2009 (e quindi non la Fiom, ndr)". Il presidente ha comunque auspicato una revisione della posizione contraria della Fiom, al fine di poter coinvolgere tutte le sigle sindacali nella trattativa. Ceccardi ha inoltre definito "prevaricazione uno sciopero di cinque operai che finisce per bloccare una fabbrica di 500".

Dura la risposta della Fiom. "Quella assunta da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese - si legge in una nota del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini -. Si decide, infatti, di cancellare il Contratto nazionale di lavoro, in accordo con sindacati minoritari e impedendo alle lavoratrici e i lavoratori di potersi esprimere sul loro contratto". "Si tratta di una violazione delle regole e della rottura dei principi democratici alla base degli equilibri sociali - continua Landini - Per la Fiom, l'unico contratto in vigore rimane, sotto ogni punto di vista, quello del 2008 firmato da tutti e votato dalle lavoratrici e i lavoratori". Al muro di Federmeccanica la Fiom "risponderà anche con la battaglia legale", ha ribadito Landini che, in un'intervista a la Repubblica, ha detto: "lo stiamo valutando in queste ore. Ma certo recedere, come dice Federmeccanica, dal contratto 2008 solo a partire dal 2012 significa riconoscere che il contratto 2008, firmato da tutti i sindacati, è valido fino a dicembre del 2011, la scadenza naturale". Secondo Landini, "se Federmeccanica riconosce che il contratto del 2008 è ancora valido, non poteva firmare quello separato del 2009. Facendolo potrebbe aver violato la legge. La mossa di Federmeccanica è il primo passo, grave, verso la fine del contratto nazionale".
Per il segretario generale della Fim-Cisl Giuseppe Farina la revoca del contratto "è un fatto scontato e puramente formale, in quanto il contratto 2008 è stato superato e migliorato dal contratto del 15 ottobre del 2009 firmato da Fim e Uilm". Rocco Palombella, segretario generale della Uilm assicura: "Per i lavoratori non cambierà nulla: per noi della Uilm esiste un solo contratto, ed è quello firmato nel 2009, che scadrà nel 2012".
L'Unione Sindacale di Base chiama invece "tutto il mondo del lavoro ad una mobilitazione generale". Per Emidia Papi, dell'esecutivo nazionale Usb, la decisione di Federmeccanica "è un'indicazione a tutto il padronato, secondo cui le esigenze delle imprese prevalgono su ogni regola e su ogni diritto".

Critiche alla disdetta del contratto arrivano dal centrosinistra. "E' stato un errore, non sono decisioni utili, ci stiamo mettendo su una strada che non porta alla soluzione dei problemi", ha spiegato Pierluigi Bersani. Anche per il governatore della Puglia, Nichi Vendola, è "un errore che non aiuterà le imprese, che non aiuterà la Fiat né Marchionne". Mentre Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci-Fds, tuona: "Marchionne ordina, Federmeccanica esegue". "La loro unica preoccupazione - gli fa eco il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero - è quella di scaricare per intero i costi della crisi sui lavoratori dipendenti".

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi assicura in una nota che la disdetta non ha alcuna valenza sostanziale per i lavoratori, che sono protetti dal ben più conveniente contratto dell'ottobre 2009 sottoscritto da Cisl, Uil, Ugl e Fismic. "Innanzi tutto, va ridimensionato il significato della decisione di Federmeccanica, è un atto assolutamente formalistico di un contratto nemmeno applicato, utile probabilmente soltanto a dare maggiore certezza al contratto che è in vigore che non fu sottoscritto dalla Fiom". Secondo il ministro infatti "il contratto in vigore, oltretutto è molto più conveniente del contratto che è stato disdetto, quindi per i lavoratori metalmeccanici non cambia assolutamente nulla, anzi viene conferita una maggiore certezza in termini formali alla vigenza del contratto che adesso viene applicato". "Piuttosto vedremo come si evolveranno le relazioni industriali nei metalmeccanici e non solo, - continua il titolare del Lavoro - se poi saremo davvero in grado di dare sempre più valore al contratto di lavoro prossimo alle persone, in carne ed ossa, nelle aziende e nei territori, perché farlo prossimo alle imprese, nei loro impianti e nei loro bilanci significa togliere al contratto qualunque significato ideologico, individuare pragmaticamente il punto di incontro tra le esigenze dei lavoratori a una buona qualità del lavoro e a una buona remunerazione e dall'altra l'esigenza delle aziende per una maggiore produttività e competitività".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Apcom, AGI]

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08 settembre 2010
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